Imparare a comandare

Imparare a comandare

Comincia nel migliore dei modi la Champions del Napoli di Sarri. Pesante vittoria a Kiev e subito primato nel girone, in virtù dell’1-1 tra Benfica e Besiktas. Per il Napoli prove generali di comando assoluto del gioco

@Saverio Nappo

I'm Arek, I'm happy

NAPOLI- Chissà, forse se lo immaginava soltanto, nel 1996. Forse l’aveva pregustato pensando a come sarebbe stato bello e complicato allo stesso tempo. Seduto su una panchina sgangherata, magari senza nemmeno quel paio di metri quadri di plexiglass che fungono da protezione per la pioggia ma che, alla fine, ti fanno ritrovare ugualmente bagnato dalla testa ai piedi. Me lo immagino nella sua utilitaria anonima, percorrere la stradina di campagna che dalla filiale dove lavorava come impiegato porta al campo -stadio?- dove ogni giorno lo aspettavano i ragazzi dello Stia, seconda categoria Toscana. Lontano da occhi indiscreti, nel segreto dell’abitacolo, con la testa tra le nuvole quel tanto che basta per svestirsi dei panni di impiegato e vestirsi con quelli di allenatore, mentre col pensiero si disegnava su un qualsiasi campo stellato. Un sorriso, un sospiro, il cancello sempre aperto, voltato l’angolo, a sinistra. Era il 1996. Lo Stia si preparava a comandare il suo girone. Ora siamo nel 2016. Stia è lontana, nel tempo e nello spazio. Il suo posto è su una panchina interrata per metà, a cinque metri dalla linea del fallo laterale. La panca non c’è, al suo posto ci sono sedili ergonomici, come quelli che scorgiamo nelle auto che costano sempre troppo per le nostre tasche. Ci siamo. Націона́льний спорти́вний ко́мплекс «Олімпі́йський» o, per meglio dire, Stadio Olimpico di Kiev. “Die Meister, die Besten, les meilleurs equipes, The Champions”, professore.

Maurizio Sarri, alla prima panchina in Champions League
Maurizio Sarri, alla prima panchina in Champions League

Maurizio Sarri non è l’unico esordiente in Champions League. Lo sono 6 giocatori su 11, in maglia azzurra. Sarà, forse, anche per questo che non è parso mai tranquillo, mai sopra le righe. Sembra quasi come si sentisse costretto a non godersi la sua “prima”, la sua “vetta più alta” in carriera. Cosa sarebbe successo se i suoi ragazzi avessero avvertito anche il più infinitesimo sentore di timore? Non c’è tempo per le gite. Le immagini sono tutte custodite gelosamente nei ricordi e, quelli lì, li si può rivive ogni volta. Un’altra volta. La Dinamo Kiev è la squadra di terza fascia, nel girone del Napoli -seconda fascia-; fare risultato in Ucraina, in trasferta, “è merce rara”, dirà nelle interviste post-partita. Che l’emozione per il grande evento possa tirare brutti scherzi lo si capisce subito. Da un errore sull’asse principale, al centro del campo, tra Allan e Hamsik, si apre una voragine a malapena colmabile che rischia di far crollare subito il mondo addosso a Sarri, alla squadra e ai migliaia di tifosi sparsi per il mondo intero. Reina, veterano della competizione e della rosa –era in campo nella finale dl 2007, ad Atene, vinta dal Milan-, chiude la porta con un colpo di reni. È la scossa, la rottura del ghiaccio, la fine dell’indugio. Il Napoli sale in cattedra semplicemente facendo quello che sa fare, facendo quello che gli suggerisce Sarri dalla panchina: comandare il gioco.

Passaggi completati dalla Dinamo Kiev, in 90 minuti più recupero
Passaggi completati dalla Dinamo, in 90 minuti più recupero: comando

