L’estate sta finendo

L’estate sta finendo

Insigne e Gabbiadini sono apparsi troppo distanti dalla loro miglior condizione così come l’intero reparto difensivo. La stagione parte subito in salita per il Napoli che, intanto, si prepara ad accogliere Diawara e Rog

@Saverio Nappo

Mertens e basta

Mi guardo le braccia compiaciuto del loro colore insolitamente marroncino frutto di ore passate al sole, immobile, sopra un lettino, in riva al mare che favoriva il sonno neanche fosse una madre che culla il suo bambino per farlo distrarre dai dolori del primo dentino che fatica a spuntare. Ho ancora la valigia da disfare, poggiata sul mio letto. Mi sembra un vulcano che erutta profumo di salsedine e sabbia ciottolosa. La guardo con ammirazione, l’ho lasciata lì volutamente, è il mio ultimo collegamento con l’estate che freneticamente sta finendo, portando via con se creme protettive e doposole, infradito carichi di granelli di silicio e costumi mai asciutti per davvero. Nemmeno il tempo di rendermene conto, all’Olimpico di Roma è già partita la stagione 2016/2017. Nemmeno il tempo di capire, di riprendere il filo del discorso, di mettere in fila le cose da fare in ordine di priorità. Il Napoli a Pescara di domenica sera: ho già il fiatone, sono ancora troppo stanco. L’estate sta finendo ma non sono ancora pronto.

Comincia in salita la stagione, ci vorrà il miglior Sarri
Comincia in salita la stagione, ci vorrà il miglior Sarri

Sotto l’ombrellone, ho provato a proteggermi nei modi più assurdi dalla delusione d’amore legata alla cessione di Gonzalo Higuaìn alla Juventus. Ho volutamente mostrato interesse per i discorsi della signora sotto l’ombrellone accanto al mio, intenta a farsi gli affari della sua collega che non è partita per le vacanze, rimanendo in un non precisato surreale deserto urbano. Mi sono concentrato sullo studio approfondito dei calci di rigore scoprendo che gli inglesi, come gli olandesi, sono vittime della statistica quando il pallone è sul dischetto degli undici metri. Ho costruito castelli di sabbia, o meglio ci ho provato. Ho letto decine di volte la composizione chimica delle creme che ho utilizzato male. Ad un certo punto ho ascoltato tre bambini calabresi parlare di calcio nel loro dialetto. Parlavano della serie A -Higuaìn compreso- dichiarandosi tifosi di questa o quella squadra. Parlavano della Reggina e di come gli sarebbe piaciuto vederla giocare di nuovo su campi importanti. Li ho ascoltati non so per quanto tempo, lì sugli scogli a due passi dal mio ombrellone. Ho sentito il mio cuore battere con ritmo regolare, mi sono sentito calmo, distaccato, incuriosito, non sofferente. Ho capito, quindi, di essere guarito dal mio male. Sono stato tradito, in qualche modo, ma non m’importava più.

Sembrava un leone in gabbia incatenato in panchina
Sembrava un leone in gabbia incatenato in panchina

Un paio di giorni dopo, di sabato sera, al minuto 75, tutte le mie certezze sono crollate su se stesse impietosamente. L’ho visto. In silenzio. Goal vittoria all’esordio, in casa, in uno scontro diretto, a pochi minuti dal suo ingresso in campo. Ho spento la tv, già non ne potevo più. Troppo presto, troppo giusto, troppo scontato. Maledetto déjà vu. Mi sono detto che il calcio ti ridà sempre quello che si prende, dev’essere scritto da qualche parte, non ricordo dove. L’ultima domenica di vacanze brucia rapidamente sotto il sole ancora troppo caldo per tornare a lavorare. Troppo caldo per tornare a fare qualsiasi cosa, in effetti. Domenica sera, stadio Adriatico di Pescara. Ho il fiatone, il cuore batte di nuovo forte. L’attesa, il desiderio, i dubbi, l’ansia, le aspettative, la voglia matta di tornare a nutrirsi di calcio, di prato, di pallone, di boati di gioia e di delusione. Fischio d’inizio. Tutto fermo. Il respiro di calma come il battito cardiaco, la mente si svuota di quasi la totalità di pensieri che un attimo prima l’affollavano come una spiaggia a ferragosto.

Grande Pescara: stava finendo male per il Napoli

Il Napoli scende in campo con gli stessi interpreti dello scorso campionato. Uniche novità di formazione sono Valdifiori in cabina di regia al posto dello squalificato Jorginho e Gabbiadini titolare. Partono in panca i nuovi Zielinski e Milik. Partono in infermeria Tonelli e Giaccherini. Il Pescara di Oddo è all’esordio in serie A, con otto undicesimi di formazione dello scorso anno confermata in blocco. Oddo -36 presenze e 1 goal con il Napoli, 1999/2000- ha impressionato non poco gli addetti ai lavori. Lo scorso anno, il suo Pescara ha espresso un gioco di buonissimo livello, propenso alla costante costruzione della manovra senza buttar via palloni. Il sistema di gioco del suo Pescara è lontano anni luce da quello che potremmo definire “provinciale” o “palla lunga e poi si vede”. La manovra offensiva, per impostazione, ricorda vagamente proprio il Napoli di Sarri, per la propensione del collettivo a riempire quantitativamente le zone nevralgiche del campo, accompagnando letteralmente il pallone nella zona degli attaccanti. Bastano 8 minuti per farmi mettere le mani nei capelli. Ne servono, poi, altri 27 per farmi accedere la settima sigaretta. Valdifiori è troppo lento nella fase di impostazione e la sua buona verve, che lo allontana dal giocatore alienato dal gioco dello scorso anno, non bastano per dare al Napoli la sua linfa vitale: la velocità. Il primo tempo si chiude sul 2-0 per i delfini.

Esultare cosi dopo aver salvatoil Napoli è da leader
Esultare cosi dopo aver salvatoil Napoli è da leader

Cerco di capire, cerco di ragionare, di orientarmi in decine di sensazioni altalenanti e contrapposte. Quando Giacomelli fischia l’inizio del secondo tempo ho oramai perso il conto delle sigarette che ho spento nel posacenere che fuma ancora, lì davanti a me. L’impostazione di Oddo è magistrale: Pescara in modalità mordi e fuggi, pronto a sfruttare le preoccupanti amnesie difensive del Napoli e gli enormi spazi generatisi. Al minuto 53 il campo inizia a scottare, come la sabbia sotto i piedi, come la mia fronte, come l’aria tra me e la tv, come la delusione dei partenopei assiepati in curva sud. C’è bisogno di aria fresca, di brezza marina, di vortici e correnti che increspino l’Adriatico, che spazzino via le nuvole nere che si addensano velocemente all’orizzonte. Fuori Insigne e Gabbiadini -apatici, spenti, estranei- dentro Mertens e Milik. Poi fuori Hamsik dentro Zielinski. Il vento comincia a soffiare forte, spazzando via le nuvole cariche d’acqua e l’aria pesante che mi faceva respirare appena. Milik è propositivo, fa a sportellate tra le linee difensive pescaresi, fa da sponda, prova la conclusione, cerca la profondità. Mertens cambia radicalmente le sorti della gara con una doppietta fatta di impeto, grinta, classe ed orgoglio. Riportando il Napoli in vita. Riportando in vita anche me. Finisce così, con un pareggio che sa di agrodolce come l’estate che sta finendo troppo in fretta, come la sensazione di essere a buon punto pur non essendo ancora pronto.

Le statistiche descrivono il solito napoli di Sarri
Le statistiche descrivono il solito Napoli di Sarri