Higuaìn lo ringrazio, davvero

Higuaìn lo ringrazio, davvero

Cosa abbiamo effettivamente visto nella doppia sfida alla Juventus, cosa ci ha detto questo doppio confronto, sul campo e sugli spalti? Ce lo siamo chiesti e le risposte che ci siamo dati non sono così scontate come si possa pensare

@Saverio Nappo

NAPOLI – Mi hanno sempre detto che bisogna riuscire a guardare le cose da un altro punto di vista per capire ciò che accade. Per capirle davvero. Bisogna guardare noi stessi che approcciamo alle sfaccettature di un contesto da un punto di vista ‘altro’, che non sia propriamente il nostro. È necessario guardare noi stessi, non utilizzando i nostri occhi, i nostri parametri, allontanandoci dal nostro retaggio culturale. Nel mio caso, come nel vostro – ne sono certo – sarebbe illuminante riuscire, ad esempio, a guardare questo Napoli e questa Napoli da un altro punto di vista. Chissà che non scopriremmo un mondo, fatto di soluzioni che non abbiamo mai immaginato a problemi che non abbiamo mai notato. La doppia sfida alla Juventus, tra campionato e coppa Italia, è stata avvolta in un alone di allerta legata chimicamente ad un fastidiosissimo perbenismo. È giusto fischiare Higuaìn, il traditore della notte di Madrid? Il bus della Juventus scortato da un intero reparto di carabinieri, vi sembra normale? Non so voi ma, di queste cose, a me non importa davvero niente. Io la Juve la considero un’unità di misura e Higuaìn lo ringrazio. Davvero.

Azione da manuale: tre tocchi consecutivi, rapidi e precisi. Solo una grande lettura posizionale di Neto nega l’epilogo migliore

 

Considero la Juventus come un’unità di misura perché ho provato a guardarla da un punto di vista lontano dal mio, un punto di vista senza confini tribali e tendente all’infinito. Alberto Ferrarini, sul suo profilo Facebook, nel corso del mesi ha scritto con una certa regolarità che l’obiettivo principale del suo assistito sarebbe stato il miglioramento lento e costante. Alberto Ferrarini di mestiere fa il ‘motivatore’ e il suo assistito, fino a qualche tempo fa, era Leonardo Bonucci. Continuava a scrivere il suo motto, diventato anche il motto del centrale difensivo della Juventus, che la vera magia è “migliorarsi di un millimetro, partita dopo partita”. Ecco, il Napoli ha un Alberto Ferrarini tra le sue fila che, però, non lavora su un singolo giocatore ma su un intero collettivo. Ecco, io vi invito a guardare a questo Napoli con gli occhi di un qualsiasi Alberto Ferrarini: capirete dove sta andando questa squadra e con quale percorso. Eppure la strada maestra la si potrebbe identificare chiaramente nelle parole di mister Sarri, abile incassatore e perfetto oratore delle sale stampa. Molti storceranno il naso pensando alle “uscite colorite” ricorrenti, che appartengono al lessico del tecnico tosco-napoletano. La mia domanda, a riguardo è: a chi importa realmente della scelta lessicale del mister? Diventiamo fruitori dell’essenziale, tutti!

Azione da manuale-1, da rivedere in loop

Come ho scritto poco fa – concludendo –, io, Gonzalo Higuaìn, lo ringrazio perché è stato in grado di unire il San Paolo due volte: con la maglia del Napoli e con la maglia della Juventus. Sono rimasto letteralmente impressionato dalla comunione d’intenti nella quale si è ritrovato il popolo napoletano. Sia prima che dopo la notte di Madrid, Napoli si è stretta in un solo abbraccio rassicuratore, capace di generare energia raggiante. Higuaìn è stato e probabilmente sarà ancora per molto il minimo comune multiplo del popolo dei fedeli della maglia azzurra. Non importa più, a questo punto, se ciò accade per puro senso di sostegno o per ‘tifare contro il traditore’. Napoli ha scoperto che appartenersi e lasciarsi attraversare dalle emozioni viscerali è cosa meravigliosa. La città si è riscoperta unita e cosciente al tempo stesso. La Juventus messa sotto per la maggior parte dei 180 minuti del doppio confronto del San Paolo è un manifesto del lavoro fruttifero, del mercato buono – ma ancora perfettibile – effettuato dalla società. Io lo vedo il miglioramento di un millimetro, partita dopo partita, come direbbe il ‘motivatore’ di Leonardo Bonucci. E ancora, io vedo la Juventus ad un palmo dal mio naso. Vedo la piazza partenopea di nuovo unita, ritrovatasi nella comunione di intenti, progressivamente lontana dal provincialismo e impermeabile all’ostruzionismo a reti unificate. Non è certo accaduto tutto per caso, ma lo scatto finale di questa trasformazione ha un nome e un cognome: Gonzalo Higuaìn. Ed io, per questo, lo ringrazio. Davvero.

Azione da manuale-2, da rivedere in loop