Scandalo all’Asl Napoli Nord: il direttore favoriva figlia e nuora

Scandalo all’Asl Napoli Nord: il direttore favoriva figlia e nuora

Agnese Iovino avrebbe indirizzato fondi per la ricerca a favore di membri appartenenti alla sua cerchia familiare


AFRAGOLA – Abuso d’ufficio, nei guai l’ex direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord, attualmente direttore sanitario del distretto 44 della stessa azienda sanitaria. Nella mattinata di ieri gli ufficiali della sezione di polizia giudiziaria della procura della Repubblica di Napoli hanno eseguito l’ordinanza applicativa della misura interdittiva dall’esercizio di pubblico ufficio o della pubblica funzione per la durata di un anno emessa dal Tribunale di Napoli – ufficio gip nei confronti di Agnese Iovino – moglie dell’ex sindaco di Afragola Santo Salzano, la cui amministrazione fu sciolta per infiltrazioni mafiose nel 2005 –  in relazione a reiterate condotte di abuso di ufficio nel periodo in cui ricopriva la carica di direttore generale dell’Asl.

Nell’ordinanza cautelare – emessa sulla scorta di richiesta avanzata dalla Procura di Napoli – sezione reati contro la pubblica amministrazione – viene sottolineata la gravita indiziaria raccolta a carico della dottoressa Iovino, residente a Casoria ma originaria di Afragola, che nel corso degli anni 2012-2014, si sarebbe attivata – come riportato nel provvedimento che vede in calce la firma del procuratore della Repubblica aggiunto, Alfonso D’Avino – al fine di far ottenere a soggetti della propria cerchia familiare incarichi professionali in violazione delle norme vigenti, consentendo, in particolare, alla figlia ancora specializzanda di partecipare ed aggiudicarsi un assegno di ricerca per la realizzazione del piano operativo della rete di assistenza ai malati terminali, sussistendo il regime di esclusività prestazionale, a carico dei medici specializzandi.

Inoltre il gip ha ritenuto fondata anche la ricostruzione secondo cui la stessa levino si sarebbe adoperata per assicurare alla futura nuora un assegno di ricerca per amministrativo nell’ambito del progetto di ristrutturazione del dipartimento delle dipendenze patologiche ed un successivo incarico di collaborazione nel medesimo ambito.

Sempre da quanto emerge dalle risultanze investigative, fatte proprie dal giudice, che le ha poste a fondamento del provvedimento cautelare, tali situazioni “si sarebbero verificate mediante l’adozione di più atti e delibere in violazione di legge e del dovere di astensione predeterminati al conseguimento di interessi personali e dei prossimi congiunti, chiara espressione dell’avvenuta strumentalizzazione del proprio ufficio nell’assoluto dispregio degli interessi pubblici che l’indagata era chiamata a tutelare “.

La polizia giudiziaria, che ha proceduto alle indagini, ha comunicato l’intera vicenda alla direzione del personale dell’Asl Napoli 2 Nord. Lo scorso anno la levino era stata sospesa, in qualità di commissario dell’azienda sanitaria, dalla giunta della Regione Campania, che aveva sottolineato che occorreva “una svolta netta nella gestione dell’assistenza sanitaria ai cittadini” e che “la situazione venutasi a creare nell ‘Asi Napoli 2 non era più sostenibile”. Fu sostituita da un reggente nella persona di Massimo La Catena.