La storia di Domenico Amato, erede del clan: così si diventa boss a 15 anni

La storia di Domenico Amato, erede del clan: così si diventa boss a 15 anni

Figlio e nipote dei padrini degli scissionisti ferito da un proiettile al torace nella carneficina di Melito: è ancora ricoverato. Eseguita ieri mattina l’autopsia sui corpi delle vittime


MELITO – II nome della famiglia che rappresenta c’è l’ha scritto sulla pelle. ‘Amato ‘. Lui, figlio del boss Lello Amato e nipote di Cesare Pagano, ha appena 15 anni: concepito quando ancora la prima faida di Scampia non era esplosa. Orologi ‘importanti, vacanze di lusso, locali notturni: sono queste le passioni di Domenico Amato, il rampollo della famiglia criminale che è rimasto ferito lunedì pomeriggio nell’agguato in cui hanno perso la vita Alessandro Laperuta e Mohammed Nouvo, per tutti Maometto.

domenico amato
Domenico Amato

Gli investigatori hanno motivo di credere che il minorenne non si trovasse nell’appartamento di via Giulio Cesare per caso. Il ragazzo non ha precedenti penali, ma è un soggetto già attenzionato dalle forze dell’ordine. Anche se è ancora adolescente, il giovane si muove con un fedelissimo guardaspalle da circa due anni. La stessa persona che lunedì pomeriggio ha tentato di accompagnarlo in ospedale prima di rimanere coinvolto in un rocambolesco incidente stradale. Il ferito secondo quanto si apprende – sta meglio e nei prossimi giorni potrebbe tornare a casa. Sicuramente gli investigatori proveranno a carpire da lui le fasi dell’agguato di via Giulio Cesare.

Intanto i primi dettagli potrebbero venire fuori dall’autopsia eseguita dai medici legali incaricati dalla procura sui corpi di Laperuta e Nouvo. Gli esami sono stati completati ieri mattina presso il dipartimento di Medicina legale del Secondo Policlinico di Napoli. I periti, pur riferendo al pubblico ministero titolare dell’inchiesta l’esito dell’esame, si sono riservati alcuni giorni di tempo per depositare la relazione ufficiale. Si tratta di un passaggio fondamentale – sostengono gli inquirenti  per stabilire con certezza quanti proiettili hanno centrato le vittime e se il 15enne sia stato colpito dalla stessa arma.

La ricostruzione è complessa, infatti, mentre sui corpi di Laperuta e Nouvo sono state trovate le ogive, il proiettile che ha centrato il minorenne è entrato e uscito. Fondamentali saranno anche i risultati dei rilievi balistici per stabilire quante pistole hanno sparato e da che punto della stanza. Gli investigatori non escludono che le due vittime abbiano risposto al fuoco: una circostanza avvalorata dal ritrovamento, sul luogo del delitto, di una pistola pronta all’uso. Intanto, dopo il servizio ad Alto Impatto, eseguito nella notte di lunedì, che ha portato alla scoperta di 2 pistole, i carabinieri della compagnia di Giugliano e i colleghi del Nucleo operativo e radiomobile hanno eseguito nuove perquisizioni nel feudo degli Amato-Pagano. In particolare sono state controllate le case di alcuni affiliati alla cosca. L’obiettivo è quello di far sentire la presenza dello Stato.