Un gioco, tra storia e magia: this is football

Un gioco, tra storia e magia: this is football

Serata storica al San Paolo! Nella serata della qualificazione ai gironi della prossima Champions League, il bomber argentino prima raggiunge, poi supera il record di Nordahl. E’ lui il nuovo recordman con 36 goal in un singolo campionato, in serie A

@Saverio Nappo

Re dei bomber
Esplosione di gioia, le paure sono solo un brutto ricordo
Esplosione di gioia, le paure solo solo un brutto ricordo

NAPOLI- Dovrei studiarlo questo fenomeno sociale. Vorrei capire cosa spinge così tanta gente ad abbandonare tutto, a lasciarsi tutto alle spalle con così tanta facilità, per poter prendere posto in uno spazio angusto, spesso lontano dal campo, scomodo e, il più delle volte, senza niente sopra la testa. Sarebbe, tra l’altro, il caso che la smettessi di parlare al plurale e cominciassi a considerare quello che accade a me che a tutti gli altri, poi, qualcuno ci penserà. Può accadere che a metà maggio piova come fosse marzo e avere un copri spalti che ti protegge poco e male può essere un lusso di cui non tutti possono godere. “Cosa fai? Già vai via? C’è la partita stasera?” -mi si strozza il cuore-, “Si. Lo sai.” -mi si ferma il respiro-. Ogni volta, anno dopo anno, partita dopo partita, rifaccio sempre la stessa scelta. Il cuore si ferma ma, poi, torna a battere forte per 90 minuti. Per quei 90 minuti. Più recupero, ovviamente.

Il collettivo, spesso, è un efficacissimo amplificatore di valori
Il collettivo, spesso, è un efficacissimo amplificatore di valori

Sono ancora intontito, non ho voce. Il cellulare squilla da un po’, sul comodino, ma lo ignoro. Il giacchetto che indossavo ieri sera è ancora umido, dimenticato da qualche parte, nell’altra stanza. Mi sono guardato intorno e sulla mia scrivania c’è una stagione intera. L’abbonamento che ormai non serve più a niente, l’accendino a cui ho dato poteri scaccia demoni, gli occhiali da sole su cui ogni graffio racconta di gradinate e bar. C’è l’ennesima busta di tabacco svuotata e il fatto che respiri a fatica mi ricorda che forse dovrei smettere. Certo -sorrido- se solo riuscissi a non sentire l’attrazione gravitazionale dello stadio che mi attira a se, se solo riuscissi a gestire l’ansia come vuole il regolamento non scritto dell’uomo perfetto. Magari un giorno, quando del calcio non mi importerà più niente. Si, lasciamo perdere.

Un abbraccio che sa di vero Calcio, di vecchi valori, di poesia
Un abbraccio che sa di vero Calcio, di vecchi valori, di poesia

Partite truccate, doping, scommesse, flussi anomali di scommesse che dall’est asiatico giungono fino in Europa, in Italia. La repressione, i divieti, i questori che sembrano giocare con la libertà di movimento neanche fossero dittatori autoacclamatisi. Sapete? È dura continuare ad essere appassionati del Calcio, al giorno d’oggi, ma non sono mai stato bravo ad opporre resistenza. Calcio, con la maiuscola. Si. Perché si diversifica dal concetto di circo economico-mediatico che sfrutta la capacità del pallone che rotola, conteso da opposte fazioni, di assuefare le masse e tenerle buone, dal venerdì al lunedì. No. Il Calcio -con la C maiuscola- è quello a cui mi riferisco, fatto di passione e di numeri, di ricorrenze e di poesia, di goliardia e di agonismo allo stato puro. Il pallone che rotola, sbattendo tra cuori che battono, decine di dialetti diversi e centinaia di colori.

Il San Paolo non è solo uno degli stadi più caldi in cui giocare una partita: è molto di più
Il San Paolo non è solo uno degli stadi più caldi in Europa: è magia

Spesso penso di mollare tutto. Mi dico “Al diavolo! Basta!”. Ma il Calcio è cultura, oltre che passione. Non si abbandona la cultura. La cultura è ovunque, è in tutte le cose. Io stesso, equiparo qualsiasi situazione al Calcio. La mia compagna, il più delle volte, sorride sentendomi parlare. Ma come si fa a spiegare? Come si fa a spiegare l’attesa? La voglia di correre che ti viene quando dalla collina che scende dagli Astroni e si vede il San Paolo imponente che già ribolle? Come si fa a spiegare che tutti sentiamo di dover aiutare Higuaìn a battere il record di Nordahl? Come si fa a spiegare che l’imponenza dei numeri ti lascia senza parole come quando dici “Ti amo” e ti viene risposto “Anch’io”?

