La vita di “Lellucc Ferrarelle”. Il broker della droga che guadagnava 74 mln di euro all’anno

La vita di “Lellucc Ferrarelle”. Il broker della droga che guadagnava 74 mln di euro all’anno

Ha costruito una fortuna importando la cocaina per gli scissionisti. Sequestrate barche, un aereo e due quadri di Van Gogh da 100 milioni di euro


NAPOLI – Il blitz che questa mattina all’alba ha smantellato un’organizzazione internazionale operante nel traffico di cocaina ha portato agli onori della cronaca Raffale Imperiali. Un nome che alle persone comuni non dirà niente ma che era conosciutissimi in ambito investigativo e criminale.

Imperiali è uno dei più grandi broker di droga del mondo. L’ultimo domicilio conosciuto è il lussuoso hotel di Dubai Burj Al Arab, dove una camera base costa 1500 euro a notte. Non si hanno più sue notizie dall’ottobre scorso, quando per la prima volta il suo nome è comparso all’interno di un’inchiesta legato al traffico di stupefacenti e si è dato latitante.

L’IMPRENDITORE. Quarant’anni, sposato, padre di due figli e rampollo di una famiglia di imprenditori di Castellammare. Imperiali ha cominciato vendendo vino e acqua, attività che gli valse il soprannome di “Lellucc Ferrarelle”. Le cose gli sono andate decisamente bene a giudicare dal sequestro effettuato dalla Guardia di Finanza: case e società per un valore di 10 milioni di euro che secondo gli investigatori rappresentano solo una piccola parte del suo patrimonio.

I suoi affari presero una svolta decisiva quando decise di volare ad Amsterdam e di prendere in gestione un coffe-shop, i famosi bar olandesi dove è possibile fumare cannabis. Forse è in questo frangente che Imperiali prende contatti con il mondo della droga.

IL BROKER DELLA DROGA. A partire dai primi anni duemila, Lellucc lega il suo nome e le sue fortune al clan scissionista degli Amato-Pagano. Fa da intermediario con i cartelli sudamericani che raccolgono e producono cocaina. Ogni anno inonda Napoli con tonnellate di polvere bianca che rifornisce le piazze di spaccio della città. Imperiali ha un ruolo fondamentale anche nella prima faida di Scampia. Quando gli scissionisti voltano le spalle ai Di Lauro, sarà lui a chiudere i rubinetti della coca e a scatenare la guerra tra i clan dell’area nord. Il suo nome compare associato ai vertici del mondo criminale a partire dal 2004 quando è presente all’arresto di Mario Cerrone, esponente della malavita di Fuorigrotta. La storia si ripete l’anno dopo quando a Barcellona viene arrestato Raffaele Amato, capo degli scissionisti.

L’organizzazione messa in piedi da Imperiali cresce e grazie ad una fitta rete di contatti apre due filiali in Olanda e in Spagna, a Madrid, dove opera Vincenzo Aprea, uomo di spicco del clan. Aprea aveva il compito di gestire i rapporti con i cartelli produttori, operazione facilitata dal fatto che una sua nipote ha sposato il narcos Peñaranda Diaz Miguel Brando.

I guadagni messi in cassa da Imperiali in questi anni sono incalcolabili. Ogni anno importava per gli scissioni circa 2 tonnellate di cocaina. Calcolando che per ogni passaggio di mano un broker medio incassa 37mila euro al kilo, Lelluc avrebbe incassato 74 milioni di euro ogni anno.

IL PERSONAGGIO. Le storie intorno al suo personaggio si sprecano. La sua caratura è testimoniata dal fatto che all’interno dell’operazione della Gurdia di Finanza gli sono stati sequestrati anche un aereo e due preziosi quadri di Van Gogh trafugati da un museo di Amsterdam nel 2002 per il valore di 100 milioni di euro. La sua potenza economica gli permette di sedersi a tavolo con personaggi di grande spessore internazionale e di avere amici potenti. Come quella volta che per curarsi in Messico necessitava avere un passaporto con il cognome della madre e per farglielo ottenere si mosse l’ambasciatore italiano presso il Presidente della Repubblica di Guinea, Raffaele Maiorano.

La droga genera denaro e il denaro genera potere. Imperiali, con tutta probabilità, continua il suo esilio dorato negli Emirati Arabi, dove le autorità locali sarebbe sulle sue tracce nel tentativo di riconsegnarlo all’Italia.