Rapine alle gioiellerie, a processo la banda di 11 persone: tre sono di Giugliano

Rapine alle gioiellerie, a processo la banda di 11 persone: tre sono di Giugliano

Ricostruiti diversi raid armati della banda: nel 2012 assaltarono una gioielleria minacciando con un fiucile a canne mozze la proprietaria che aveva in braccio sua figlia di 3 mesi


CASERTA – Rapine alle gioiellerie, in undici finiscono sotto processo. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il rito abbreviato per Antonio Negro di Capodrise, Antonio Corda di San Prisco, Vito Corda di Casagiove, Barbara Lunati di Maddaloni (ma di fatto domiciliata a Casagiove), Pasquale Cuciniello di Giugliano, Carmela Cigliano di Giugliano e rinviato a giudizio con il rito ordinario gli altri indagati Nicolina Sticco di Santa Maria Capua Vetere, Mario Gravante di San Prisco, Maria Luisa Stella di Caserta, Annamaria Sacco di Caserta e Vincenzo Perrone di Giugliano. A tutti viene contestata l’associazione per delinquere finalizzata in particolare alle rapine a mano armata a danno di negozi vari, gioiellerie e “Compro oro”, e alla ricettazione di auto.

Negro sarebbe stato il promotore di questa organizzazione, gli altri organizzatori e partecipi. Alla Stella è contestata la partecipazione al drammatico tentativo di rapina alla gioielleria Del Mastro di via Crispo a Caserta, il 10 febbraio del 2012, fallita anche per la reazione della commessa, che nonostante avesse in braccio una bambina di tre mesi. si avventò contro Negro, armato di fucile a canne mozze. L’intervento delle forze dell’ordine fece fallire il colpo. Per questo episodio sono già stati giudicati in un altro procedimento Negro, i due Corda e la Lunati. La Stella avrebbe effettuato un sopralluogo prima del “colpo” e in seguito messo a disposizione di Negro la propria abitazione per rifugiarsi dopo la rapina.

La Lunati avrebbe invece finto di essere una cliente per farsi aprire dalla titolare la porta dell’esercizio commerciale, facendo entrare gli altri tre. Armati di un fucile a canne mozzate, caricato a pallettoni, poi risultato rubato, i tre minacciarono la proprietaria e ruppero alcune vetrine per prelevare i gioielli esposti. Gli uomini della Squadra mobile bloccarono i tre e successivamente, visionando le telecamere installate all’interno della gioielleria finita nel mirino dei tre, gli investigatori hanno scoperto l’aiuto di un quarto complice, la Lunati, che aveva fatto da apripista. La donna fu rintracciata presso la sua abitazione, dove sono state sequestrate cartucce calibro 12, caricate a pallettoni, identiche a quelle inserite nel fucile utilizzato dai rapinatori. Nel corso delle operazioni la polizia ha anche recuperato una Fiat Uno rubata utilizzata per arrivare sul luogo.

A Negro e ai due Corda è contestata anche la rapina alla gioielleria “Immagini preziosi” di via San Carlo: in quella occasione il titolare fu minacciato con una pistola alla tempia e rinchiuso nel bagno. Negro e la Stella sono accusati anche di aver incendiato un locale di via San Carlo. Una tentata rapina è contestata a Negro, Cuciniello, la Cigliano e ai Corda: erano diretti all’oreficeria Coppola Gioielli di Casapulla, ma l’auto rubata sulla quale viaggiavano si bloccò e furono costretti ad abbandonarla. Altro colpo fallito alla gioielleria Romano gioielli di Montesarchio: in quel caso il titolare si insospettì e non aprì la porta a Negro, che aveva preso di mira il negozio insieme a Cuciniello, la Cigliano, Corda e Perrone. Tentato raid anche al “Compro oro” di  Casagiove: Negro e i Corda preferirono desistere dopo aver incrociato una pattuglia dei carabinieri nelle vicinanze.

fonte: cronache di caserta