Con la monnezza, come a Trieste

Con la monnezza, come a Trieste

La città di Trieste versa in condizioni di degrado a causa della cattiva gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Il sindaco Roberto Dipiazza dribbla le sue responsabilità, nascondendosi dietro il classico luogo comune “monnezza a Napoli”

@Saverio Nappo

TRIESTE – Scatoloni abbandonati alle intemperie che cedono sotto la pioggia e sotto il sole, quando splende. Buste abbandonate sul ciglio della strada che sembrano prendere vita mentre il loro ventre si decompone. Polistirolo fetido, fogliame marcescente, plastica e l’orrida noncuranza della gente. Monnezza. Per chi, negli ultimi venti anni, ha vissuto nelle coordinate geografiche di Napoli e, soprattutto, provincia, questa descrizione sommaria ma indicativa rievoca immagini di quotidianità figlia del malaffare e della mala gestione. Risalire il crinale dal quale Napoli era caduta, senza alcun appiglio, è stato un processo lento e complicato. Faticoso all’inverosimile. Come spesso accade, ci si accorge d’essere soli nel momento in cui sarebbe apprezzato un aiuto. Napoli è risorta, lo sta ancora facendo, nel segno del suo orgoglio, passo dopo passo.

Monnezza abbandonata nei boschi alle porte di Trieste, ancora oggi
Monnezza abbandonata nei boschi alle porte di Trieste, ancora oggi

Le continue crisi ad orologeria hanno inevitabilmente sensibilizzato centinaia di migliaia di abitanti, il sangue e le vene di Napoli e della sua provincia, trasformatisi in occhi e orecchie che fungono da controllori sparpagliati sul territorio. Il processo di crescita culturale – che comprende anche la cultura ecologica – è ancora in atto, in dinamico sincronismo con i tempi che cambiano e con lo sviluppo tecnologico. Tuttavia, non tutti sembrano riuscire a stare al passo, a rispettare le tabelle di marcia imposte dalla legge, italiana ed europea. Oltre il ben noto caos in cui versa la gestione dei rifiuti a Roma, con lo scempio di Malagrotta – 240 ettari, tra le 4500 e le 5000 tonnellate di monnezza scaricate ogni giorno, 330 tonnellate di fanghi e scarti di discarica prodotti ogni anno – aperta nel 2002/2003 e battente bandiera di Manlio Cerroni – non esattamente uno stinco di santo – anche la città di Trieste sembra arrancare non poco.

Monnezza triestina, monnezza italiana
Monnezza triestina, monnezza italiana

La città del vento, del jazz e del golfo al confine, è guidata da Roberto Dipiazza, dal 19 giugno 2016. In verità Dipiazza è un vero e proprio regnante: sindaco di Muggia (TS) nel 96, nel 2001 diventa sindaco di Trieste, carica che occuperà fino al 2011. Lo stesso Dipiazza si ricandida alle ultime elezioni con una lista civica, vincendo al ballottaggio. Indubbiamente una figura politica molto apprezzata dalla piazza triestina, Roberto Dipiazza ha sempre dimostrato uno spiccato senso di territorialità. Tra le altre cose, il suo leit motiv politico è sempre stato farcito di soluzioni urlate dai balconi della casa comunale e concesse alla Bora che risale piazza Unità d’Italia. Il problema, per Trieste e i triestini, è che le cose non sono esattamente andate come avrebbero dovuto, in questi anni. Il problema della gestione dei rifiuti, affidato di rimando alla AcegasAps, così come la gestione della pulizia dei marciapiedi e del fondo stradale, non funziona come dovrebbe. Scavando nel dimenticatoio, si nota che puntualmente qualcosa s’inceppi nel meccanismo che trasforma le parole in fatti e, in questo caso, la monnezza in risorsa.

Monnezza tour triestino
Monnezza tour triestino

Il sindaco di Trieste, come riporta la redazione di IdentitàInsorgenti, intervistato tra le vie della città friulana non si è limitato ad offrire al telespettatore, anestetizzato da oltre un decennio di cose già dette e già sentite, una reazione populista alle segnalazioni pervenutegli, ma si è avventurato in un luogo che non appartiene alla politica, che appartiene alla povertà di argomentazioni, ai paraocchi culturali di cui, molto probabilmente, è vittima buona parte della comunità che egli stesso rappresenta e che lo ha preferito con una percentuale del 52,63%, alle ultime elezioni di giugno 2016. Dipiazza non è nuovo in richiami ai passati casi di mala gestione di Napoli, difatti già in un’intervista del dicembre 2010 comparava i risultati scadenti della differenziata a Trieste con quelli, ugualmente insufficienti, di Napoli. Sempre Dipiazza, in video, oggi, dice a chiare lettere: «Cari cittadini, quando vedete questi disservizi dell’Acegas, che gli diamo 38 milioni all’anno, telefonatemi. Perché è giusto, noi non siamo a Napoli..». Il virgolettato mi scagiona dall’utilizzo scellerato della lingua italiana, ma non salva il sindaco dal giudizio complessivo datogli dallo stato attuale delle cose, figlio di processi politico-sociali differenti che, evidentemente, hanno portato a risultati ben diversi. Come dire? A Napoli non ci sono più strade con la monnezza, come a Trieste.