Lo stakanovista del pallone: il 9 di Brest

Lo stakanovista del pallone: il 9 di Brest

Higuaìn gioca una partita straordinaria che illumina la squadra. Prima risponde al goal di Rincon poi segna il vantaggio con una prodezza da cineteca. El Kaddouri chiude il match nel finale

@Saverio Nappo

Higuaìn carica la squadra all'inizio del secondo tempo
Higuaìn carica la squadra all’inizio del secondo tempo

C’è un disperato bisogno di un ritorno alle origini, di un ritorno al passato in tutto e per tutto. Si avverte la necessità di salire i gradoni dello stadio e ritrovarsi, una volta raggiunto il posto che scaramanticamente è sempre lo stesso, undici giocatori con numerazione tradizionale, pronti a lottare su ogni pallone. Dall’1 all’11. La prima occhiata la si dà sempre ai tre d’attacco: il 9, il 10 e l’11. Il mondo del pallone però non è più lo stesso, sia sugli spalti che in campo. È tutto alterato, forse solo fuori controllo. Come la scelta della numerazione che non segue più una linea immaginaria che attraversa le zone nevralgiche del campo, di schiena in schiena. Eppure, ancora oggi, c’è ancora un appiglio su cui aggrapparsi per non perdere il contatto col calcio tradizionale, quello che nasce “ogni qualvolta un bambino prende a calci qualcosa per strada”. C’è ancora un sole che splende su questa terra in confusione. Irradia col suo estro, acceca con la grinta e porta il 9 dietro le spalle. Come sempre, quello che fa i goal e cambia il colore delle stagioni, gioca in 35 metri e per lavoro mette a sedere i portieri avversari. El Nueve, el Pipìta, la maledizione. Insomma chiamatelo come preferite. Sul taccuino dell’arbitro c’è scritto: Gonzalo Gerardo Higuaín.

Higuaìn suggerisce la giocata ai compagni, in un momento di gioco fermo
Higuaìn suggerisce la giocata ai compagni

Non serve addobbarsi la pelle con disegni improbabili, ne inventare pettinature nonsense ogni domenica. Serve solo lavorare, senza fermarsi o almeno quasi mai. Lavorare duro, sul campo di Castel Volturno, con la pioggia o sotto al sole, in ogni stagione, sempre allo stesso modo, senza alzare la voce ne amplificare il tuo ego. Testa bassa, sorriso sulla faccia e poche parole. Al momento della sua presentazione alla stampa internazionale Ramón Calderón, allora presidente del Real Madrid, lo lodò con queste parole: “Il suo talento è grande quasi quanto la sua umiltà”. Probabilmente, col senno di poi, l’ex presidente dei blancos correggerebbe le sue parole. Perché forse il talento di questo nueve puro potrebbe pacificamente travolgere anche la sua umiltà. Con Maurizio Sarri allenatore ha abbandonato tutte le sue paure, ha imparato a gestire magistralmente le due doti e i suoi limiti, spesso shakerandoli per creare pura magia imprevedibile.

Higuaìn esulta sotto la curva dopo aver segnato il goal del 2-1
Higuaìn esulta sotto la curva dopo aver segnato il goal del 2-1

Come questa sera, al San Paolo, contro il grifone. Prende letteralmente per mano la squadra invitando tutti ad un impegno maggiore. Per un attimo si è avuta come l’impressione che il Napoli viaggiasse ad una velocità ridotta. Avete presente quando qualcuno vi tiene per la maglia strattonandola e vi impedisce di correre, rendendo catastroficamente pesante ogni vostro passo? Il Napoli, soprattutto nei primi 45 minuti sembrava questo, un’ ombra appesantita di se stesso. Ma Higuaìn suona la carica. Fa reparto da solo. Si propone. Ci prova in ogni modo. È su ogni pallone con una bramosia tale da sembrare indemoniato. Il pallone è suo: o lo mandi al tappeto o raccogli la sfera alle spalle del portiere. I compagni di squadra sono come sorpresi, risvegliati all’improvviso, quasi increduli. Ma lo seguono, aumentando l’intensità del gioco sincronizzandosi con quella del 9 di Brest. Hysaj vede il corridoio giusto in mezzo ad una selva di scelte sbagliate. Higuain è lì, pronto. Il San Paolo cade giù come la paura di fallire, come la convinzione del Genoa di poter portare i tre punti sotto la Lanterna. Il goal del pareggio è solo una bozza d’autore di quello che sta per essere disegnato.

Io lavoro per questo, per questa città, per questa squadra, per la mia famiglia, per i miei amici.” Non bastano il 67% (33%-Genoa) di possesso palla e i 12 tiri in porta (2-Genoa) per spiegare quello che è il frutto del lavoro dell’argentino. O forse si. Il secondo goal di Higuaìn è quello che solitamente si fa vedere ai bambini delle scuole calcio quando pregano il loro mister di svelargli il trucco per segnare un gran goal. È prepotenza che si mescola con desiderio. È un’ idea chiarissima che viene realizzata in cemento solido fatto di sudore e convinzione nei propri mezzi. Controllo a seguire, netto, di destro. Il diretto marcatore va fuori tempo, per il raddoppio è troppo tardi. Tutto con un semplice tocco. Un passo, un metro e poco più. Interno del piede, ad accarezzare il pallone, con la gamba stesa in ogni sua parte, ogni suo muscolo. Il pallone gira nell’aria del San Paolo, satura di aspettativa. Perin, in serata di grazia, prova a prenderla ma il pallone gira largo, orbitando, irraggiungibile. Palo interno, la miccia s’accende. Palla in rete, esplode il San Paolo. 29 goal in 30 partite, in campionato. Un goal ogni 87 minuti. Stakanovismo puro.