Gabbia sì, Gabbia no

Gabbia sì, Gabbia no

Miglior prestazine stagionale per il Gabbia in quello che non è mai stato il suo ruolo naturale. Mister Sarri lo premia lasciandolo in campo per novanta minuti, appoggiandosi ai suoi movimenti, finalmente giusti.

@Saverio Nappo

NAPOLI – Il senso di smarrimento è probabilmente la peggior patologia accusata dal tifoso partenopeo. Nasce col sole e con la pioggia, apparentemente anche dal nulla, se vogliamo. Quando tutto sembra andare storto, il senso di smarrimento si acuisce a tal punto da trasformare l’enfasi in sofferenza, la gioia in noia, l’adrenalina in metanfetamina. Le iniezioni di gioia direttamente endovena rappresentate dai sorrisi tipicamente adolescenziali di Milik sono ormai sfumate e metabolizzate dai corpi dei tifosi che sono caduti in uno stato psicologico associabile ad un dramma non solo sportivo. Il sorriso lontano tanto quanto i risultati, il dominio del gioco sugli avversari diventato sterile tiki taka in zone fredde del terreno di gioco hanno inevitabilmente tagliato le gambe al popolo del San Paolo che ha cominciato a rumoreggiare,prima e a disertare, poi. La mancanza della punta centrale ha generato il crollo impressionante dei numeri riguardanti le conclusioni in porta, la mole di gioco in area avversaria e la media punti conquistata a discapito di prestazioni tutto sommato di buon livello. L’unico ad avere caratteristiche simili a quelle di Arek Milik, per dikat societario, era ed è Manolo Gabbiadini. Il Gabbia.

Il goal di Zielinski nasce da una sponda del Gabbia
Il goal di Zielinski nasce da una sponda del Gabbia

La sua occasione migliore si è trasformata nella condizione peggiore per potersi esprime. Ironia della sorte, il pupillo protetto e sponsorizzato dal presidente De Laurentiis si è ritrovato chiuso in una gabbia, stretta e insidiosa, dove la posizione in campo e le aspettative alimentate a suon di colonne sui giornali hanno innalzato sbarre strette e cosparse di ruggine. Il tempo scorre inesorabile, partita dopo partita, competizione dopo competizione, occasione dopo occasione. Il Gabbia resta solo, lontano dal gioco e dal contesto. Il minutaggio concessogli nel vazer con Milik ha portato tutti a sottovalutare l’insufficiente spessore caratteriale del Gabbia. La presenza del 99 ha permesso alla squadra di non snaturarsi, rimanendo costantemente fedele all’impostazione tattica professata da mister Sarri nel bunker di Castel Volturno, anche quando il Gabbia da titolare/sostituito o da titolare/subentrante si è perso nell’inconsistenza del vuoto cosmico tra lui e le mezzali, tra lui e i centrali, tra lui e le ali. Costretto nella morsa delle sentinelle delle porte avversarie, Manolo, alla fine, ha perso anche se stesso, chiudendosi in mesto e desolante silenzio. Come un uccello in gabbia che smette di cantare per tristezza.

Il Gabbia è presente anche nella costruzione del secondo goal di Hamsik
Goal numero 104 per Marek Hamisk, così come Edinson Cavani

Poi, però, accade quello che nel calcio si può chiamare “miracolo sportivo”. Con Mertens squalificato per un turno, il Gabbia è titolare contro l’Inter. Una sfida tra deluse, dove le paure si mescolano ai rimpianti e l’ansia si taglia a fette con lo sguardo. Il catino è pieno per metà, il popolo napoletano è insoddisfatto, è vittima della delusione, stordito di “lo sapevo” e “il giocattolo si è rotto” in quantità eccessive. Manolo è al punto più basso della sua carriera. Lui lo sa, lo sanno i tifosi sugli spalti, lo sanno i mister-delusi da casa, lo sa Maurizio. Quando non si ha più niente da perdere il cuore comincia a battere a ritmo lento, la mente è calma, la vista rende nitido e chiaro ogni metro quadro. L’immaginazione si espande riempiendo il vuoto lasciato dalle aspettative crollate in serie, come i tasselli di un domino mal costruito. Gabbiadini si propone, non molla. Tutti credono sia solo un caso. Gabbiadini aggredisce la profondità, allunga la squadra. Tutti guardano in silenzio. Gabbiadini sgomita a ridosso del dischetto degli undici metri, chiama la palla, suggerisce la sponda. La squadra comincia a credergli, comincia a vedere il lui la spalla su cui aggrapparsi per scalare il muro della scarsa concretezza. Gabbiadini sale a ridosso del cerchio di centrocampo, scarica sulle mezz’ali poi scappa verso tutte le possibili linee di passaggio, zigzagando tra Miranda e Ranocchia.

Quarto goal in tre partite per il nuovo Lorenzo Insigne
Quarto goal in tre partite per il nuovo Lorenzo Insigne

Manolo si agita, si dimena, con rabbia. Urla, la sua anima brucia così come la sua voglia di risalire dal baratro nel quale si è ritrovato quasi senza accorgersene. Il professore riapre la competizione interna con Mertens-falso nueve, per la decisiva sfida dell’Estádio da Luz di Lisbona. Solo lui avrebbe potuto aprire la gabbia nel quale sta soffocando, dal quale deve scappare, per tornare a giocare. In tempo di quesiti referendari c’è chi sceglierebbe ancora lui, fortissimamente lui, come soluzione che non c’è ad un problema – gestionale – che non può essere risolto. C’è il Gabbia nello scarico su Hamsik che, poi, innesca Callejon sul goal del vantaggio, nei primi minuti di partita. C’è il Gabbia che sgomita tra i centrali dell’Inter sul finale di primo tempo, in attesa dell’arrivo di Hamsik che, poi, proverà la conclusione da fuori area. È decisamente questo il Gabbiadini che tutti si aspettano: che giochi come un ragazzo, spensierato, per la squadra che lo aspetta, per la città sopita che se ne sta seduta sul ciglio del suo baratro a guardare e che non vede l’ora di tornare a sorridere. Nessuno si aspetta un Higuaìn 2.0, del resto.