La storia di Russo preso di mira dalla camorra: nella sua agenzia fu già ucciso un uomo

La storia di Russo preso di mira dalla camorra: nella sua agenzia fu già ucciso un uomo

L’imprenditore giuglianese che ha subito gli attacchi intimidatori di questa notte aveva testimoniato in un processo contro il clan dei casalesi


GIUGLIANO – Le bombe che questa notte hanno squarcio il silenzio tra Giugliano e Parete hanno una storia che viene da lontano. Una storia di morte e terrore firmata clan dei Casalesi.

Era il 2 ottobre 2008, quando nella sede delle pompe funebri Russo di via Oasi Sacro Cuore, la stessa dove la scorsa notte è esploso un ordigno che ha frantumato le vetrine, il gruppo di fuoco dei Casalesi guidati da Giuseppe Setola uccise il ragioniere Lorenzo Riccio, 37 anni dipendente di Luciano Russo.

I killer fecero irruzione introno alle 8.10 del mattino, all’apertura. Imbracciavano pistole e kalshnikov, erano a volto scoperto e seppellirono il 37enne sotto una pioggia di proiettili. Riccio fu sorpreso mentre era chino su una scrivania, dopo i primi colpi cercò di scappare in un ufficio laterale ma fu raggiunto e freddato alle spalle. Il ragioniere non era il vero obiettivo del commando che però quando entrò in azione nell’agenzia non si accertò di chi avessero di fronte.

Il titolare della ditta Russo e C., Luciano Russo, che negli anni ’90 era stato il testimone chiave in un processo contro la mafia di Casal di Principe e le sue dichiarazioni portarono alla condanna del boss Francesco Bidognetti, alias “Cicciott ‘e mezzanotte”. Il clan non dimenticò quello che ai loro occhi era un affranto imperdonabile e quasi 15 anni dopo la scure della vendetta calò sulla ditta Russo, fredda e implacabile.

Tornando ai giorni nostri, la bomba di ieri sera va a gettare nuovamente l’ombra dell’intimidazione camorristica contro Luciano Russo. Già all’epoca, il processo che portò alla condanna del boss dei casalesi riguardava pressioni e minacce per controllare il giro d’affari delle agenzie funebri, settore assai redditizio e che non entra mai in crisi.

Dopo anni di arresti eccellenti e sequestri il clan torna a far sentire la propria voce e lo fa nell’unico modo che conosce: seminando distruzione e terrore.