Uccise due uomini all’esterno di un bar: giuglianese condannato all’ergastolo

Uccise due uomini all’esterno di un bar: giuglianese condannato all’ergastolo

A cadere sotto i colpi del killer furono Felice Napolitano detto ‘o comunista e Luigi Guadagno


NAPOLI – Duplice omicidio Napolitano – Guadagno, ergastolo per Marco Assegnati (nella foto) di Giugliano. E’ quanto hanno deciso i giudici della Corte d’Assise nell’ambito del primo grado del processo a carico dell’unico imputato ritenuto l’esecutore materiale dell’agguato. Nei prossimi giorni saranno depositate le motivazione della sentenza su un delitto che risale al 2003 e nel corso del quale persero la vita sia Felice Napolitano, ‘o comunista, ritenuto il referente di Cimitile per il boss Marcello Di Domenico che Luigi Guadagno, colpito da un proiettile esploso dai sicari.

E’ il 17 maggio del 2003 e Felice ‘o comunista è assieme ad altre persone all’esterno di un bar di Cimitile. A vedere e riconoscere il ‘gruppetto’ sono i carabinieri della locale stazione in pattugliamento del territorio. La gazzella passa davanti al bar, si ferma un istante e poi riparte. Pochi minuti dopo, all’esterno del locale, si scatena l’inferno. Spari, sangue e la gente che fugge in preda al panico. Sotto i colpi di Marco Assegnati e di altri sicari cade subito Felice Napolitano e pochi giorni dopo muore anche Luigi Guadagno. I militari hanno il tempo di ritornare all’esterno del bar, ma sull’asfalto trovano solo sangue e proiettili.

Sin da subito le indagini sull’omicidio vengono inserite in ambito criminale. Anche alla luce del profilo della vittima Napolitano. Questione di estorsioni, di sgarri e di soldi. Ci sarebbe questo dietro la morte de ‘o comunista’. Grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, a febbraio del 2014 i carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, riescono a chiudere il cerchio attorno a 4 persone tra queste Nicola Luongo di Afragola (imputato in questo procedimento e già condannato con il rito abbreviato) e gli ex boss Domenico La Montagna e il defunto Alfonso Nino. ‘O comunista era considerato – da quanto si apprende dagli atti allegati al procedimento – come il referente di un gruppo criminale operante sui territori di Roccarainola, Cimitile e Camposano, entrato in contrasto proprio con i sodali di Nino.