Dopo la tempesta ritorna il sole, dopo le critiche arriva l'amore
Dopo la tempesta c’è il sole, dopo le critiche arriva l’amore

Non si può spiegare. Ci devi essere. È un appuntamento con la storia. Non parlo solo di Napoli-Frosinone, ma di ogni partita. Poter dire, un domani, magari ad un figlio, “io c’ero”. Poter associare questa o quella stagione ad uno sponsor sulla maglia, “la Record Cucine del 96”, “la Buitoni dell’86”, “la Lete del 2016”. Oppure poter ricordare un calciatore su tutti. Diego Armando Maradona, Antonio Careca, Edinson Cavani, Marek Hamsik. Poter dire “io c’ero” nella stagione dei 36 di Gonzalo Higuaìn. Già mi immagino dire, con il sorriso di chi sa come è andata, alla fine: “E pensare che non doveva neanche giocarla a Napoli quella stagione”. Il rigore calciato in curva, nello spareggio valido per l’accesso ai preliminari di Champions, in casa quasi un anno fa, contro la Lazio, lo aveva catapultato lontano da Napoli, non tanto per la presunta voglia di cambiare squadra, ma per il desiderio di andare così lontano da quel momento da dimenticarlo per sempre.

E' come se abbracciasse ogni presente allo stadio, ogni volta
E’ come se abbracciasse ogni presente allo stadio, ogni volta

Ti chiamo più tardi, sta tranquilla, ti penso sempre”. È così che le dico ogni volta. Ma mento. Non è vero. Perché il Calcio mi rapisce. Non riesco a pensare ad altro. Per 90 minuti ci sono solo numeri e gioco, tattiche e statistiche, 4-3-3 coperto e contro modulo avversario, record da battere e punti da conquistare. Sugli spalti non vedo amici, ne appassionati come me. Io vedo complici. Complici nella bugia. Vedo 55 mila “Ti chiamo più tardi, sta tranquilla, ti penso sempre”. Tutto questo perché? Per puro senso di leggerezza, per cristallino senso di purezza. Gioco, palla, vittoria. Tutto qui. Sono queste le coordinate della libertà, il percorso da seguire che porta alla storia.

Statistiche di Napoli-Frosinone: manifesta superiorità
Statistiche di Napoli-Frosinone: manifesta superiorità

Napoli-Frosinone è l’arrivo, il punto finale, la stesura del grafico, l’ultimo respiro. Quello più bello. Eppure era cominciata in modo strano. Le maglie gialle dei ciociari, già retrocessi, si dissolvevano, sfumando in un bianco-celeste che nessuno avrebbe ammesso di ricordare. Falso. Tutti avevano un occhio su un display o un orecchio alla radiolina. A San Siro non c’è storia, la Roma passeggia, pavoneggiandosi in attesa di risposta. Al 40’ è tutto bloccato. Il Frosinone si chiude a protezione della sua metà campo, ma lo fa in modo intelligente, bloccando l’impostazione del Napoli con tutto l’organico, in modo ordinato. Gli attaccanti -Ciofani e Dionisi- e il trequartista -Sammarco- in pressione sul primo possesso, i tre di centrocampo in pressione sul secondo possesso. Ordine e disciplina. Brividi e paure. Non ho più sorriso: “No, vi prego. Non oggi”. Lo scaccia paure è Marek Hamsik. Minuto 44’. Goal numero 81, come Diego Armando Maradona, con la maglia del Napoli. Il San Paolo trema sotto i piedi, prima del duplice fischio. Non è finita ancora, ma qualcosa si è sbloccato. Lo sento.

Ammirare in silenzio la perfezione, mentre si entra nella storia
Ammirare in silenzio la perfezione, mentre si entra nella storia

Ho la pelle d’oca. Ci siamo. Comincia il secondo tempo. Non c’è più partita. È un assedio. La qualificazione in Champions è già archiviata. Ora bisogna entrare nella storia. L’ho immaginata come una canzone che sale d’intensità fino ad esplodere in ogni sua nota, con le casse al massimo e i canali sonori tutti aperti.  Arriva il goal numero 34 di Higuaìn. Record a -1 goal. Salgono i decibel del San Paolo. Ho ancora un po’ di voce. Arriva il goal 35, il San Paolo è un inferno. Non capisco più niente. Nulla ha più peso. Non esiste più il tempo, la fede, la casa, l’amico, il tifo, l’ardore, l’amore. Non esiste più nulla. Mertens galleggia sul limite dell’area grande. Non vede Higuaìn, lo sente. Sente che è lì. È il momento. Respiro. Chiudo gli occhi. Li riapro. Stop di petto. Palla a mezz’aria. Un attimo prima il San Paolo acconsente, con un preludio altisonante al boato, aprendo le porte dell’Olimpo del Calcio. Stacco aereo, mezza rotazione, impatto preciso col pallone che parte. Il pallone viaggia leggero nell’aria, roteando bellissimo e bianchissimo, quasi dilatando i secondi che passano. Il portiere lo guarda, incolpevole e sorpreso, cadere alle sue spalle. È la storia del Calcio, goal numero 36 in stagione, nessuno come lui. Nessuno. È il minuto 71 della giornata numero 38, della stagione calcistica 2015/2016. Stadio San Paolo di Napoli. Io c’ero.