Tesori di Giugliano, la Madonna della Purità di Carlo Mercurio

Tesori di Giugliano, la Madonna della Purità di Carlo Mercurio

Devozione popolare e gusto decorativo in un’opera salvata dall’oblio


GIUGLIANO – È un’opera recentemente riportata agli antichi splendori quella di Carlo Mercurio raffigurante la venerata icona della Madonna della Purità; prima custodita nell’omonima chiesa giuglianese poi chiusa al culto, e  successivamente rimossa e restaurata nel 2010, insieme alla due tele del Cacciapuoti, salvandola così da un destino di oblio e sicura distruzione. E’ ora collocata nella Casa Comunale.

È del 1656 e ciò che risalta immediatamente  all’occhio di questa è l’immagine portata dagli angeli; è essa stessa la vera e propria icona della Madonna della Purità, e la si deve a Luis de Morales, pittore spagnolo del ‘500 influenzato da Raffaello e per certi versi anche da Leonardo che, per la sua maestria e sensibilità nei soggetti religiosi fu soprannominato addirittura “il Divino”. Questa pregevole icona è oggi custodita nella chiesa di san Paolo Maggiore a Napoli (ora nel convento) e per la grande devozione popolare che ebbe lungo il corso del XVII secolo fu innalzata a patrona dell’ordine dei Teatini (inizialmente donata a questi da un sacerdote spagnolo), e da allora raffigurata nelle opere dei più grandi maestri napoletani (tra cui Pacecco de Rosa).

L’opera giuglianese ha in sé un gusto decorativo di sensibilità fiamminga (grazie alla raffigurazione in tale stile dell’icona) e uno di matrice barocco-caravaggesca, grazie al moto vorticoso dato dagli angeli e dalle anime purganti. In primo piano invece la figura di papa Gregorio Magno, patrono delle confraternite dedicate al culto dei defunti (perciò inserito nella composizione) su cui è riportata l’attenzione grazie alla bianca colomba diretta verso di lui, simbolo di ispirazione divina. L’opera nel complesso risente dell’influenza di Battistello Caracciolo, maestro del Mercurio e primo grande interprete della lezione di Caravaggio a Napoli.

Oltre tali tratti, in cui acquista rilevanza la flebile luce delle fiamme in cui si trovano le anime e quella della colomba che illumina il volto di san Gregorio, vi è una certa profondità: in primo piano la possente figura del Papa, poi quella delle anime e degli angeli nel loro andamento vorticoso. La scena è poi ricondotta all’unità dalla figura della Vergine sorretta dai due angeli di lato. Ne emerge nel complesso un’opera originale, che spazia dai dettami caravaggeschi a quelli fiamminghi, decorativa ma allo stesso tempo solenne e scultorea; di un artista ,originario di Maddaloni ma che ha sempre lavorato ad Aversa, considerato dalla critica mediocre e all’ombra del maestro. Purtroppo anche per la poca (e scarsamente documentata) opera che i secoli ci hanno consegnato. Anche se con tutto ciò Giugliano non ha tralasciato di dare il giusto valore a un’opera testimone di una grande devozione popolare, quale quella per la Madonna della Purità, non solo nel napoletano, ma in tutto il centro Sud.