Coppa Italia mon amour, democratica e affascinante

Coppa Italia mon amour, democratica e affascinante

Martedì sera si è giocata l’ennesima sfida tra i migliori allenatori della massima serie, una partita bella e intensa, contrariamente a quanto si potesse credere, considerando il turn over necessario. L’ultima sfida di Coppa Italia, tra Napoli e Fiorentina fu nella finale del 2014, vinta dagli azzurri di Benitez

@Saverio Nappo

NAPOLI – Sono sempre stato particolarmente affezionato alla Coppa Italia. L’ho sempre ritenuta una competizione molto affascinante e democratica. La democrazia nel calcio non è un concetto così scontato, sia a livello di squadra che a livello di competizioni. L’esistenza delle squadre materasso, del resto, è la chiara dimostrazione che il calcio è tutto fuorchè “democrazia”. Chi ha più denaro, ha potere d’acquisto. Chi ha potere d’acquisto può avere i giocatori più forti. Chi ha i giocatori più forti riuscirà ad ottenere un numero sempre maggiore di vittorie, trasformando la sua figura, all’interno di un torneo, in quella di un tiranno, che tutto prende e nulla lascia agli altri. In Coppa Italia persiste questa deriva capitalista del calcio, ma, da regolamento, anche una squadra che milita in Lega Pro ha l’opportunità di partecipare alle fasi finali. Quando si scende in campo, si sa, “il pallone è rotondo” e può accadere di tutto, anche l’incredibile.

Momenti di Coppa Italia, al San Paolo -Eugenio D’Alessio

La Coppa Italia è un percorso che le squadre provenienti da categorie inferiori del calcio italiano affrontano come fossero finali, sperando nella fortuna e nell’eccessivo turn over delle big, bisognose di ossigeno in vista dei tour de force in campionato o in Europa. Il fascino di questa competizione nasce proprio da qui, dalla tendenza all’equilibrio. Chi gioca la sua finale e chi schiera le seconde linee, partecipano alla genesi dell’imprevedibilità. Che è affascinante come poche altre cose. Il Napoli, ad esempio, è l’unica squadra ad aver vinto la Coppa Italia da partecipante al campionato cadetto, nel 1962. Quell’anno, tra l’altro, vinse anche il campionato di B, riconquistando l’accesso alla massima serie. È proprio a questa magia imprevedibile che mi riferisco quando vi dico che la Coppa Italia è affascinante e democratica. Anche quest’anno, inoltre, la tradizione è stata rispettata. Vedi lo Spezia, ad esempio, che è stato eliminato proprio dal Napoli (3-1), ma mantenendo la partita aperta fino al cincquantacinquesimo, giocando a viso aperto e con cuore.

187 gare su 189, 55 gol, 42 assist, coppe comprese

Ma è anche il caso del Cesena che si giocherà il quarto di Coppa Italia il prossimo 1 febbraio all’Olimpico contro la Roma di Spalletti. Il turn over sarà inevitabile, considerando il secondo posto in campionato da difendere e la sfida con il Villareal, in Europa League, alle porte. Intanto, martedì si è giocato il primo quarto di finale di Coppa Italia, al San Paolo, tra Napoli e Fiorentina. Non una partita qualsiasi, non due squadre qualsiasi. La vittoria di misura degli azzurri (neri) di Sarri, con goal vittoria di Callejon, e la percentuale di possesso palla a favore degli uomini di Sousa descrivono una partita vera, giocata sul filo del rasoio, tra linee costruite bene e movimenti riusciti male. La sfida contro la viola, nello scorso campionato, fu una delle più belle ed intense, tanto da risultare anche una delle più riviste dagli utenti delle pay tv. Mosse e contro mosse, costruzione di gioco sui movimenti dell’avversario, concessione di spazi studiato in allenamento, rapidità e attitudine alla giocate sopraffine, fecero di Napoli-Fiorentina uno spot al calcio italiano. Un punto di partenza per la costruzione di un modo tutto nuovo di fare calcio in Italia.

 

Sarri ha detto di lui che «lo conserverebbe in un’ampolla di cristallo»

A tutto ciò, aggiungeteci le aspettative legate al superamento del turno di una competizione che tutti snobbano ma che tutti vogliono vincere ed ecco che avrete il resoconto di ciò che si è visto a Fuorigrotta, martedì sera. Quando due squadre giocano con lo stesso livello tattico e con la stessa intensità, vince chi ha gli uomini più freschi e più in palla. Ovvero, chi ha la panchina più lunga e più valida. L’uomo in più del Napoli versione 2016-2017 è proprio la panchina lunga e valida, senza la quale, la scorsa stagione, ha arrancato in inverno inoltrato, perdendo, tra l’altro, il quarto di finale di Coppa Italia, al San Paolo, contro l’Inter di Mancini. Panchina corta vuol dire fiato corto e questo il Napoli non ce l’ha. I movimenti delle linee sono perfettamente sincronizzati, sia in fase di possesso che in fase di copertura. La semifinale prevede una doppia sfida con la Juventus. Oltre che affascinante e democratica, si potrebbe addirittura dire che la Coppa Italia è giusta, come i numeri, come il destino, come gli stessi dei del calcio.