Da “El Mota” a “El Lota”, su Wikipedia cambia il soprannome di Walter Gargano

Da “El Mota” a “El Lota”, su Wikipedia cambia il soprannome di Walter Gargano

La modifica avviene dopo le dichiarazioni del centrocampista ex Napoli che oggi ha definito i napoletani maleducati ed ha rivelato di aver picchiato l’ex azzurro Montervino e il figlio del presidente, Edo De Laurentiis


during the UEFA Europa League Round Semi Final match between SSC Napoli and FC Dnipro Dnipropetrovsk on May 7, 2015 in Naples, Italy.

NAPOLI – Dopo le dichiarazioni di oggi dell’ex centrocampista del Napoli, rese ad una radio messicana, qualcuno si è divertito a cambiare il soprannome del centrocampista uruguaiano su Wikipedia. Così si legge sulla popolare enciclopedia online aggiornata dagli stessi utenti:

Walter Alejandro Gargano Guevara (Paysandú, 23 luglio 1984) è un calciatore uruguaiano, centrocampista del Monterrey e della Nazionale uruguaiana. Viene soprannominato Uragano o El lota

 

Il centrocampista uruguaiano ha rilasciato pesanti dichiarazioni ai microfoni di RG 690 La Deportiva, parlando della sua parentesi in azzurro e criticando in primis l’atteggiamento dei tifosi. Queste le sue parole: “Ho due figli napoletani, Napoli è una città folle e caotica, ma unica. Vivono il calcio incredibilmente e questo lo ammiro, ma non condivido la loro cultura. Sono insolenti e maleducati, mentre qui le cose le chiedono per favore e aspettano il momento giusto. A Napoli invece urlano in dialetto, e a prescindere dai momenti positivi o negativi non puoi uscire di casa per la troppa passione”.

Dopo le accuse al modo di vivere dei napoletani, Gargano ha parlato di Benitez e Mazzarri, i due tecnici che lo hanno allenato in azzurro. Particolare il retroscena che riguarda il tecnico toscano e Ezequiel Lavezzi, grande amico dell’ex centrocampista del Napoli: “Sono grato a Rafa che mi ha permesso di ritornare a Napoli. Con Mazzarri è stato un pò diverso, non c’erano dei problemi ma alcune divergenze. Lui voleva decidere tutto, ma in campo ci vado io. Ha avuto problemi anche con il Pocho che voleva picchiarlo. Riuscii a fermarlo, se non ci fossi stato io… Perchè voleva farlo? Noi eravamo un pò ribelli e molto giovani, ma Mazzarri voleva sempre l’ultima parola. Non gli piacevano tante cose, addirittura non voleva che bevessimo mate negli spogliatoi o che ascoltassimo la musica sudamericana”.

“Nei primi sei mesi in azzurro, litigai col capitano, Francesco Montervino. Durante un allenamento ci fu uno scontro di gioco, lui mi diede uno schiaffetto sul viso, come se volesse dire “stai zitto, piccolino”. Pensava che non avrei reagito, ma mi arrabbiai e all’epoca non pensavo molto a quello che facevo, aveva sbagliato persona. Gli diedi un paio di colpì e non reagì, poi cercò di spaventarmi dicendo ’ti ammazzo!’, una cosa che loro fanno spesso lì, e io gli dissi che a me non piace parlare, e se voleva litigare ero lì a disposizione. Ricordo che Lavezzi mi diceva ‘picchialo, picchialo’! Sono errori che uno commette quando è giovane”.

“Picchiai poi Edo De Laurentiis. Tornavamo da una partita contro la Lazio, a Roma. Il Pocho è una persona solare, e nel bus mise la sua musica. Il figlio del presidente la sostituì con uno dei film di De Laurentiis, che è un produttore cinematografico e ne produce vari, peraltro molto brutti. Lui all’epoca non era il vicepresidente del Napoli come lo è oggi, è un ragazzo giovane, ha due anni in più a me, ma visto che non sa fare altro lo hanno inserito nel club. Si arrabbiò quando tutti i calciatori iniziarono a fischiare, io ero seduto al mio solito posto, e visto che non ebbe il coraggio di parlare col Pocho venne da me”.

“Poi diede uno schiaffo sulla gamba dicendo ‘vi ho detto che non dovete fischiare!’, e io gli dissi tranquillamente ‘stai sbagliando, non ho fatto niente, il film non mi disturba, sto ascoltando un po’ di musica’. Dopo un po’, un’altra volta, Lavezzi mi sussurrò nell’orecchio ‘Picchialo, picchialo, picchialo’… Io avevo una personalità aggressiva, non era mia abitudine fare a botte e ancor meno col figlio del presidente. Gli diedi uno schiaffone davanti a tutti, mi disse ‘t’ammazzo’ e gliene diedi un’altro. Arrivammo a Castel Volturno, scesi dal bus senza zaino e gli dissi ‘andiamo a litigare’, ma lui mi chiese scusa, dicendo di aver sbagliato. Non successe più nulla”.