Leandrinho non sa cos’è la paura

Leandrinho non sa cos’è la paura

Il Napoli ha bruciato la concorrenza con un’offerta che ha convinto immediatamente sia il giocatore che il Ponte Preta, club proprietario del cartellino. Leandrinho sta facendo la differenza: 8 reti e 3 assist in 526 minuti con la maglia del Napoli

@Saverio Nappo

NAPOLI – Certo non dev’essere facile sopportare il peso dell’aspettativa degli addetti ai lavori. Peggio ancora se, tra gli addetti ai lavori, ci sono osservatori provenienti da mezza Europa. Soprattutto se, tra quelli, c’è anche un procuratore dal nome pesante: Mino Raiola. No, non dev’essere facile, almeno non deve esserlo per tutti. Qualcuno, ad esempio, nasce con una natura predisposizione all’adattamento ai carichi di lavoro, allo stress, al peso delle aspettative. Leandro Henrique do Nascimento, meglio conosciuto come Leandrinho, nasce nella provincia brasiliana, nello Stato del Paraná. È un classe ’98, non ha ancora 18 anni. Eppure ha una storia da raccontare, chilometri vissuti e, oggi, è a Napoli. Non ha ancora 18 anni e non è mai stato così lontano da casa. Non sembra avere paura, pur essendo poco più che un ragazzo. Ha la faccia pulita, la stessa espressione per ogni situazione e il talento. Molto talento. Lo avrà fiutato chiaramente Mino Raiola, in tribuna durante il Sub-17 del 2015 giocato in Paraguay. Precisamente, gli furono concessi solo 33 minuti nella sfida d’andata – secondo turno eliminatorio – contro i coetanei della Chapecoense: segnò al minuto 89, salvando la sua squadra, il Ponte Preta, da una sconfitta già scritta.

 

In quei giorni frenetici, tra il 2015 e il 2016, ha appena compiuto 16 anni quando GOAL.COM lo inserisce nella lista dei migliori cinquanta giovani del mondo assieme ad un altro ragazzo interessante che avrebbe conosciuto qualche mese più tardi, a Castel Volturno: Amadou Diawara. Ha 16 anni ma ha lasciato la sua comfort zone famigliare già 3 anni prima, rispondendo alla chiamata dell’Ituano a soli 13 anni. In un’intervista concessa all’inviato di CONMEBOL.COM, nell’aprile 2015, ammette che non è stato facile andare via da casa così presto ma lascia intendere che il futuro non va aspettato. Va rincorso. È questo che fa, Leandrinho. Non ha tempo per pensare alle distanze, alle aspettative, alla paura: lui rincorre il suo futuro, sui campi di calcio, senza curarsi troppo della maglia che indossa e a chi siede sugli spalti. Non sembra importargli troppo, alla fine del Sub-17 in Paraguay, di aver vinto il titolo né tantomeno sembra importargli granché di aver vinto la classifica dei marcatori con 8 goal con cui, di fatto, ha trascinato il Brasile U17 alla vittoria finale. Quando alza il titolo di capocannoniere, il 29 marzo 2015, allo stadio ‘Feliciano Cáceres’ di Luque ha già un accordo di massima con l’Udinese, oltre ad una serie infinita di attestati di stima tra i quali spiccano quelli del City, del Fenerbache e del Real Madrid.

 

Non si preoccupa, non va in tilt: osserva, gioca, segna e fa segnare. Intanto il tempo passa e la maglia bianconera del Ponte Preta sembra stargli troppo stretta. A Gennaio 2016 il Napoli bussa alla sua porta. Evidentemente, Giuntoli è stato sufficientemente convincente, tanto da far cadere il pre-accordo con l’Udinese, tanto da far sfumare nel nulla la montagna di apprezzamenti stellati. A Gennaio è già a Castel Volturno, il suo nome è tra quelli della squadra titolare, numero 18. Il campionato italiano, però, non è il Paulista, né tantomeno il Brasileiro: c’è da farsi le ossa con la maglia della Primavera che, intanto, non se la passa benissimo (fuori dalla Youth League, orfana di Negro passato in prestito al Latina, in serie B). Con la maglia della Primavera va a formare il nuovo attacco con un altro enfant prodige proveniente dal Gozzano. Il 4 febbraio esordisce in Liguria, contro la Samp, seconda in classifica, entrando al minuto 57. Assist per il 3-2 finale a favore dei padroni di casa. Subentrerà anche contro il Brescia, in casa, al minuto 59 (2-0). La prima convocazione nell’undici titolare arriva il 18 febbraio, in trasferta a Latina. Non si fermerà più. Un goal e un assist contro i laziali (2-2), un goal contro il Vicenza in casa sette giorni dopo (4-1), un goal contro lo Spezia (1-2), nel turno successivo.

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Al Torneo di Viareggio la musica non cambia. Leandrinho è un fiume in piena. Sembra fare la differenza anche quando gioca male, proprio come fa il suo idolo di sempre che gioca nel Barça con la camiseta numero 11 e che, non a caso, gioca nella sua stesso ruolo. Segna due goal su due contro il Bari (2-1), trascinando i compagni agli ottavi contro il Bologna. Stessa storia contro i falsinei (2-1): un goal e un assist e pass per i quarti conquistato in prima persona. Poi, ai quarti, il Club Brugge mette fine al Viareggio degli azzurrini (0-2). Non dev’essere semplice starsene così lontani da casa, diciotto anni ancora da compiere, una montagna abnorme da scalare, alla ricerca di un futuro incerto. Non dev’essere facile ma a Leandrinho non importa. Gli basta il suo talento, gli basta stare in campo e correre. Non c’è tempo per pensare al tempo che passa, alle aspettative della gente, al peso della maglia che indossi. Conta solo giocare, correre, segnare e far segnare. Il resto è solo rumore inutile che fa la paura quando s’insinua nella testa. Sei goal in 526 minuti con la maglia del Napoli, uno ogni 87 minuti: rumore che Leandrinho non sente perché sembra calmo, sorridente. Tre assist in 526 minuti con la maglia del Napoli, uno ogni 175 minuti. Senza paura.