Milano-San Siro, fine della corsa

Milano-San Siro, fine della corsa

Icardi e Brozović fermano la corsa scudetto del Napoli. Gli azzurri sono apparsi statici, senza energie e senza idee chiare. Piangere sulle occasioni sprecate potrebbe, però, essere fatale per la corsa al secondo posto

@Saverio Nappo

Hamsik perplesso a fine gara, al Meazza
Icardi esulta dopo il goal dell' 1-0
Icardi esulta sotto la curva, dopo il goal dell’ 1-0

NAPOLI- Sta per partire il treno delle 14.55, non fa fermate. È un caso o magari è un’allegoria. Magari è così che il destino ti prepara a quello che ha in serbo per te ma che tu ancora non sai. Niente fermate, niente sigarette fumate con troppa fretta, niente testa che gira e niente sguardo fugace nelle stazioni che si susseguono troppo in fretta. Niente di niente. Stai seduto al tuo posto, in silenzio, con la testa appoggiata al finestrino. Fuori tutto scorre veloce, tanto da sembrare una linea continua di colore verde con sfumature grigie, ogni tanto. Cinque ore, fermo. Ti vengono in mente tutte le occasioni perse e tutte le soddisfazioni. Le partite sbagliate e quelle andate come dovevano andare. Tutto si centrifuga nella mente e non capisco più se quel treno mi stia portando a San Siro, al patibolo o nel giardino del Re.

Reina deluso al Meazza, a fine primo tempo
Reina deluso al Meazza, a fine primo tempo

I “se” e i “ma” si accavallano tra loro mentre il treno va, veloce, potente. Reggio Emilia ad Agosto –se solo avessimo..-, l’Empoli al Castellani –se magari lì..-, la Doria al San Paolo –ma come si poteva fare..-. E ancora, minuti, ricordi, chilometri e rimpianti. E ancora bile, stomaco chiuso, pugni stretti. 300 all’ora, il display me lo indica da troppo tempo. Mi distrae pensare che sto andando a 300 all’ora, fermo su un sediolino in pelle di seconda mano. Forse è solo un altro pensiero a cui cerco di aggrapparmi per salvarmi dall’ansia che mi divora dall’interno. Firenze Campo di Marte, si vede il Franchi tra le case –se magari, se forse-, Bologna Centrale –non fermate il treno, lasciate perdere-. Mi accompagna una vagonata di perfetti sconosciuti, c’è anche qualche bambino con una sciarpa biancoazzura al collo. Ho sempre invidiato la spensieratezza dei bambini e il modo con cui riescono a vivere le emozioni più disparate. Invidia ed ansia, la Juve a Torino e il Milan in casa. Rabbia e amaro in bocca, Villareal andata e ritorno.

Brozović e Perišić festeggiano il goal che chiude sul 2-0 il primo tempo
Brozović e Perišić festeggiano il goal che chiude sul 2-0 il primo tempo

Fuori del finestrino, ora, è tutto piatto e lo smog e l’umidità nascondono le montagne sullo sfondo. Mi colpisce un senso di insoddisfazione. Saranno i ricordi dei pali e delle traverse di troppo o forse è solo il ricordo della solita pantomima del mercato di Gennaio. Non so, non saprei. Guardo ancora fuori. Guardo le persone sulle banchine che scortano il passaggio del mio treno nella loro stazione. Li guardo e sono fermi, come me. Ma io sono sul treno che va, sotto i loro occhi. Mi ritornano, allora, in mente i treni che ho perso che mi avrebbero portato da lei, i ritardi sempre troppo larghi, le possibilità sempre più rare. Il margine d’errore che scende a zero. 0-0 a Modena col Carpi, 0-0 a Marassi rossoblù, 0-0 contro la Roma in tilt. Cerco di distrarmi, vorrei accendermene una, ma il treno non fa fermate e oramai manca poco.

Hysaj nervoso dopo il goal subito
Hysaj nervoso dopo il goal subito in apertura di gara

Mi disturbano ancora i rigurgiti di Udine, il tribunale sportivo e la legge che non è mai stata uguale per tutti. Mi inquietano le idee che mi sono fatto sulla staticità del 4-3-3 coperto di mister Sarri che oramai saprebbe difendere qualsiasi squadra del campionato -no, non l’Hellas-. I rombi dinamici che rendono concreto il possesso palla prolungato non vengono disegnati sui rettangoli verdi già da qualche settimana. Higuain non c’è e non ci sarà. Non ci saranno i suoi rientri sulla linea dei quaranta metri da puro falso nueve. Niente rientro, niente supporto alle ali. La linea dei tre di centrocampo così, è troppo lontana dai tre d’attacco e troppo lontana dai quattro di difesa. Il centro di gravità lontano da ogni cosa. Come i terzini con i muscoli stremati. Esausti, in apnea, in supplizio, lenti oramai anche per una genuflessione, sotto la curva, per chiedere scusa.

E per cosa? Scusa per cosa? Per il due palloni presi dall’Inter, una delle squadre che esprime qualcosa che è calcio allo stato embrionale? Per aver meritato la sconfitta nella serata sbagliata?  Per aver illuso milioni di fedeli? No, scusa di niente. San Siro non c’entra niente. Chiudo gli occhi, trattengo il respiro, mi sembra sia passata un’eternità, novanta minuti o tutta la stagione. Mi tocca la spalla il controllore ben vestito: “Milano-San Siro, signore, fine della corsa”.

Lo stadio Meazza in San Siro: finisce qui il sogno scudetto del Napoli
Lo stadio Meazza in San Siro: finisce qui il sogno scudetto del Napoli