Giugliano, si allarga l’indagine sulla truffa allo Stato: 50 imprenditori nel mirino della GdF

Giugliano, si allarga l’indagine sulla truffa allo Stato: 50 imprenditori nel mirino della GdF

L’indagine ha portato al sequestro di beni per 45 milioni di euro, a 74 indagati e 5 arresti. Ecco come lavorava l’organizzazione criminale


NAPOLI – Indebite compensazioni di crediti di imposta, e utilizzazione ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, che hanno portato al sequestro di beni per 45 milioni di euro (Leggi QUI). Sarebbero 50 gli imprenditori finiti nel mirino dei militari della compagnia della Guardia di Finanza di Giugliano oltre alle 74 persone già indagate e alle cinque raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare. A beneficiare dell’attività illecita sono risultati, infatti, numerosi datori di lavoro, ovvero imprese e società di capitali aventi sede principalmente nella provincia partenopea ed in quella romana.

LA TRUFFA. Tali società, operanti in regime di appalto o subappalto per la realizzazione di opere pubbliche (tra esse, la “Metro C” di Roma, l’ammodernamento dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, la realizzazione della direttrice Civitavecchia/Orte/Temi/Rieti), si sono servite delle società “cartiere” create dal falso consulente del lavoro per inquadrare il personale dipendente ed estinguere i debiti relativi principalmente a contributi ed oneri previdenziali da lavoro dipendente maturati nei confronti dello Stato. Il tutto grazie l’esistenza di un articolato sodalizio criminoso, capeggiato da un falso consulente del lavoro con uffici in Qualiano (Napoli) e Cassino (Frosinone), dedito alla costituzione di società fittizie riconducibili formalmente a soggetti prestanome (“teste di legno”), utilizzate per eseguire indebite compensazioni fiscali. Così sono state accertate – nel periodo 20092013 – ben 1669 interposizioni fittizie di manodopera, con con seguente danno accertato per l’erario di oltre 45milioni di euro, nonché 250 casi di assunzione fíttizia di lavoratori extracomunitari al solo fine del rilascio del permesso di soggiorno.

L’ORGANIZZAZIONE. Il perno dell’organizzazione era Luigi Cerchia, il “consulente” ora in carcere, che si accreditava appunto come consulente del lavoro ma non aveva neanche la laurea. Tuttavia l’uomo padroneggiava bene la normativa contabile e aveva creato una fitta trama di contatti con imprenditori medio piccoli che volevano risparmiare sul pagamento dei contributi allo Stato per il personale alle loro dipendenze. Cerchia era affiancato da altre quattro persone, insospettabili con una fedina penale pulita: Gian Rodolfo Bertolt, Donatello Di Tommasi, Stefano Miscoli e Valter De Carolis.

LA SCOPERTA DI UN DIPENDENTE. L’attività investigativa ha avuto origine dalla denuncia presentata da un lavoratore dipendente di un’impresa privata che, consultando la propria posizione contributiva, aveva riscontrato che risultava formalmente assunto da una ditta a lui completamente sconosciuta. I preliminari controlli eseguiti dalle Fiamme Gialle sul formale datore di lavoro hanno consentito di accertare che tale ditta individuale era evasore totale sin dalla data di inizio dell’attività, pur avendo effettuato “compensazioni” per circa un milione di euro mediante “modello F-24 a saldo zero” e che. negli anni dal 2009 al 2012, risultava aver avuto alle dipendenze circa duecento lavoratori.

L’AGGIUDICAZIONE DI APPALTI. L’organizzazione criminale provvedeva anche, al fine del regolare rilascio del Dure (Documento Unico di Regolarità Contributiva), a creare false attestazioni di regolarità previdenziale e a creare altri requisiti previsti per legge ed indispensabili per l’aggiudicazione di opere per appalti pubblici ovvero: attestato di sicurezza antincendio; attestato di corso per preposto alla sicurezza del lavoro; attestato di primo soccorso; attestato per l’apprendimento di uso di gru; attestato per saldatore; piano operativo di sicurezza; documento di valutazione dei rischi; perizia fonometrica di utilizzo; certificato medico di idoneità lavorativa; certificato medico di idoneità alla mansione e attestato di sicurezza sul lavoro. La villa sequestrata dove viveva il fìnto consulente del lavoro