Sfida delle mamme, la Polizia avverte: “Esche lanciate dai pedofili”

Sfida delle mamme, la Polizia avverte: “Esche lanciate dai pedofili”

I siti pedopornografici sono pieni di materiale raccolto liberamente sui social network. Attenzione anche a tutte le applicazioni che rubano informazioni preziose

@Raffaele Silvestri

ROMA – Umberto Eco fece scalpore e sollevò numerose polemiche quando dichiarò che “i social network danno diritto di parola a legioni di imbecilli“, mettendo in luce quell’analfabetismo funzionale che spesso porta ad un cattivo e dannoso utilizzo di strumenti potenzialmente validissimi, capaci di connettere in un istante persone in tutto il mondo. In questi giorni stiamo assistendo ad un nuovo esempio in tal senso, su Facebook infatti diverse centinaia di donne si sono lasciate coinvolgere dalla “Sfida delle mamme“, un apparentemente innocuo giochino che le invita a postare foto con i propri figli, una gara che – attenzione! – potrebbe avere come unico vincitore i pedofili che si annidano in rete.

Perché, è bene ribadirlo, tutto il materiale – non solo fotografico – caricato sui social network diventa di proprietà di questi ultimi, c’è scritto ben chiaro in quell’accordo che quasi nessuno legge prima di iscriversi. Niente diritti di proprietà e copyright, dunque, le foto passano a Facebook e restano a completa disposizione della comunità. Ecco perché i siti web pedofili sono pieni di materiale prelevato senza alcun problema dal social di Mark Zuckerberg.

Sull’argomento si è espressa anche la Polizia Postale, attraverso la propria fanpage “Una vita da social“:

Da alcuni giorni circola questo messaggio tra le mamme, diffuso con il sistema delle Catene di Sant’Antonio: “Sfida delle mamme. Sono stata nominata da @@@@@@ per postare 3 foto che mi rendano felice di essere mamma. Scelgo alcune donne che ritengo siano grandi madri. Se sei una madre che ho scelto copia questo testo inserisci le tue foto e scegli le grandi madri”.
Mamme. Tornate in voi. Se i vostri figli sono la cosa più cara al mondo, non divulgate le loro foto in Internet. O quantomeno, abbiate un minimo di rispetto per il loro diritto di scegliere, quando saranno maggiorenni, quale parte della propria vita privata condividere.Se questo non vi basta, considerate che oltre la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise da voi.

Discorso simile potrebbe farsi per tutte quelle applicazioni che dichiarano di mostrare “chi è il tuo vero amico”, oppure “chi è la tua anima gemella”, che carpiscono dati personali utilizzando esche solo in apparenza innoque. Le informazioni sono preziose, altrimenti non ci sarebbero aziende disposte sborsare milioni per ottenere delle semplici liste di indirizzi e-mail. I social sono utilissimi, ma vanno usati con consapevolezza. Altrimenti potremo dire che – anche stavolta – ha avuto ragione Umberto Eco.