Allarme bullismo nel napoletano: il problema è sociale

Allarme bullismo nel napoletano: il problema è sociale

I controlli di amministrazione e forze dell’ordine non bastano. Fare i genitori oggi è ancora più difficile che in passato ma questo non può essere un alibi


AREA NORD – Nelle ultime settimane, nell’hinterland napoletano si sono moltiplicati gli episodi di violenza in cui i protagonisti, vittime e carnefici, sono ragazzini. Episodi come quello di Mugnano, dove un 13enne è stato pestato da un gruppo di coetanei o quello ancor più grave di Giugliano, dove un altro 13enne con problemi di disabilità è stato ripetutamente violentato dal branco. Ma gli atti quotidiani di violenza sono all’ordine del giorno. Lo sanno bene gli abitanti di Giugliano, le cui strade – specialmente nel fine settimana – diventano teatro di scorribande messe in atto da bande di ragazzini che si atteggiano a criminali. L’ultimo atto in ordine di tempo è quello denunciato da una madre che ha visto il figlio essere aggredito in piazza Gramsci da un gruppo di bulli che cercavano di sottrargli la bicicletta.

È SOLO UN PROBLEMA DI SICUREZZA?. Quando vengono fuori questo tipo di episodi, la prima cosa che fanno tutti è quella di puntare il dito contro le forze dell’ordine e l’amministrazione. Si richiedono più controlli e una maggiore presenza delle forze dell’ordine in strada. In particolare a Giugliano, il fenomeno delle baby-gang è in allarmante e crescente aumento. Ragazzini sfrontati che non hanno paura di affrontare l’autorità, come quando lo scorso anno alcuni agenti dei vigili urbani furono aggrediti da un gruppo di adolescenti. Ma realmente il fenomeno della violenza giovanile è solo un problema di sicurezza?  Le misure messe in campo da amministrazione tramite la presenza delle forze dell’ordine, appaiono non sufficienti ma restano comunque palliativi e non risolvono il problema alla radice. Anche perchè nella maggior parte dei casi, i minori coinvolti hanno meno di 14 anni e dunque non possono essere perseguiti penalmente in alcun modo.

EFFETTO GOMORRA. La questione sembra avere risvolti molto più profondi di tipo culturale. Per questo, in molti hanno puntato il dito sull’effetto Gomorra: ragazzini che si esaltano nel vedere le gesta di Genny Savastano o Ciro Di Marzio e tentano di replicarle nella vita reale. Ad avvalorare questa ipotesi ci sarebbero gli atteggiamenti da baby-boss mostrati, ad esempio, dal branco che ha pestato il 13enne di Mugnano. Ragazzini di 12-13 anni che usano violenza e su Facebook postano frasi di malavita e foto con uno spinello in bocca. Proprio la dinamica dei social finisce per amplificare e distorcere ulteriormente le gesta di questi giovanissimi e lascia sgomenti gli osservatori esterni. Diciamoci la verità, gli atti di bullismo sono sempre esistiti ma quello che stupisce oggi è la consapevolezza e la fierezza con cui vengono compiuti. Quello che priva poteva essere derubricato con una ragazzata adesso si amplifica e mostra problematiche più profonde.

Puntare il dito sui cattivi esempi dati da televisione e social network sarebbe riduttivo e soprattutto rappresenterebbe la via più facile. Più difficile è invece ammettere che in tutte queste storie si sente il silenzio assordante dell’assenza delle famiglie. Fare il genitore non è stato mai facile e forse oggi è più difficile che in passato ma questo non può essere un alibi.

Il primo passo per limitare questo fenomeno deve essere senz’altro una maggiore attenzione dei genitori verso i propri figli molto spesso distratti da un’epoca che serve cattivi esempi ad ogni angolo della strada e del web. Quel web in cui i ragazzini spesso si sentono invincibili viaggiando in una realtà che troppo spesso considerano parallela ed impunita.