Almaviva, Napoli e Roma: il banco vince sempre

Almaviva, Napoli e Roma: il banco vince sempre

Nella notte tra il 21 e il 22 dicembre, i dirigenti di Almaviva hanno trovato l’accordo con i lavoratori della sede di Napoli scongiurando momentaneamente il licenziamento. Nulla da fare per i dipendenti della sede di Roma, i quali hanno rifiutato l’accordo proposto dall’azienda

@Saverio Nappo

NAPOLI – Alle porte delle festività natalizie, l’ultima cosa che un lavoratore vorrebbe trovarsi nella cassetta della posta è una lettera di licenziamento. A dirla tutta, nessuno vorrebbe trovarsi una lettera di licenziamento tra le mani, indipendentemente dalle festività, ricorrenze o del semplice passare dei giorni. Nell’immensa palude che sta inghiottendo le aziende italiane e i suoi lavoratori, c’è chi prova a trovare un appiglio su cui fare leva per liberarsi dalla morsa salmastra che risucchia tutto verso il baratro. Il caso di Almaviva tiene banco negli ultimi mesi, ma soprattutto nelle ultime ore. In quella che, inevitabilmente, si è trasformata in una lotta tra poveri, l’accordo proposto dalla dirigenza della multinazionale, accettato dai lavoratori della sede di Napoli e rifiutato da quelli della sede di Roma, rappresenta la più classica vittoria del banco.

Proteste all’esterno di Almaviva-Napoli

Facciamo un passo indietro. Nel 2005, la COS.IT, holding presieduta da Alberto Tripi, costituita dal Gruppo COS e da Interbanca, acquisisce il Gruppo Finsiel da Telecom Italia. Dall’integrazione delle attività del Gruppo COS (telecomunicazioni) e quelli di Finsiel (informatica) nasce il Gruppo AlmavivA. Il gruppo evolve in una multinazionale – operante nel settore Information & Communication Technology – in pochi anni, con tredicimila addetti in Italia e circa trentaduemila all’estero. È innegabile che Almaviva, come la quasi totalità delle aziende mondiali, abbia risentito della crisi economica che caratterizza gli anni 2000. La dirigenza, quindi, decide di attuare una serie di provvedimenti volti a salvaguardare il bilancio dell’azienda e, conseguenzialmente, la sopravvivenza dell’azienda stessa.

Uno striscione contro il dirigente numero uno di Almaviva

“Salvaguardare il bilancio e la sopravvivenza dell’azienda” significa, in soldoni, licenziamento dei dipendenti, dislocazione delle sedi strategiche principali, riduzione drastica degli stipendi dei dipendenti e raggiungimento – praticamente – obbligato dei risultati indicati dal plannig aziendale, nonostante tutto. Nello specifico, Almaviva mette sotto i riflettori del riassetto aziendale interno le sedi di Napoli e di Roma, annunciando, in sintesi, il licenziamento di 2511 dipendenti. I lavoratori, rappresentati dalle RSU di Napoli e Roma, annunciano battaglia e chiedendo a gran voce l’intervento dello Stato, evidenziando come Almaviva stia reclutando a Iași, in Romania, mentre chiude i cancelli in Italia. Interviene il Governo, vestendo le parti del mediatore, nell’interesse dei dipendenti scaricati dalla multinazionale che si accasa altrove, nel segno del risparmio dovuto ad un costo aziendale contenuto.

La protesta ha raggiunto anche lo stadio San Paolo

Ed eccoci alla notte tra il 21 e il 22 dicembre, Anno Domini 2016. Almaviva siede al tavolo delle trattative con il Governo – Carlo Calenda e Teresa Bellanova – e i dipendenti – le RSU di Napoli e di Roma – al Ministero dello Sviluppo Economico, in via Molise, nella Capitale. L’accordo proposto dai dirigenti di Almaviva consiste in una cassa integrazione per tre mesi (fino a marzo 2017, ndr), paga notevolmente ridotta, nessuna aspettativa soldida, in cambio del “non licenziamento”. Gli 843 dipendenti di Almaviva-Napoli hanno firmato l’accordo strappando la promessa di un impegno concreto dell’azienda con l’obiettivo di mettere la sede di via Brin al centro di un programma di riorganizzazione e di stabilizzazione sul territorio. I dipendenti di Roma hanno rifiutato l’accordo, condannandosi al licenziamento.

Tramonto sulla sede di Almaviva-Roma: emblematica immagine

Quello che appare chiaro in questa vicenda è che l’accordo tra i lavoratori di Napoli e la dirigenza sia servita solo a prolungare l’agonia di quello che è un vero e proprio moribondo, che cerca di andar via, con ogni forza, desideroso in una nuova dimensione. Il licenziamento ormai certo dei 1666 dipendenti di Almaviva Roma è solo la rappresentazione di quello che accadrà a Napoli in un futuro ormai prossimo, a meno che i dipendenti non accettino le condizioni dettate dalla dirigenza che, come detto, lavora per salvaguardare il bilancio e la sopravvivenza dell’azienda. In questo mors tua vita mea perpetuo, alla fine, quello che vince sempre è il banco, l’azienda, a discapito di chi ha dedicato la propria vita al lavoro e sul lavoro ha costruito la sua vita, la sua indipendenza, la sua libertà.