Manifesto a Marek Hamšík

Manifesto a Marek Hamšík

Cento goal con la maglia del Napoli sono un traguardo che Marek Hamsik custodisce gelosamente dentro di se. Mai scomposto, mai sopra le righe, il 17 del Napoli rincarna il modello perfetto di “bandiera”

@Saverio Nappo

marek per tutta la vita

NAPOLI-Perché non accetti le offerte delle grandi squadre, Marek?”, ascoltavo la radio, in silenzio. Avevo qualche anno in meno e il cuore ancora integro. Gli avvoltoi erano lì, volteggiavano roteando minacciosi sul cielo di Napoli, maledettamente troppo grigio per essere Giugno. Ascoltavo la radio, in auto, rientrando dal San Paolo. Ricordo di aver avuto un attimo di stand by emozionale, una sorta di pausa, un vuoto. Sapete, quel momento dalla durata indefinibile la cui intensità non è quantificabile. Sai solo che c’è e da dove nasce. Su di lui, già da tempo, c’erano gli squadroni tedeschi, scontati dominatori senza rivali, c’erano gli inglesi, ubriachi di sterline sfilate dalle tasche dei fan all’insegna della fidelity, c’erano deboli sirene spagnole anche. Soprattutto c’era il Milan. Era il 2011. Ascoltavo la radio e guidavo. “Perché non accetti le offerte delle grandi squadre, Marek?”, gli chiesero dal ventre della Rai,  al sicuro tra le mura di Roma. “Perché dovrei? Napoli è casa mia”. Ebbi la pelle d’oca, la stessa che ho in questo momento. La stessa che avete voi che state leggendo.

Ogni volta è sempre Marek che urla alla sua gente, abbracciandola
Ogni volta è sempre Marek che urla alla sua gente, abbracciandola

Che numero vuoi, Marek?”, chi chiesero a Castel Volturno, in un centro sportivo che era ancora un cantiere disordinato, dove i campi di gioco erano incastrati in proclami altisonanti e betoniere sporche di calcestruzzo. “Il 7 ce l’hanno già, sceglierò il 17”. Me li immagino tutti quei sorrisetti di scherno travestiti da tenerezza e simpatia per quel ragazzo dell’Est. “Forse a Brescia non te l’hanno mai detto, ma il 17 porta sfortuna, sai?”, gli avranno detto, ridacchiando maligni come iene. “Non importa, datemi quella maglia”. Era Giugno del 2007. Qualche settimana più tardi, il 15 Agosto del 2007, al suo esordio con la maglia del Napoli, segnò il suo primo goal, al San Paolo, contro il Cesena in Coppa Italia (4-0). Me lo ricordo, sotto la curva, con lo sguardo alto. Sembrava che stesse guardando ognuno di noi negl’occhi. Forse era così. Era lì, per la prima volta. Ci sarebbe stato a lungo. Ci sarebbe stato per sempre. Si prese la 17, osando sfidare la cabala partenopea, con la sfacciataggine che, a vent’anni, è come la voglia di fare: incontrollabile.

Hamsik è nella scia dei mostri sacri della storia del Napoli, per presente e goal fatti
Hamsik è nella scia dei mostri sacri della storia del Napoli, per presente e goal fatti

Qual è la cosa più bella per te, Marek?”, gli chiesero qualche anno più tardi. Lo ascoltavo, come ogni volta, con attenzione maniacale. Come un fidanzato in preda alla pazzia figlia della gelosia, abile cercatore di ogni minimo segnale di pericolo nascosto in mezzo a mucchi di parole innocenti. “Segnare al San Paolo, avanti a questa gente”, rispose senza nemmeno un cenno di esitazione. Ricordo di aver ripetuto tra me e me quelle parole per ore, per assaporarne l’alternarsi delle vocali e consonanti, per sentire il respiro che diventa parola dopo essersi fuso con il pensiero. “Segnare al San Paolo, avanti a questa gente”. Lo avrebbe fatto. O si, lo avrebbe fatto e come. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, in qualsiasi modo, da qualsiasi posizione, in qualsiasi ruolo, in casa e in trasferta, in Champions e in Europa League, in nazionale e in amichevole. Continua a farlo. Perché è ancora lì. Dal 28 giugno 2007 è ancora lì, a Castel Volturno, ad allenarsi, a non smettere di straziare le sue gambe per migliorarne la potenza e la precisione. È ancora lì, alla avida ricerca del suo io perfetto.

Cuore, grinta, classe, senso di abnegazione, senso di appartenenza: uomo e giocatore
Cuore, grinta, classe, senso di abnegazione, senso di appartenenza: uomo e giocatore

Lui c’era nella presa di Torino, il 31 ottobre 2009. Corse ad abbracciare un gruppo di napoletani infiltratosi in un Olimpico di Torino blindato ai tifosi in trasferta. Lui c’era a Roma, allo stadio Olimpico, in finale di coppa Italia, il 20 maggio 2012. Corse per settanta metri di campo e segnò. Segnò il goal vittoria. Sognò il goal del ritorno alla vittoria dopo l’oblio. E guardò la curva, in fiamme, a braccia aperte come ad abbracciarli tutti quei napoletani sognatori come lui. Ed urlò, forte, prima di cadere stremato. Lui c’era a Villareal, il 7 dicembre 2011. Prese tutti per mano, compagni, allenatore, dirigenti e tifosi. Aprì le porte del paradiso e accompagnò tutti dove non erano mai stati. Quando uscì dal campo, tra gli applausi, si giro verso i tifosi assiepati in un settore posizionato così in alto da essere fuori da ogni visuale. Aprì le braccia, sorrise e urlò. Con tutto il fiato che aveva ancora in corpo. Lui c’era, alla sua trecentesima partita con la maglia del Napoli, a Frosinone, il 10 gennaio 2016, in testa al campionato. Lui c’era quando i “salvatori della patria” sono arrivati e c’era quando se ne sono andati.

Essere bandiera, in un calcio che di bandiere tende a non averne più
Essere bandiera, in un calcio che di bandiere tende a non averne più

Dopo ogni partita, sono sempre lì, ad ascoltarlo alla radio o alla tv, con l’animo in bilico sul filo del rasoio per la paura di ascoltare quello che non ho mai ascoltato, dal 2007 ad oggi. C’è Marek Hamsik nel Napoli di ieri, c’è soprattutto nel Napoli di oggi. Padrone del centrocampo, ispiratore di magie, geometra col pallone al posto del compasso, geniale inventore di trame impensabili. Napoli-Chievo (2-0) non è solo la nona vittoria consecutiva casalinga per il Napoli -non accadeva dalla stagione 89-90-, né la partita della rinascita di Manolo Gabbiadini. È la manifestazione del calcio nell’uomo che è diventato Marek Hamsik e che si mostra agli adoratori del pallone in tutta la sua eleganza, in tutta la sua grazia, in tutta la sua immensa classe. 410 partite con la maglia del Napoli, goal numero 100 con la maglia bianco azzurra. L’ho ascoltato alla radio, tornando dallo stadio: “Sono contento per i cento goal con questa maglia, la mia maglia. Però, sono più contento quando il Napoli vince”. Ho sorriso come un innamorato al primo bacio. Marek Hamsik è per tutta la vita.