La carneficina di Melito, 2 morti e due feriti: l’obiettivo dei killer era il figlio del boss

La carneficina di Melito, 2 morti e due feriti: l’obiettivo dei killer era il figlio del boss

Domenico Amato, 16 anni ancora da compiere, era la vittima prescelta dai sicari. Nessuna pietà per chi gli stava intorno. Il sangue è addirittura venuto giù dal palazzo. I killer hanno sparato all’impazzata con l’obiettivo unico di uccidere


MELITO – Una carneficina. Volevano uccidere un ragazzino di neanche 16 anni, figlio e nipote di boss, e hanno sparato all’impazzata per le strade di Melito. Il bilancio è di due morti e due feriti, tra cui l’adolescente. Per chiarire la dinamica dell’agguato sono state necessarie ore di lavoro da parte dei carabinieri, poiché un cadavere ed una persona ferita sono stati trovati in un appartamento. I morti sono Alessandro La Peruta, di 32 anni, e Mohamed Nouvo, marocchino, di 30. Sono invece rimasti feriti Domenico Amato, 16 anni a dicembre, figlio del defunto boss Pietro Amato e nipote dell’altro capoclan Raffaele Amato, e il suo guardaspalle Raffaele Mauriello, 20 anni.

Secondo le ricostruzioni dei carabinieri, in via Cicerone, nei pressi del Parco X, è iniziato l’inseguimento. Le vittime, in sella a due scooter, sono state avvicinate da killer in sella ad altre moto che hanno aperto il fuoco, ferendo La Peruta, Nouvo e il giovanissimo Amato. Lo scooter con i primi due è riuscito a distanziare i killer; Giunti in via Giulio Cesare, i feriti avrebbero provato a curarsi al quarto piano del civico 118 del cosiddetto “Parco Padre Pio” dove hanno cercato di medicarsi da sé per evitare il ricovero in ospedale e hanno lavato via il sangue con una pompa; il liquido rosso ha imbrattato una tenda da sole al piano di sotto, come si vede nella foto in basso a destra dell’articolo.

Per uno di loro, Alessandro Laperuta, non c’è stato nulla da fare. Il trentaduenne è morto e le persone che erano nell’appartamento sono state costrette a chiamare il 118; nel pomeriggio è spirato anche il marocchino, che era stato ricoverato nell’ospedale di Giugliano. Raffaele Mauriello, 20 anni era riuscito a soccorrere Amato e lo aveva portato allo stesso ospedale, dove il ragazzo è ora ricoverato. Mauriello, guardaspalle di Amato è rimasto ferito a una gamba cadendo dallo scooter, aveva raccontato di avere avuto un incidente ma non è stato creduto ed è stato interrogato in caserma a lungo dai carabinieri della compagnia di Giugliano guidati dal capitano Antonio De Lise