L’uomo in più: Manolo Gabbiadini

L’uomo in più: Manolo Gabbiadini

Gabbiadini, Insigne, Callejon liquidano l’Hellas Verona e riportano il Napoli a -6 dalla capolista. Il 23 azzurro sfiora più volte il goal, sotto gli occhi di Higuaìn spettatore in tribuna

@Saverio Nappo

Gabbiadini esulta dopo il goal del vantaggio
Callejon esulta alla sua maniera dopo il 3-0 che chiude il match
Callejon esulta alla sua maniera dopo il 3-0 che chiude il match

La settimana è volata, sfumata nel velocissimo passare dei giorni. Le polemiche e i soliti sospetti sulla regolarità e sulla trasparenza del campionato hanno appesantito finanche il concetto rappresentato dalla parola “calcio”. Chiudi gli occhi che è Lunedì e ti svegli che è già Domenica. Cosa? C’è l’Hellas al San Paolo. Si gioca alle tre. La caduta di Udine ha portato comunque qualcosa di positivo. L’amore della gente amplificato dall’indignazione, la coesione figlia del sentimento di rassegnazione mista a rabbia e Manolo Gabbiadini, dal primo minuto. L’assenza forzata –al momento restano 4 i turni di squalifica da scontare per Higuaìn- del 9 di Brèst stende il red carpet all’uomo in più con il 23 sulle spalle. Avrebbe potuto scegliere la 12 dato che non la indossa nessuno, neanche il portiere in seconda. Gabbiadini è il bomber silenzioso, il ragazzo atipico, quello che non rimugina, che lavora sodo. Al campo di Castel Volturno probabilmente gli si sente dire solo “buongiorno”, “buonasera” e “si signore”. Ma non per scarsa personalità o per menefreghismo agonistico. No. Il 23 bergamasco è l’asso nella manica pronto per essere giocato quando nessuno se lo aspetta per chiudere la mano.

Insigne sotto la curva dopo il rigore del 2-0
Insigne sotto la curva dopo il rigore del 2-0

Manolo Gabbiadini ha giocato, fino ad ora, 7 partite partendo da titolare segnando 5 goal. Un goal ogni 126 minuti, quando Sarri gli ha concesso la titolarità. Ha giocato in tutte le competizioni, in questa stagione, scrivendo in ognuna di esse il suo nome sul tabellino dei marcatori. Mai una parola fuori posto, mai un gesto di stizza. Provateci voi ad essere considerati uno dei migliori attaccanti italiani in circolazione a 25 anni e a guardare quasi tutta la stagione dalla panchina. Provateci voi a non sentire l’anima che si logora e le gambe che diventano molli per lo sconforto che toglie l’ossigeno guardando il compagno di squadra con cui dovresti alternarti che si mette a fare il Re Mida del pallone, trasformando praticamente ogni occasione in oro. I 30 goal di Gonzalo Higuain, tuttavia, non sono frutto della sola singolarità. È un meccanismo rodato alla perfezione. Insigne –a segno anche lui contro l’Hellas- crea calcio e spazio all’interno del quale chiunque transiti nell’orbita dei suoi palloni diventa un potenziale marcatore. Come Callejon –autore del 3-0 che chiude il match contro il Verona- che segna il suo sesto goal in 13 partite, nel girone di ritorno.

Gabbiadini ringrazia il San Paolo uscendo dal campo
Gabbiadini ringrazia il San Paolo uscendo dal campo

Il calcio è un gioco, ma anche opportunità. Perché il pallone è perfettamente rotondo, non pende né da un lato né da l’altro. L’opportunità arriva all’improvviso, mascherata da cosa da niente. Finisce che non te ne accorgi e allora il treno passa e tu lo guardi andar via dalla banchina della stazione ormai vuota. Invece no. Higuain è in tribuna, Sarri anche, l’Hellas è l’opportunità. Primo tiro, secondo, poi il terzo. Il cuore pompa forte. È la paura di fallire, il palo, super Gollini, la sfortuna. I compagni ti servono a meraviglia, la difesa avversaria è un colabrodo. Il tempo passa veloce, il treno sta partendo. Callejon, servito dalla sinistra, tira al volo. Gollini compie l’ennesima prodezza ma il pallone rimbalza verso il centro dell’area di rigore. È il corridoio verso la rete, l’occasione giusta, la stairway to heaven. Gabbiadini si lancia sul pallone con l’uomo addosso che cerca di rallentarlo. Si ferma il respiro, nessun rumore, San Paolo cristallizzato, tempo fermo. Colpo di testa. Silenzio. Rete. Boato. Sul treno che si ferma di rado c’è un uomo in più, ha il 23 dietro le spalle.