Tesori di Giugliano, la Pala dell’Annunziata di Fabrizio Santafede

Tesori di Giugliano, la Pala dell’Annunziata di Fabrizio Santafede

La porticina al centro serviva per custodire il simulacro della Madonna della Pace


GIUGLIANO – Dietro l’altare della cappella della Madonna della Pace, nel Santuario dell’Annunziata, quello che si vede è l’opera certo più completa e matura che vi sia a Giugliano di Fabrizio Santafede; un assunzione della Vergine Maria, dipinta attorno al 1620/1621, nell’ultimo periodo dell’artista in cui magistralmente possiamo trovare interiorizzato lo stile manierista con la lezione dei grandi maestri come Raffaello e Tiziano.

Per i suoi caratteri quella dell’Annunziata è un’opera fra tradizione ed innovazione; tradizione perché rimane legata a caratteri tipici della pittura cinquecentesca – rinascimentale, per esempio il sepolcro che richiama l’idea della morte, o l’impostazione di alcuni degli apostoli (due dei quali si rivolgono allo spettatore) e della Vergine a livello cromatico e stilistico; innovazione come negli angeli che portano Maria nell’Empireo, essi creando un arco separano la sfera umana da quella divina.

E qui il Santafede riprende la famosa Assunzione di Tiziano nella chiesa dei Frari di Venezia (cosiddetta “Pala dei Frari” del 1518). La stessa pittura tonale, che ebbe il più grande esponente in Giovanni Bellini, permea l’opera, la luce stessa definisce i caratteri e i volumi dei personaggi; e anche il manierismo toscano si avverte nella resa del cielo sullo sfondo. Da quello che ne emerge “ il Raffaello Napoletano” ha dato a Giugliano una sua opera di altissima qualità, egli nel realizzarla ha ripreso i caratteri di una sua più celebre Madonna e Santi del 1606, nella chiesa di Monteoliveto (sant’Anna dei Lombardi).

santafedeLa Pala di Giugliano si presenta però, per così dire, “frammentata” per via dell’incuria e dell’umidità dei secoli che l’ha irrimediabilmente compromessa; salvata da un recente e capillare restauro (che ha risanato la tavola e ha portato all’emersione della firma dell’artista, il monogramma F.S.) questo non ha voluto falsarne la composizione, lasciando inalterate le parti perse. Ciò che però dà unicità a quest’opera è la porticina ricavata al centro successivamente (si vede in foto il taglio). Essa serviva ad ospitare il simulacro della Madonna della Pace, ed è proprio questo che lega indissolubilmente il destino dell’opera alla città di Giugliano. Un destino fatto di una devozione popolare che dura da secoli e di cui la pala del Santafede è testimonianza, e ne porta il segno.