Napoli, muore per le conseguenze di una caduta dopo due giorni di agonia

Napoli, muore per le conseguenze di una caduta dopo due giorni di agonia

L’uomo, originario di Capo Verde ma residente in Italia da oltre 30 anni, si era appoggiato al tubolare di una balaustra


NAPOLI – Cade a terra e muore in ospedale dopo due giorni di agonia. Vittima dell’episodio Giovanni Nascimento, 60 anni, originario di Capo Verde ma residente in Italia da oltre 30 anni. «Vogliamo giustizia e chiarezza sulla morte di nostro padre». Queste, come riportato da ilmattino.it, le parole dei figli di Giovanni Nascimento, che raccontano l’odissea ospedaliera del padre, finito in una cella d’obitorio, in relazione a quello che potrebbe essere accertato come caso di malasanità. Joao Agostinho Nascimento Da Cruz, questo il nome di battesimo della vittima, era caduto dopo essersi appoggiato ad un tubolare di una balaustra all’incrocio tra vico Spezzano e via Montesanto, nel centro di Napoli. Il tubolare improvvisamente si è staccato e l’uomo, perdendo l’equilibrio, è finito a terra. Immediati i soccorsi di parenti ed amici nel vicino presidio ospedaliero «Vecchio Pellegrini».

La caduta è avvenuta intorno alle ore 18 dello scorso 19 settembre, lunedì. Poco più di due giorni dopo Giovanni è morto al Cardarelli. La denuncia sottoscritta dai parenti del 60enne, originario di Capo Verde ma cittadino italiano a tutti gli effetti dopo oltre trenta anni di residenza in Italia. «Nostro padre non ha ricevuto un’adeguata assistenza sanitaria fin dal primo momento al Vecchio Pellegrini – spiegano Edivaldo e Jessica, due dei 3 figli dell’uomo – dopo poche ore volevano dimetterlo con una prognosi di 8 giorni ed un semplice trauma distorsivo cervicale quando invece era già praticamente paralizzato». Il racconto dei familiari descrive una permanenza ospedaliera al Vecchio Pellegrini durante la quale «Giovanni è stato assistito come un codice verde – continuano a spiegare i figli -. Lo hanno sistemato prima su una sedie a rotelle, e nostra madre gli reggeva la testa perché lui non riusciva a tenerla dritta. Poi su una barella con lo schienale rotto, sotto il quale c’era un secchio di plastica per tenerlo inclinato».

Il primo referto medico segna le 18.55 come orario di accesso e le 20.55 come orario di dimissioni. Ma subito dopo il 60enne è «rientrato» nella struttura ospedaliera del Vecchio Pellegrini dove ha trascorso la notte tra il 19 e il 20 fino al trasferimento all’ospedale Cardarelli, avvenuto il mattino dopo, martedì 20. «Mio padre aveva la febbre ed è stato messo su una barella rotta come se ci stessero facendo un favore a tenerlo in ospedale al Vecchio Pellegrini, sottovalutando la gravità di ciò che aveva e nonostante le nostre richieste di sottoporlo ad altri esami- spiega Jessica che si fa forza per non dimenticare nessun dettaglio . Quando poi hanno capito che c’era qualcosa che non andava ci hanno detto che lo avrebbero trasferito al Loreto Mare, poi per mancanza di posti lo hanno portato al Cardarelli».

Il cuore di Giovanni alla fine non ha retto. Ad un primo tentativo i sanitari sono riusciti a rianimarlo, ma non c’è stato scampo quando dopo pochi minuti, è intervenuto un secondo arresto. L’intera vicenda è al vaglio degli investigatori del Commissariato di Polizia Arenella, dove è stata depositata la denuncia dei familiari che attraverso il loro legale, l’avvocato Massimo Di Pietro del Foro di Santa Maria Capua Vetere, accerteranno anche un altro elemento sospetto di questa tragedia: non è infatti chiaro il motivo per cui il tubolare, che sarebbe stato apposto dal Comune, ha ceduto sotto il peso dell’uomo.