L’anti modulo di Maurizio Sarri

L’anti modulo di Maurizio Sarri

L’Atalanta, schierata perfettamente, gioca novanta minuti a ritmi altissimi, seguendo puntualmente le indicazioni del suo tecnico (ex Genoa). Se esiste un modulo anti-Sarri è sicuramente quello di Gianpiero Gasperini

@Saverio Nappo

l'antimodulo
Gasperini chiama con grinta la marcatura dei centrali del Napoli
Gasperini chiama con grinta la marcatura dei centrali del Napoli

NAPOLI- Ci sono degli allenatori che sono le perfette controparti di altri. Ci sono scuole di pensiero -modi di fare calcio- che sono esattamente le antitesi di altre. Il calcio di Giampiero Gasperini è un chiaro esempio di “perfetto opposto” del calcio di Maurizio Sarri. Nel calcio, come in politica o in letteratura, il pensiero si professa, si tramanda a chi ascolta. A qualche centinaio di chilometri, a Genova, il 21 settembre scorso, il discepolo di Gasperini –Ivan Juric– confermò la teoria dell’anti modulo. All’Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo, come a Marassi, il calcio gasperiniano ha bloccato il 4-3-3 offensivo di Sarri. Lo ha bloccato riempiendo gli spazi lasciati dall’avversario, inserendosi tra le sue trame di gioco, alzando muri o scavando fosse lì dove il Napoli costruiva autostrade dirette alla linea di porta, attaccando l’anima del Napoli come un virus incurabile. Forse anche il professore, nel dopo gara di Marassi, sulla sua Moleskine stropicciata, avrà appuntato quello che sarebbe stato il primo stop stagionale del suo Napoli. Capendo tutto, prima di tutti. Non bastava la maledizione di Bergamo. Quando, lo scorso 14 giugno, lessi che Gasperini sarebbe stato il nuovo allenatore della Dea, capii. Lo avvertii. Lo calcolai. Gasperini e Bergamo, Gasperini a Bergamo. Sarebbe stato un incubo.

Masiello bracca Hamsik: la marcatura a uomo del 17 è la base dell'anti modulo
Masiello bracca Hamsik: la marcatura a uomo del 17 è la base dell’anti modulo

Ho visto l’Atalanta bloccare le linee di passaggio del primo generatore di gioco del professore –Maksimovic-Koulibaly-, strappando con astuzia l’errore dai piedi degli avversari. Ho sofferto nel vedere Zielinski, Jorginho e Hamsik seguiti da ombre non proprie in qualsiasi metro quadro del campo. Ho provato frustrazione nel vedere gli uomini di fascia –Ghoulam e Hysaj– costretti a giocare più al centro per aggirare i doppi blocchi che continuamente venivano a crearsi sulle loro corsie. Ho provato rabbia nel vedere Callejon e Insigne troppo distanti dagli appoggi, confinati tra le linee difensive atalantine. Ho guardato Milik e mi sono sentito solo, lontano dal mondo, braccato, assediato, fisicamente e mentalmente. L’intensità della Dea di Gasperini, così come quella del Genoa di Juric, ha avuto la meglio sulle trame di gioco di mister Sarri. Di fatto, l’anti modulo del 4-3-3 di Sarri è un calcio speculare che invade il centrocampo costringendo l’avversario ad abbandonarlo a favore delle corsie laterali, dove la trappola è posizionata in attesa dell’errore fatale. La totale mancanza di libertà dei costruttori di gioco bianco azzurri ha innescato il dubbio, ha generato ansia agonistica, ha irrigidito l’intelletto e spento l’inventiva. Col Napoli imbalsamato, l’Atalanta ha protetto la sua area di rigore come un reggimento a protezione di una fortezza. Al novantesimo, risulteranno poco più di dieci le conclusioni verso la porta atalantina, di cui sette partite da ben oltre la linea dell’area grande.

Gasperini ringrazia uno ad uno i suoi ragazzi, autori di una prova fisica davvero notevole
Gasperini ringrazia uno ad uno i suoi ragazzi, autori di una prova fisica davvero notevole

Lasciar attaccare le mura della fortezza da lontano, concedendo ai nemici solo arco e frecce. La frenesia ha fatto il resto. La ricerca spasmodica del vantaggio -prima- e del pareggio -poi- ha generato il caos in cui l’undici di Gasperini ha trovato linfa vitale. Per stare a galla, per restarci fino alla fine. Il piano tattico anti-Sarri si è chiuso con l’alzata delle barricate, quando l’adrenalina era ormai svanita, quando l’ossigeno sembrava non bastare più, passo dopo passo. Una conseguenza logica all’anti modulo. L’assalto del Napoli alla fortezza dai seguaci della Dea è stato improduttivo. Tutto programmato. Al novantesimo, il Napoli avrebbe dovuto fronteggiare la confusione, la stanchezza, la rabbia, la delusione, prima ancora delle due file a quattro schierate a protezione della porta. Il turnover, i pochi giorni per recuperare energie, il campo di gioco messo male, la maledizione di Bergamo. Il calcio, come i numeri, è frutto di un calcolo preciso e ragionato, a pensarci bene. Possedere la formula giusta per risolvere un problema è un fattore determinante. Semplificare un numero, anche enorme, per se stesso, dà come risultato sempre e solo un numero semplice. Un numero piccolo, che non fa paura, che si può affrontare. Che si può battere. Uno. Come il goal di Petagna.

Petagna ha conquistato la titolarità, superando nelle preferenze Paloschi e Pinilla
Petagna ha conquistato la titolarità, superando nelle preferenze Paloschi e Pinilla