Trivellare nel blu dipinto di blu

Trivellare nel blu dipinto di blu

A ventinove giorni dal referendum del 17 Aprile, la classe politica italiana genera confusione e polemica. Il popolo è chiamato ad un importante voto su un tema fondamentale che potrebbe cambiare le politiche energetiche ed economiche dell’intera nazione.

@Saverio Nappo

Oil rig at sunset
Impianto offshore negli U.S.A.
Impianto offshore negli U.S.A.

Bagna le coste, immenso ed imponente, espandendosi fin dove il nostro sguardo non può arrivare. È blu, ovunque, maestoso e onnipresente. Ci fermiamo a guardarlo rapiti dal suo lento e ritmico movimento. Il mare rapisce la nostra attenzione che smette di percepire il resto del contesto. È blu ovunque, c’è solo il blu, sotto il mare e sopra il cielo. Blu come il pensiero che si espande dalla mente alle onde. È una cassaforte, il mare, non solo di poesia ma anche di tutt’altri tesori. Custodisce nel suo grembo l’oro nero e l’oro gassoso.Blu che cela il nero che vale come il giallo che si trasforma in verde. Sentirsi cullati dal moto ciclico delle onde che ti fanno oscillare tra i colori ed i loro significati. L’uomo è il garante della continuazione di questo labile equilibro tra le cose, tra i colori e quello che significano.

Piattaforme interessate dal referendum
Piattaforme interessate dal referendum del 17 Aprile

Preservare il blu del mare, salvaguardando la fauna ittica e l’ecosistema a discapito del nero del petrolio e del gas incolore e, quindi, del verde della banconota? Il 17 Aprile la popolazione è chiamata a decidere se concedere o meno il grembo del mare italiano alle compagnie petrolifere. La domanda che si troverà stampata sulle schede è “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?” Dunque chi vuole -in prospettiva- eliminare le trivelle dai mari italiani deve votare SI, chi vuole che le trivelle restino senza alcuna scadenza deve votare NO. Il referendum, presentato con un video pubblicato su la Repubblica, è stato voluto da 9 regioni –Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto– preoccupate per le conseguenze ambientali e per i contraccolpi sul turismo che potrebbe causare un maggiore sfruttamento dei fondali per l’estrazione degli idrocarburi. Sei di queste regioni ne hanno fatto una battaglia di attribuzione subendo una prima sconfitta legale: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalle sei che, in sostanza, reclamavano la competenza sui piani energetici, sulle concessioni e royalties per l’estrazione di idrocarburi togliendone, di fatto, la titolarità allo Stato.

A worker inspects green lights illuminating the edges of the helicopter landing pad on the Armada gas condensate platform, operated by BG Group Plc, in the North Sea, off the coast of Aberdeen, U.K., on Thursday, Dec. 10, 2015. Royal Dutch Shell Plc got clearance from antitrust authorities in China for the takeover of BG Group Plc, removing the final regulatory hurdle for its biggest-ever deal. Photographer: Simon Dawson/Bloomberg
Operaio a lavoro su una piattaforma offshore, a largo di Aberdeen

Quella che ne è nata è una bagarre in tipico italian style, con schiamazzi sotto forma di comunicati ufficiali e sfide lanciate tra Si-Triv e No-Triv, tra politici e politicanti. Probabilmente la confusione generatasi è un vantaggio per chi vuole che la questione non venga capita, facendola arenare nel pantano delle “cose che non ci riguardano” e per cui è meglio che “ci pensino gli altri”. Gli altri, in questo caso e sempre, sono i cittadini, gli individui, gli uomini. La sede centrale del PD si è schierata ufficialmente indicando l’astensione ai suoi aficionados. Stefano Rodotà –giurista, politico e accademico- ha dichiarato che è “intollerabile che il Pd delegittimi la tornata referendaria”. Eppure sette delle nove regioni che hanno indetto il referendum battono bandiera PD. Perché, allora, cercare di delegittimare, seppur velatamente, il referendum? Ritorniamo all’oscillazione tra colori, tra blu e verde. Il denaro ed il profitto sono sempre alla base di tutte le scelte sbagliate. Rende bene l’idea “Italian offshore”, un documentario-inchiesta di Marcello Brecciaroli, premiato al DIG (Documentari Inchieste Giornalismi 2015).

La questione è di importanza cruciale per due motivi sostanziali: il mare e la democrazia. Votare è un esercizio democratico fondamentale che dà al cittadino la possibilità di decidere qualcosa che gli riguarda da vicino e che riguarderà strettamente i suoi figli e i figli dei suoi figli. Votare al referendum del 17 Aprile significa avere voce in capitolo e parere decisionale primario nella grande asta che potrebbe impazzare tra lo Stato che chiede e le multinazionali che danno. Ma il mare, come la terra, come l’acqua e l’aria, sono di proprietà dei popoli che sono gli unici a poter decidere come utilizzarli, a che pro e per quanto. La democrazia è libertà di scelta, “la libertà è partecipazione”.

Piattaforma offshore in piena attività, Perù
Piattaforma offshore, Perù. L’inquinamento prodotto dalle attività di estrazione non riguarda solo i fondali marini ma anche l’aria, la fauna e la flora ittica