Tesori di Giugliano: Nicola Cacciapuoti e il ciclo di Santa Sofia

Tesori di Giugliano: Nicola Cacciapuoti e il ciclo di Santa Sofia

Soluzioni barocche e aperture al naturalismo nei martirii delle sante Giuliana e Sofia


GIUGLIANO – A fare da pendant alla grande tela del martirio di San Giuliano troviamo quelle con il martirio di Santa Sofia e il martirio di santa Giuliana.  Figure ormai entrate nella leggenda, la prima fu martire nel II secolo sotto Traiano (anche se è più probabilmente una figura allegorica che indica la Divina Sapienza), la seconda  nel 304 sotto Diocleziano; il culto di questa in particolare fu portato a Giugliano quando  Cuma fu distrutta (nei primi del XIII secolo) e la popolazione si rifugiò nell’agro Giuglianese.

Il Cacciapuoti in queste due tele, che con quella di san Giuliano costituiscono la triade dei protettori della Città, presenta due impostazioni abbastanza differenti:  nell’opera con santa Giuliana è ripreso lo stile barocco dell’opera principale, anche se qui l’artista adatta la scena al formato della tela, e non vi è quindi quell’ampio respiro del san Giuliano; nonostante tutto la santa si presenta quasi al centro a dividere idealmente la scena e a catturare l’attenzione su di sé, in atteggiamento solenne e con colori chiari che la fanno risaltare tra i due aguzzini, e la folla attorno che assiste concitata.

Invece il martirio di santa Sofia presenta marcate aperture al naturalismo tipico di scuola napoletana caravaggesca. Vediamo gli aguzzini di spalle, la Santa spostata verso sinistra, ma a tenere sempre viva l’attenzione grazie ai colori tenui che la fanno risaltare. Qui la scena appare molto meno concitata e certo non ha la solennità dell’altra; il Cacciapuoti qui adopera un tono più lieve, forse per non appesantire eccessivamente il complesso.

Si comprende quindi come egli sia un artista capace di saper adoperare  stili a differenti  gradazioni, e addirittura saper coniugare insieme soluzioni spesso assai diverse: dal naturalismo di scuola napoletana alle più geniali soluzioni barocche dei grandi maestri, senza trascurare la pittura cinquecentesca. Un artistico connubio che delinea un pittore tutt’altro che “di provincia” ma anzi quanto mai aperto non solo al suo tempo, ma anche a quello dei maestri che l’hanno preceduto, e hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’arte.