Edilizia e camorra, ancora carcere per Simeoli

Edilizia e camorra, ancora carcere per Simeoli

Non è stata accolta la richiesta di scarcerazione dell’imprenditore Carlo Simeoli, che resta in carcere nonostante la caduta di due capi d’accusa. E’ agli arresti dal 15 settembre scorso

@Saverio Nappo

edilizia e camorra

NAPOLI- Il Tribunale del Riesame di Napoli ha rigettato la richiesta di scarcerazione per Carlo Simeoli. L’imprenditore cinquantaduenne, nome noto nel mondo dell’edilizia, troppo spesso sporcata di camorra, soprattutto nelle province a nord di Napoli,  è il genero di Angelo Simeoli, meglio conosciuto tra sodali e forze dell’ordine come “Bastone”. Quest’ultimo è molto attivo nell’area giuglianese e, come il genero Carlo, in passato è finito nel registro degli indagati della DDA di Napoli per presunti collegamenti con il clan Polverino, radicato proprio nell’area nord.

Cantiere sotto sequestro nella fascia costiera
Cantiere sotto sequestro nella fascia costiera

Carlo Simeoli era finito in carcere con le accuse di associazione mafiosa, reimpiego e intestazione fittizia di quote societarie tese a favorire il clan Polverino. L’imprenditore edile finì nel filone investigativo della DDA di Napoli, che portò all’arresto di altri nove imprenditori dello stesso settore. Le società finite sotto inchiesta da parte della polizia tributaria di Napoli e dalla polizia valutaria di Roma, furono la Immobiliare Belvedere, Holding Project, Duel Village, Geko e Rosso Tramonto.

L’imprenditore del mattone sporco, rappresentato dall’avvocato Francesco Picca, aveva chiesto la scarcerazione immediata. Il Tribunale del Riesame, pur annullando due capi d’imputazione, non ha accolto la richiesta dell’imprenditore e del suo avvocato confermandogli, quindi, gli arresti, contrariamente ad una parte degli imprenditori arrestati lo scorso 15 settembre.

Immagini del blitz del 15 settembre scorso
Immagine del blitz del 15 settembre scorso

L’inchiesta portò alla luce una fittissima rete di relazioni personali ed affaristiche tra Carlo Simeoli ed alcuni imprenditori e commercialisti, attivi su vari campi, dall’edilizia alla ristorazione come Giovanni, Andrea e Luca de Vita nonché Roberto Imperatrice. Secondo il GIP, l’imprenditore veniva favorito nonostante il ruolo di prestanome del clan Polverino ricoperto da alcuni membri della sua famiglia. Le indagini chiarirono come Simeoli veniva agevolato, attraverso complesse operazioni di riciclaggio, per la realizzazione di una serie di investimenti immobiliari.