La rabbia è la soluzione

La rabbia è la soluzione

Seconda vittoria consecutiva, nel deserto del San Paolo. L’Empoli praticamente non tira mai in porta, ma gli azzurri sono ancora lontani dal produrre il loro miglior calcio. Vittoria di testa e di rabbia per arrivare al meglio al big math di sabato sera

@Saverio Nappo

Seconda vittoria consecutiva e porta imbattuta: il Napoli c'è
Seconda vittoria consecutiva e porta imbattuta: il Napoli c’è

NAPOLI- Guardando il San Paolo desolatamente vuoto ho provato a capire perché questa città sembra aver abbandonato, sul campo, la squadra che la rappresenta. Ho lasciato che lo sguardo si perdesse nel vuoto, come quando, assorti dai pensieri che ci affollano la testa, la vista si offusca e le immagini diventano sfocate. Sfumano. Il Napoli in campo, il San Paolo vuoto. Rabbia. I prezzi dei biglietti sconsideratamente alti per un turno infrasettimanale contro l’Empoli hanno inciso in maniera determinante, questo è chiaro, ma non è un fattore sufficiente affinché il “catino” si mostri nudo, di color rosso sbiadito, come i suoi sediolini stanchi. L’Empoli arrivava a Fuorigrotta con a suo favore la sola Legge dei Grandi Numeri. Nessun goal segnato in trasferta, nessun goal segnato da un attaccante in rosa, nessuna vittoria in trasferta. L’avversario depresso avrebbe potuto attirare il peggior demone del Napoli di Sarri: la distrazione. Nonostante tutto ciò costituisse la dose di adrenalina necessaria e sufficiente per il tifoso/fedele, il richiamo del San Paolo è stato un disarmante eco. Un urlo in una stanza vuota che torna indietro, solo un po’ più vago.

Mertens festeggia con il 40esimo goal le 150 partite col Napoli
Mertens festeggia con il 40esimo goal le 150 partite col Napoli

C’è qualcosa che frena la fantasia, che irrigidisce le gambe e rende macchinose le manovre di gioco. La paura dell’errore che rovina tutto, l’ansia del giudizio del tifoso, sommario e superfluo, trasformatosi in un non innamorato del pallone, o la rabbia per aver perso una buona occasione, non so. Oppure saranno i biglietti del diretto Capodichino-Caselle, già sulle scrivanie, che hanno catturato l’anima e la verve neanche fossero calamite potentissime. Il professore lo sapeva, lo aveva immaginato. Chiriches per Maksimovic e Maggio per Hysaj rappresentano la prudenza di chi lì dietro bada poco alla bellezza perché necessita di sostanza. Che sia un intervento pulito, un rilancio lungo nel vuoto cosmico o una marcatura con il gomito troppo alto sull’ala avversaria, cosa importa. Non devevano segnare, qualsiasi cosa fosse successa lì in avanti, qualsiasi cosa avessero inventato i signori del centrocampo e i tipi bassi in attacco che si cibano di linee difensive avversarie. Così doveva essere e così è stato. Reina ha chiuso la porta con rabbia e determinazione, come a voler lasciare fuori dal cerchio magico i timori, i giudizi e la disaffezione stessa.

Ventesima presenza per Chiriches, festeggiata con il terzo goal in azzurro
Ventesima presenza per Chiriches, festeggiata con il terzo goal in azzurro

Con Gabbiadini condannato dalla sua rabbia, l’attacco è stato affidato ai piccoletti. L’altezza media, calcolata su Insigne, Mertens e Callejon, è di 1 metro e 70 centimetri. L’alternanza dei movimenti, dei saliscendi, con cui si sviluppa la manovra d’attacco dei tre ricorda i tasti di un equalizzatore con cui si regola il suono in uscita dalle casse. Più sale una tonalità, più c’è la necessità autoindotta di regolare le altre due. Alti bassi, medi alti, bassi medi. Bassi alti, medi bassi, alti medi. L’equalizzazione della manovra d’attacco è la versione sarriana del falso nueve, la soluzione al problema generato dal caso. Se il caso prende, il caso deve dare, perché tutto si equilibri, perché tutto torni al suo posto. La linea di centrocampo impostata su bande larghe di aggressività copre e legittima il saliscendi d’attacco, autorizzando l’esplosione di Dries Mertens, a cui spetta il ruolo di incursore e finalizzatore. È sua la rete del vantaggio. È di Chiriches la rete del 2-0 finale. Questo è indicativo, perché se il pubblico del San Paolo ha mollato la presa, chi scende in campo lo fa col cuore, lo fa con la testa, lontano dalla classificazione di “titolare” e “riserva”. Chi gioca, spinge in avanti, attacca gli spazi, aggredisce l’avversario, confonde la realtà e urla. Di gioia e di rabbia. Sabato sera c’è la Juventus, a casa sua. Quel biglietto sulla scrivania ce l’ha solo chi non ha paura.