Amnesty International: “sgombero campo rom di Giugliano contro i dritti umani”

Amnesty International: “sgombero campo rom di Giugliano contro i dritti umani”

Mancato preavviso, condizioni disumane, segregazione razziale e territoriale: queste le più importanti accuse mosse alle autorità locali ed al Governo italiano dall’associazione umanitaria


GIUGLIANO – Lo sgombero dei rom residenti al campo di Masseria del Pozzo, con annesso trasferimento in una fabbrica abbandonata, non è stato gradito da diverse associazioni umanitarie, tra cui Amnesty International. Come si legge sullo stesso sito dell’associazione, infatti, Amnesty, e con essa altre 5 associazioni, “riconoscono il fatto che le famiglie rom dovevano essere urgentemente spostate da Masseria del Pozzo per ragioni di salute e d’incolumità. Infatti, il campo di Masseria del Pozzo non avrebbe mai dovuto essere costruito. La necessità di risolvere la situazione d’emergenza (…) non giustifica però il ricorso a uno sgombero forzato, che costituisce una grave violazione dei diritti umani. Le autorità non hanno mai notificato per iscritto lo sgombero, limitandosi a fornire qualche informazione a voce. A partire dal 14 giugno, le autorità locali e la polizia avevano informato le famiglie rom che lo sgombero sarebbe stato realizzato il 16 o il 23 giugno.  Invece, lo sgombero forzato ha avuto luogo il 21 giugno e le famiglie rom sono state trasferite sul terreno di un’ex fabbrica di fuochi d’artificio”.

Amnesty prosegue indicando tale decisione, oltre che palesemente contro i diritti umani, anche come fortemente discriminatoria, definendola “una grave violazione dei diritti umani in contrasto con gli obblighi assunti dall’Italia rispetto a una serie di norme internazionali e dell’Unione europea, tra cui la Direttiva anti-discriminazione razziale, che garantiscono il diritto a un alloggio adeguato e la protezione da ogni forma di discriminazione basata sull’etnia o sulla razza”. Poi, ancora, l’associazione umanitaria descrive le condizioni fatiscenti del nuovo “alloggio”: “Il terreno di circa 1000 metri quadrati, situato all’estremità della zona industriale del comune campano, è un area chiusa circondata su tre lati da vegetazione incolta e sul quarto da un muro con una cancellata. Nei pressi del terreno si trovano due bagni chimici, uno dei quali inagibile e l’altro in condizioni tali da costringere i residenti a recarsi nei cespugli, col conseguente impatto sulla loro salute e sull’ambiente. All’arrivo, le famiglie rom hanno trovato rifiuti, materiale arrugginito e residui della lavorazione dei fuochi d’artificio, la cui fabbrica era stata distrutta da un’esplosione nel 2015. I rappresentanti di Amnesty International hanno rinvenuto sul posto un contenitore aperto di polvere di natura non identificata, insieme a molti altri contenitori pieni di sostanze sconosciute classificate come “polveri” e “a combustione spontanea”, insieme a pezzi apparentemente di amianto della struttura ancora in piedi nonostante i danni provocati dall’esplosione”.

Insomma, un “politica di segregazione” su base etnica lontana dalle direttive europee e dai diritti umani. “Le autorità locali- prosegue Amnesty- hanno detto alle famiglie rom che il trasferimento sarà una misura ‘temporanea’, in attesa che venga costruito un nuovo campo.  Sulla base della documentazione esaminata dalle sei organizzazioni e delle dichiarazioni ufficiali, nel febbraio 2016 è stata approvata a livello locale, regionale e nazionale la costruzione di un nuovo campo segregato con 44 unità abitative prefabbricate. Alla costruzione dei prefabbricati il ministero dell’Interno e la Regione Campania hanno destinato 1.300.000 euro, mentre non sono state minimamente finanziate le parti del progetto relative all’integrazione.  Non risulta inoltre esservi alcun piano per inserire nel medio e lungo termine le famiglie rom in alloggi adeguati. La comunità non è stata adeguatamente consultata nella fase definitoria del progetto e il trasferimento in un nuovo campo è stata l’unica opzione messa a disposizione”.