Napoli, contagia l’epatite dopo una trasfusione: risarcita con 300mila euro

Napoli, contagia l’epatite dopo una trasfusione: risarcita con 300mila euro

Il Tribunale di Napoli condanna il Ministero della Salute al risarcimento: “Era tenuto ad esercitare un’attività di controllo e di vigilanza in ordine alla pratica terapeutica”


NAPOLI – Correva l’anno 1987, quando una donna si sottopose ad una trasfusione di sangue e di plasma e a somministrazione di immunoglobuline presso un noto  nosocomio  napoletano. Dopo sei anni le è stato diagnosticato il virus epatite cronica HCV RNA positiva, come racconta il suo legale Michele Liguori.

La donna e il suo legale decisero di andare a processo citando il Ministero della Salute per omessa vigilanza, anche se il virus era stato scoperto in seguito alla trasfusione, richiedendo un adeguato risarcimento danno.

Il Ministero, dal suo canto  ha contestato la richiesta sostenendo che il virus è stato scoperto soltanto nel 1988 e, quindi, nessuna azione poteva essere attivata per evitare il danno.

Il Tribunale di Napoli, riporta Liguori, ha accolto le pretese della donna e  ha affermato che il Ministero è tenuto ad esercitare un’attività di controllo e di vigilanza in ordine alla pratica terapeutica della trasfusione del sangue e dell’uso degli emoderivati, ed è responsabile per omessa vigilanza del danno conseguente alla trasfusione di sangue ed emoderivati effettuata nel 1987, quale l’epatite cronica HCV correlata subìta dal trasfuso anche se il relativo virus è stato scoperto successivamente».

Era tenuto ad  adottare comportamenti più virtuosi, si legge tra le motivazioni del Tribunale di Napoli che condanna il Ministero della Salute,  in sede civile, a un risarcimento di circa 300 mila euro in favore della giovane.