Pizzo sulle slot machine, 23 persone arrestate: Tra loro un villaricchese e un mugnanese

Pizzo sulle slot machine, 23 persone arrestate: Tra loro un villaricchese e un mugnanese

Ognuno aveva un ruolo nel sistema organizzato dal clan. Le vittime costrette a versare 500 euro al mese ai boss


TORRE DEL GRECO – II gruppo criminale con a capo Maurizio Garofalo, non si occupava solo di spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo i magistrati dell’Antimafia, ‘O pullier (così come il 44enne corallino viene chiamato negli ambienti della criminalità), con alcuni fedelissimi, aveva messo in piedi anche un remunerativo sistema di estorsioni ai danni degli imprenditori. La circostanza emerge dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari che all’alba di lunedì ha portato all’arresto di 23 persone.

In particolare, secondo quello che emerge dagli atti, gli investigatori ricostruiscono un episodio estorsivo ai danni di un imprenditore attivo nel campo dell’installazione delle slot machine destinata ai bar ed ai centri scommesse di Torre del Greco. Per questo reato sono indagati Maurizio Garofalo, ritenuto reggente del clan Falanga, il suo ex sodale Giuseppe Pellegrino ed il 43enne Luigi Capozzella. Secondo l’accusa i tre hanno costretto un imprenditore a versare la somma di euro 500 mensili per poter installare le slot machine in un centro scommesse corallino. Gli inquirenti ricostruiscono anche i ruoli degli indagati: Luigi Capozzella si occupava di raccogliere la ‘mazzetta’ dalla vittima; i soldi in seguito venivano consegnati a Giuseppe Pellegrino (il cassiere del gruppo) che a sua volta li versava a Maurizio Garofalo per la spartizione dei proventi. Il tutto con l’aggravante, si legge nel provvedimento di custodia cautelare dell’aver commesso il fatto avvalendosi della forza intimidatrice derivante dall’appartenenza al clan camorristico Falanga.

Grazie ad una ‘soffiata’ i militari dell’Arma sono riusciti a scoprire il fatto ed a ricostruire l’intera vicenda. Per chiudere il cerchio su Garofalo ed i suoi sodali, però, sono state necessarie le intercettazioni ambientali in carcere tra Maurizio ‘o pullier e l’ex amante Raimonda Sorrentino e alcune intercettazioni a carico di Antonio Garofalo (non indagato per estorsione), figlio di Maurizio e marittimo di professione. E’ proprio quest’ultimo che, senza saperlo, inchioda suo padre. Antonio, intercettato dagli investigatori, parla con una ragazza e riferisce che non si sarebbe mai aspettato di trovare una situazione del genere in famiglia dopo l’arresto del padre. Inoltre il giovane spiega che durante il periodo di imbarco non riusciva a capire se le difficoltà economiche della madre dipendessero dal fatto che il padre avesse lasciato tutto il danaro alla Sorrentino.

Antonio confida alla ragazza di essere stato avvicinato da diverse persone convinte che fosse stato designato per continuare le attività illecite del padre, ma lo stesso asseriva di aver riferito ai suoi interlocutori di non avere intenzione di subentrare in contesti criminali che riguardavano il sodalizio. In particolare il giovane racconta di non voler avere a che fare con il sistema estorsivo messo in piedi dal padre, da Pellegrino e Capozzella. Nel corso di un’intercettazione Antonio dice di essere stato avvicinato da Luigi Capozzella per capire come gestire i proventi dell’estorsione alla società di slot machine. Il giovane, però, si è rifiutato. “Vedetevela voi – si legge nella trascrizione dell’intercettazione – prendetevi anche voi i soldi (…) io non voglio andare in carcere (…) Che devo fare a me non interessa “.

TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI

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