Lo stesso Maurizio Sarri, in un’intervista post-partita sincera ed obiettiva che è un spot al calcio, rispondendo ad Arrigo Sacchi –suo mentore, per sua ammissione-, ammette che il Napoli “sta ancora studiando per imparare a gestire”, a fare completamente suo il gioco. Il Napoli sta imparando a comandare. La manovra sarriana è un manifesto al possesso del gioco, indipendentemente dalla competizione,  dall’avversario,  dal campo. La fittissima e mai prevedibile rete di passaggi è esattamente il preludio al comando totale del gioco, al comando dell’esito, al comando del proprio destino. Nella filosofia del 4-3-3 offensivo sarriano è previsto concedere all’avversario quello che si vuole concedere. Previsione, gestione, possesso, controllo. La strada per la perfezione è lunga, ma non lunghissima. Forse meno lunga di quella che porta dalla provincia di Arezzo all’Olimpico di Kiev. Il Napoli concede alla Dinamo Kiev solo 3 passaggi completi, nella sua area di rigore. Da uno di questi nasce il goal del vantaggio. Ma, parafrasando Battisti, scomporsi non è possibile. Non è previsto, non è ammesso. Il Napoli torna immediatamente a fare gioco, seppur con qualche errore di troppo nella tessitura della rete sarriana. La percentuale di passaggi andati a buon fine scende lievemente rispetto alla media della squadra in bianco e azzurro (86%). Anche la percentuale di possesso palla cala rispetto alle medie del Napoli versione Campionato-Europa League (47%). Imparare a comandare non vuol dire che si conosce perfettamente il modo per poterlo fare. Vuol dire imperfezioni, vuol dire concedere all’avversario spazi di manovra. Lontano dalla propria area di rigore. Si capisce.

Milik, cuore e acciaio. Doppietta all'esordio in Champions, what elese?
Milik, cuore e acciaio. Doppietta all’esordio in Champions, what elese?

Comandare il gioco –imparare a farlo- vuol dire che si sceglie esattamente come colpire, mediamente 5-6 passaggi prima dell’assist. Tutti sanno cosa deve accadere. Badate bene: “deve accadere” non “accadrà”. La manovra si sviluppa sulla destra, lato non naturale della manovra sarriana. Il gioco staziona sull’asse Hysaj-Callejon. La scelta di rimanere sul lato destro è ossessiva, voluta fortemente. La Dinamo cade nella trappola tattica, spostando il suo asse a protezione della fascia destra, lasciano campo, spazio, aria e area a Ghoulam, sulla sinistra. L’apertura per lui è telecomandata, perfetta, prevista, già scritta. 35 metri palla al piede, cross col contagiri. Al centro c’è quello che ride mentre gioca, quello cuore e acciaio, quello che è sempre esattamente lì dove deve essere, dove è previsto che sia, dove è voluto che sia. Stacca più alto di tutti. Più alto del suo marcatore, più alto del portiere in uscita lenta. Goal all’esordio in Champions, all’esordio in Champions con la maglia del Napoli, alla prima del Napoli di Sarri nella massima competizione europea per club. Il cerchio si chiude allo scadere del primo tempo, come a mettere al proprio posto gli appunti di uno studio intenso e ragionato a fine giornata, verso sera, prima di cena. Ancora quello che ride quanto gioca. Ancora al posto giusto al momento giusto. Ancora freddo ed efficace. Ancora di testa, una novità per la varietà dei colpi in canna dell’attacco sarriano. Prima doppietta in Champions, prima doppietta in Champions con la maglia del Napoli, prima doppietta in Europa nel Napoli di Sarri. All’eosrdio. In 45 minuti. Più recupero.

Arkadiusz Milik: 1 goal ogni 90 minuti
Arkadiusz Milik: 1 goal ogni 90 minuti

Il secondo tempo è una ripetizione della lezione sul tema “comanda il gioco”. Le sbavature aumentano dopo l’espulsione di Sydorchuk. Paradossalmente, con l’inferiorità numerica aumenta la propensione offensiva dei padroni di casa che si buttano a capofitto alla ricerca del pareggio, fino allo scadere, costringendo il Napoli all’apnea difensiva. Come spiegato dal professore, viene concesso spazio e gioco all’avversario nelle confort zone decise dai movimenti baricentrali della squadra. Il confine del fortino-area di rigore viene protetto da una difesa sempre più rodata e concentrata. È interessante osservare l’atteggiamento del mister che nel momento di maggior difficoltà, col Napoli in fase difensiva, inserisce Zielinski e Insigne per gli stremati Mertens –il palo gli nega la gioia dell’1-3- e Hamsik. Come a far cadere nel vortice della confusione il suo avversario sulla panchina della Dinamo, Rebrov, il professore ordina al suo undici di “ammazzare la partita”. La Dinamo cala, il Napoli sale. Il pallone è del Napoli. Koulibaly per Albiol, Albiol, per Hysaj, Hysaj per Albiol, Albiol per Jorginho, Jorginho per Ghoulam, Ghoulam per Juorginho, Jorginho per Callejon, per Jorginho, per Allan, per Jorginho, per Koulibaly, per Reina, per Koulibaly, per Albiol -…-. Ancora, ancora e ancora. Sabato sera c’è il Bologna al San Paolo. Imparare a comandare, una partita ogni tre giorni.

 Shot accuracy,rapporto tra tiri tentati e finiti nello specchio della porta: 91,4%
Shot accuracy,rapporto tra tiri tentati e finiti nello specchio della porta: 91,4%