Gavetta toscana, Sarri ed Allegri: la manovalanza al potere

Gavetta toscana, Sarri ed Allegri: la manovalanza al potere

Tanta esperienza maturata nelle serie inferiori: quando il successo arriva sudando


NAPOLI – Entrambi toscani, sebbene uno dei due sia nato a Napoli, la città che oggi lo riabbraccia come allenatore. Maurizio Sarri e Massimiliano Allegri, nessuno ha regalato nulla a questi due eccellenti protagonisti del presente italiano, anzi. Caratteri che si incrociano in tanti punti e si allontanano in altri, con un comune denominatore: un background che ha respirato il fango dei campi di periferia e la muffa di spogliatoi grondanti di sudore e polvere.

Oggi Massimiliano Allegri è l’allenatore della squadra che domina da oltre un lustro il calcio italiano, con la possibilità di scrivere una pagina storica del football tricolore col sesto Scudetto consecutivo. Sarebbe il terzo per lui e la concreta chance di superare Antonio Conte nei titoli vinti, una possibilità impensabile il giorno del suo arrivo accompagnato da uno scetticismo fortissimo del popolo bianconero. Lui rispose portando a casa gli stessi titoli dell’ex capitano e tecnico bianconero, sfiorando in più quel triplete che anche in questa stagione è una realtà tutt’altro che remota. La finale di Berlino, gli ottavi assurdi col Bayern e i quarti ipotecati quest’anno: Max è già superiore ad un Conte che non fu nemmeno capace di portare la Vecchia Signora in finale di Europa League, tra l’altro allo Juventus Stadium quell’anno.

Ha un 70% di vittorie con la Juventus, numeri incredibili e che nel giro di un paio di stagioni potrebbero anche renderlo l’allenatore più vincente nella storia della Torino bianconera. Il suo destino è però incerto, conteso da alcuni dei maggiori club d’Europa e, soprattutto in caso di successo europeo, potrebbe esaurire ciclo e stimoli. Non male per un tecnico arrivato al Milan, prima che alla Juve, passando per Sassuolo e Cagliari senza godere di un cognome importante ed un passato celebre da calciatore.

Diversi chilometri più in basso c’è Sarri, uno che lavorava in banca ed allenava nelle serie inferiori, ma molto inferiori. Ad Empoli ha saputo incantare Sacchi e soprattutto De Laurentiis, che lo ha fortemente voluto ai piedi del Vesuvio. In due anni ha fatto sognare lo Scudetto agli azzurri e i quarti di Champions quest’anno, consegnando alla città 55 minuti da favola in cui hanno preso a pallate i Campioni d’Europa e del Mondo del Real Madrid. A quasi sessant’anni ha assaporato con la semplicità e la tuta di sempre stadi come il Bernabeu e risultati frutto della conoscenza e caparbietà, senza spintarelle e raccomandazioni.

Due personaggi straordinari per un calcio italiano bisognoso di storie come queste, dove il frutto del lavoro conta più della carta d’identità. Anime toscane, una fiorentina e l’altra livornese, capaci di difendere a spada tratta come un padre i propri giocatori davanti alle telecamere, ma allo stesso tempo riuscendo a mostrare le unghie e i denti una volta spenti i riflettori.

E per chi come loro ha assaporato il bello della gavetta, certe musiche e certe atmosfere hanno tutto un altro effetto.