Tesori di Giugliano, “la natività di Maria” di Jacopo Cestaro all’Annunziata

Tesori di Giugliano, “la natività di Maria” di Jacopo Cestaro all’Annunziata

L’opera è databile tra il 1748 e il 1755 e si pensa che fu commissionata per celebrare la prima incoronazione della Madonna della Pace


La natività di Maria di Jacopo Cestaro: scenografia e luminosità in un grande capolavoro del Santuario dell’Annunziata

GIUGLIANO – Basta alzare lo sguardo all’insù, una volta che si è entrati nella grande Cappella della Madonna della Pace al Santuario Ave Gratia Plena, e  non si può che rimanere estasiati e sopraffatti da tanta bellezza; una poderosa tela, che recentemente un restauro ha riportato agli antichi splendori, contornata da un altrettanto grande telone cartonato, occupa tutto il soffitto. L’opera in questione è una Natività di Maria Santissima, opera del pittore Jacopo Cestaro.

Su di lui non abbiamo molte notizie; nato a Bagnoli Irpino, nell’Avellinese, tra il 1717 e il 1718 e morto a Napoli tra il 1785 e il 1789; non ne sappiamo nemmeno sulla sua formazione, fu con molta probabilità allievo del Solimena, e certo dovette raggiungere tardi la fama se De Dominici non lo cita nelle sue Vite del 1743.

L’opera dell’Annunziata interessa per vari motivi; essa è databile tra il 1748 e il 1755 circa e si pensa che fu commissionata per celebrare la prima incoronazione della Madonna della Pace, avvenuta il 25 maggio 1749. È curioso pensare che, essendo in primis andata persa la prima opera documentata del pittore, del 1750, si ricostruisce la sua prima formazione partendo da attribuzioni risalenti proprio al periodo indicato per il dipinto dell’Annunziata.

Potrebbe quindi trattarsi di una delle prime testimonianze di livello? Nulla è escluso, certo è – al di là delle varie questioni – che l’opera si presenta come un vero e proprio capolavoro, dove i luminosi effetti scenografici del barocco riescono a dare una chiarezza compositiva e una solidità dei volumi davvero particolari, dividendo la scena in due parti: in fondo e più in alto con sant’Anna e davanti con la piccola Maria, nucleo attorno a cui ruotano tutti gli altri personaggi, contribuisce alla profondità della scena in modo determinante il gruppo degli angeli, che promana dall’alto.

Ne emerge una figura di artista certo valente e completa, un barocco in chiave Solimenesca, con accenti classici, ma anche  aperto a grande luminosità e emotività in tipico stile Pietro da Cortona. Completa la fastosità e solennità dell’insieme la grande tela cartonata tutt’attorno, dipinta dal giuglianese Taglialatela nell’800. Per quanto ancora abbastanza oscure sono le vicende relative a Jacopo Cestaro già da quest’opera, forse ascrivibile al primo periodo, egli ne emerge come un artista maturo, espressione della grande eredità che fu la scuola del Solimena, la quale ha lasciato a Giugliano una sua grande testimonianza.