Lo Russo jr: “Quando ero latitante ho avvisato il mio amico Lavezzi”

Lo Russo jr: “Quando ero latitante ho avvisato il mio amico Lavezzi”

L’ex rampollo dei “capitoni” di Miano ha raccontato ai giudici il suo rapporto “speciale” con l’ex attaccante del Napoli


NAPOLI – Avvisai il mio amico Lavezzi quando mi diedi latitante, questo il primo pensiero di Antonio Lo Russo, figlio di Carlo boss di Miano e capoclan dei “capitoni”.

Questo particolare è emerso dall’ordinanza emessa dal gip che ha portato all’arresto di Luigi Scognamiglio, il gioielliere di via Calabritto ritenuto un fiancheggiatore del clan e accusato di aver coperto la latitanza del boss. Il fatto risale al 2010, quando Antonio sfuggì ad un blitz delle forze dell’ordine e si nascose a casa di un pusher.

Uno dei suoi primi pensieri fu quello di delegare una terza persona per avvisa l’ex campione del Napoli della sua latitanza. Lo Russo jr ha spiegato agli inquirenti che il suo era un gesto di cortesia per evitare di “metterlo in difficolotà”. Il boss, ora pentito, racconta che Lavezzi aveva un telefono dedicato per parlare esclusivamente con lui. Per preservare il calciatore dalle indagini della dda gli aveva mandato un emissario per avvisarlo e metterlo in guardia da eventuali controlli.