L’ipotesi sulla “stesa” di Secondigliano: vendetta del boss cui hanno sottratto i figli

L’ipotesi sulla “stesa” di Secondigliano: vendetta del boss cui hanno sottratto i figli

Il generale De Vita: “Proseguiremo il nostro lavoro, non ci faremo intimidire”


NAPOLI – Una vendetta senza precedenti, che affonda le radici in una questione familiare in cui lo Stato si è permesso di mettere le mani, questa la possibile ipotesi alla base della “stesa” contro la caserma dei carabinieri di Secondigliano avvenuta due notti fa, 25 proiettili che hanno segnato il presidio di giustizia.

La raffica di mitra sparsa sui muri della caserma dei carabinieri di Secondigliano sarebbe dunque un attacco alle istituzioni che sono intervenute allontanando due bambini piccolissimi dai genitori, un padre ritenuto apicale al clan dei “girati” della Vannella Grassi ed una madre incensurata che però non si è mai voluta affidare alle misure di protezione dello Stato, mettendo così in pericolo se stessa ed i figli contro possibili ritorsioni nell’ambito della faida di camorra che negli ultimi tempi è tornata a mietere numerose vittime.

Questa, dunque, l’ipotesi formulata dal quotidiano Il Mattino, che ha raccolto rumors ed indiscrezioni sulla crescente tensione nel quartiere dovuta alla decisione del tribunale dei minori resa poi esecutiva proprio dai carabinieri. Il protagonista della vicenda avrebbe infatti mobilitato i suoi uomini affinché preparassero tutto l’occorrente per l’atto dimostrativo. “Voglio i fucili pronti, dobbiamo pompare”, queste sarebbero state le sue frasi proferite ad alta voce.

Intanto gli uomini dell’arma fanno quadrato e raccolgono sostegno e solidarietà da parte del mondo civile. Sulla questione è intervenuto il generale Antonio De Vita, accorso a Secondigliano per essere vicino ai militari in servizio presso la caserma colpita: “Non ci facciamo intimidire, gesti del genere dimostrano quanto importante sia la nostra azione sul territorio. Proseguiremo il nostro lavoro con ancora più forza”. Un pensiero l’alto ufficiale lo rivolge anche agli autori dell’attentato: “Deponete le armi, la vita non è un videogioco o uno slogan sui social network”.