Caos Buona Scuola, la storia di Maria: “Io costretta a scegliere tra il lavoro e mia figlia”

Caos Buona Scuola, la storia di Maria: “Io costretta a scegliere tra il lavoro e mia figlia”

Maria è una professoressa di Pozzuoli costretta a trasferirsi a Bergamo, lasciando la figlia e gli affetti


POZZUOLI – E’ ufficialmente iniziato il nuovo anno scolastico, ma non si fermano le polemiche sulla cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi. Sono centinaia infatti gli insegnanti, soprattutto del sud Italia, che dopo anni di precariato sono stati costretti a trasferirsi in scuole del centro e nord Italia, abbandonando famiglia ed affetti. Di seguito riportiamo la lettera di una professoressa di Pozzuoli, Maria Italia Capomazza, inviata al premier Renzi e pubblicata dal sito Pozzuoli21:

“Sono una docente del Sud sbattuta a Bergamo dopo 30 anni di precariato. Ho sognato tanto questo ruolo in questi anni ma mai avrei potuto immaginare di trovarmi a scegliere tra il mio lavoro e mia figlia. Non so se una mamma può concepire di lasciare i propri figli quando sa che hanno bisogno di lei.

Questo è ciò che vivo io ora, perchè sto viaggiando verso Bergamo e ho lasciato mia figlia in lacrime dopo aver festeggiato il sui 18° compleanno. Molti mi dicono che per fortuna è grande e può gestirsi da sola, ma io mi chiedo perchè sia io che lei dobbiamo subire questa separazione che altri hanno deciso per noi.

Dopo 30 anni di precariato, e con un punteggio altissimo nella graduatoria, era proprio necessario subire l’ennesima ingiustizia? Perchè nessuno ci ascolta? Perchè i nostri figli devono subire tutto ciò?

Voi politici mettetevi in questi maledetti treni e ascoltate le storie di queste donne, che per garantire un benessere economico minimo ai propri figli sono costrette a lasciarli. Chiedetevi come si sentirebbero i vostri figli, grandi e piccoli, a veder partire la loro madre per settimane semplicemente perchè deve lavorare.

Presidente, lei a me piaceva molto perchè dopo tanti anni era finalmente arrivato qualcuno che ridava ossigeno alla scuola. Ma ora, vivendo sulla mia pelle la realtà di questa Buona Scuola, le dico che costa troppo a noi insegnati del sud e troppo poco al resto d’Italia, dove veniamo trattate come i nuovi emigranti che vengono ad elemosinare un po’ di lavoro. Le chiedo di ridarci la nostra dignità e la nostra famiglia.

Vogliamo ritrovare l’amore per il nostro lavoro, la nostra terra, i nostri cari. Legga questa mail, Presidente, e cerchi di porre rimedio a questa catastrofe sociale che voi politici avete creato”.