Tesori di Giugliano, la Madonna del Rosario di Giovanni Sarnelli all’Annunziata

Tesori di Giugliano, la Madonna del Rosario di Giovanni Sarnelli all’Annunziata

Luminoso linguaggio barocco nell’opera del 1770


GIUGLIANO – Nella cappella della Madonna della Pace, a sormontare il secondo altarino a destra vi è questo piccolo capolavoro, di cui è autore – come anche di altre due tele della cappella – Giovanni Sarnelli. Ben poco sappiamo di questo pittore napoletano, nato nel 1714 e morto nel 1793, se non la fama legata alla sua famiglia. Egli infatti insieme agli altri suoi  fratelli, soprattutto Gennaro e Antonio, fece parte di una famiglia di pittori molto attiva e in voga in tutto il Settecento (in tutto erano, forse, 5: Ferdinando che fu l’unico a non abbracciare questa professione, Gennaro morto di tisi alla giovane età di 27 anni, Antonio, il più attivo e famoso tra i fratelli, un certo Francesco di cui poco o nulla sappiamo e in ultimo Giovanni, la cui produzione è la meno copiosa).

Essi furono, a sentire il De Dominici nelle sue Vite, tra i migliori allievi di Paolo de Matteis e lo stesso Giovanni fu quello ad essere tenuto per più tempo nella bottega del grande pittore Napoletano. La Madonna del Rosario di Giugliano è firmata e datata 1770, quindi l’autore la realizzò in età avanzata (tutti ad eccezione di Gennaro arrivarono a tarda età) e riprese in maniera pedissequa un’altra opera da lui realizzata tra gli anni ‘50 e ‘60 del Settecento per la Chiesa del Carmine a Napoli (la Vergine che appare al Beato Franco da Siena).

sarnelli 1Questa piccola tela risalta certo per la sua luminosità, che promana dall’alto (la Vergine) e gradualmente irradia le altre figure, mette in evidenza anche una resa accurata dei panneggi e  una materia cromatica nel complesso compatta. L’angelo sulla sinistra con in mano un libro e i gigli è un chiaro riferimento di ascendenza Stanzionesca. Il santo sulla destra invece è Bernardo di Clairvaux (Chiaravalle) monaco e abate francese dell’ordine Cistercense, oltre che dottore della Chiesa. Lo si deduce dal saio bianco, tipico dell’ordine Cistercense, ma la simbologia più interessante è quella del cane bianco in secondo piano; esso nella tradizione religiosa medievale era simbolo di coscienza, ma in relazione a san Bernardo è legato alla leggenda per cui la madre sognò di avere sul grembo un cane bianco abbaiante, a simboleggiare il Santo futuro difensore della Chiesa.

Egli in effetti appoggiò il Papato e la sua volontà di riforma della Chiesa, oltre a interessarsi comunque delle vicende del suo tempo, nella lotta alle eresie ecc. Ne emerge un quadro interessante, che trasmette prima di tutto dolcezza e serenità e, in una fastosa cornice barocca come quella dell’Annunziata, esso vuole invitare comunque alla preghiera e al raccoglimento. Il tutto condito dalla bravura di un artista, anzi di una famiglia di artisti, che col loro trend artistico guadagnarono un certo successo in tutto il meridione.