Qualiano, domenica l’incontro del comitato referendario “Vota Si”

Qualiano, domenica l’incontro del comitato referendario “Vota Si”

L’iniziativa è dedicata a tutti i cittadini dell’Area Nord. Presso la Casa del Popolo di via Salomone sarà operativo uno sportello informativo tutti i martedì e venerdì dalle 16.00 alle 20.00


Si è costituito a Qualiano il Comitato Referendario “Vota Si fermiamo le trivelle”, nato dall’incontro di cittadini attivi in varie realtà politiche, associative e nella cosiddetta società civile. Il Comitato è parte del coordinamento AREA NORD insieme a tante altre realtà dei comuni di Giugliano, Marano, Mugnano, Calvizzano, Villaricca e Melito.

Sede territoriale del Comitato di Qualiano è stata individuata presso la Casa Del Popolo alla via Salomone n. 28 e sarà aperta per informazioni ogni martedì e venerdì dalle ore 16:00 alle 20:00.
Il Comitato incontrerà la cittadinanza domenica 03 aprile 2016 dalle ore 09:00 alle 12:00 in piazza Kennedy per un confronto ed uno scambio di informazioni circa il referendum popolare del prossimo 17 aprile.

Si tratta di un referendum abrogativo, e cioè di uno dei pochi strumenti di democrazia diretta che la Costituzione italiana prevede per richiedere la cancellazione, in tutto o in parte, di una legge dello Stato. Perché la proposta soggetta a referendum sia approvata occorre che vada a votare almeno il 50% più uno degli aventi diritto al voto e che la maggioranza dei votanti si esprima con un “Sì”. Hanno diritto di votare al referendum tutti i cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età. Votando “Sì” i cittadini avranno la possibilità di cancellare la norma sottoposta a referendum.
Sarà possibile votare dalle ore 07:00 alle 23:00 di domenica 17 aprile 2016.

Il testo sottoposto al giudizio degli italiani sarà il seguente «Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge di Stabilità 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: “per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”?».

Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non avrebbero più scadenza certa. Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “Sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza fissata al momento del rilascio delle concessioni e non più al momento dell’esaurimento del giacimento.

La ricerca e l’estrazione di idrocarburi ha un notevole impatto sulla vita del mare: la ricerca del gas e del petrolio attraverso la tecnica dell’airgun incide, in particolar modo, sulla fauna marina: le emissioni acustiche dovute all’utilizzo di tale tecnica può elevare il livello di stress dei mammiferi marini, può modificare il loro comportamento e indebolire il loro sistema immunitario. Ricerca e trivellazioni offshore costituiscono un rischio anche per la pesca. Le attività di prospezione sismica e le esplosioni provocate dall’uso dell’airgun possono provocare danni diretti a un’ampia gamma di organismi marini – cetacei, tartarughe, pesci, molluschi e crostacei – e alterare la catena trofica. Senza considerare che i mari italiani sono mari “chiusi” e un incidente anche di piccole dimensioni potrebbe mettere a repentaglio tutto questo. Un eventuale incidente – nei pozzi petroliferi offshore e/o durante il trasporto di petrolio – sarebbe fonte di danni incalcolabili con effetti immediati e a lungo termine sull’ambiente, la qualità della vita e con gravi ripercussioni gravissime sull’economia turistica e della pesca.

La vittoria del SI al referendum può essere un punto di partenza per ripensare completamente le politiche energetiche in Italia, per uno sviluppo ecosostenibile.
Si consideri, infatti, che l’aumento delle estrazioni di gas e petrolio nei nostri mari non è in alcun modo direttamente collegato al soddisfacimento del fabbisogno energetico nazionale. Gli idrocarburi presenti in Italia appartengono al patrimonio dello Stato, ma lo Stato dà in concessione a società private – per lo più straniere – la possibilità di sfruttare i giacimenti esistenti. Questo significa che le società private diventano proprietarie di ciò che viene estratto e possono disporne come meglio credono: portarlo via o magari rivendercelo.

Allo Stato esse sono tenute a versare solo un importo (detto royalty) corrispondente al 7% del valore della quantità di petrolio estratto o al 10% del valore della quantità di gas estratto. Non tutta la quantità di petrolio e gas estratto è però soggetta a royalty. Le società petrolifere non versano niente alle casse dello Stato per le prime 50.000 tonnellate di petrolio e per i primi 80 milioni di metri cubi di gas estratti ogni anno e godono di un sistema di agevolazioni e incentivi fiscali tra i più favorevoli al mondo. Nell’ultimo anno dalle royalty provenienti da tutti gli idrocarburi estratti sono arrivati alle casse dello Stato solo 340 milioni di euro.

Nel dicembre del 2015 l’Italia ha partecipato alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a Parigi, impegnandosi, assieme ad altri 185 Paesi, a contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi e a seguire la strada della decarbonizzazione. Fermare le trivellazioni in mare è in linea con gli impegni presi a Parigi e contribuirà al raggiungimento di quell’obiettivo. È necessario, nel frattempo, affrontare il problema della transizione energetica, puntando anche sul risparmio e sull’efficienza energetica e investendo da subito nel settore delle energie rinnovabili, che potrà generare progressivamente migliaia di nuovi posti di lavoro.

Il tempo delle fonti fossili è scaduto: è ora di progettare un modello energetico alternativo, il 17 aprile 2016, andiamo a votare e votiamo SI!

Comunicato stampa “Comitato Qualiano Vota SI, fermiamo le trivelle”