Indivisibili, al cinema la storia di due gemelle siamesi alla ricerca della normalità

Indivisibili, al cinema la storia di due gemelle siamesi alla ricerca della normalità

Marianna ed Angela Fontana sono dirette da Edoardo De Angelis. Nel cast anche Peppe Servillo


SPECIALE CINEMA – Non perde tempo, Edoardo De Angelis, ad introdurci in Indivisibili, suo terzo lungometraggio dopo Mozzarella Stories (2011) e Perez (2014); pur non conoscendoci, si fida a tal punto da coinvolgerci immediatamente nella storia attraverso un piano sequenza, che, sottolineato dalle mirabili musiche di Enzo Avitabile, inizia con delle prostitute che lasciano stancamente di primo mattino una spiaggia di Castel Volturno e termina in una stanza in cui due gemelle siamesi unite da un lembo di pelle, Viola e Dasy (Marianna e Angela Fontana), stanno per svegliarsi.

Da questo momento in poi l’immagine delle ragazze, oltre a conferire piena fisicità al titolo della pellicola, sarà il filo conduttore dell’intera opera. E se nelle fasi iniziali lo spettatore può trovarsi leggermente spiazzato, nel prosieguo non riuscirà più a fare a meno di quell’unione, che anzi assurgerà a paradigma di normalità. Già, la normalità. Non c’è niente di più sfuggente di tale concetto, eppure tutti i personaggi del film si affannano a inseguirla, o meglio credono di inseguirla.

Da un lato, ci sono Peppe e Titti (Massimiliano Rossi e Antonia Truppo), i genitori delle ragazze che, sentendosi giustificati dalle poche opportunità che offre il territorio, inseguono la normalità sfruttando le gemelle come fenomeno da baraccone, facendole esibire come cantanti neomelodiche ai matrimoni e alle comunioni: l’attività sarà redditizia, ma i guadagni alimenteranno solo i demoni del gioco e del consumismo; dall’altro, ci sono appunto le ragazze, cui il dottor Fasano (Peppe Servillo) prospetta la possibilità di un’operazione risolutiva senza complicazioni.

Questo inaspettato orizzonte non può che ingolosire le due sorelle: una volta separatesi, potranno vivere veramente. Normalmente. Almeno questo è quello che pensa Dasy, che invaghitasi di Marco Ferreri (Gaetano Bruno), un ricco e ambiguo produttore discografico, vede nella separazione dalla sorella Viola il trampolino di lancio per raggiungere il sogno. Sogno cui De Angelis, non senza omaggiare in qualche modo Fellini, fa assumere le sembianze di una grande barca a vela che è un vero e proprio carrozzone galleggiante. Che rappresenta l’illusione, più che la normalità. Questa, forse, è l’immagine più potente che restituisce il film: la sospensione delle ragazze tra due carrozzoni, quello familiare e quello galleggiante. E allora, in questo mare di incertezze privo di reali punti di riferimento, la cosa più normale da fare è nuotare. Insieme.