Juventus o meno, indipendentemente dall’avversario

Juventus o meno, indipendentemente dall’avversario

Il dominio territoriale del Napoli, pur non portando i tre punti meritati, evidenzia una realtà incontestabile che, non a caso, coincide con l’obiettivo che Maurizio Sarri ha rincorso dal primo giorno sulla panchina del Napoli: normalizzazione della supremazia tecnica e tattica

@Saverio Nappo

NAPOLI – Qualche anno fa, l’attesa di questa partita avrebbe messo in ombra tutto il resto, non c’è dubbio. Sfidare i più forti o, almeno, i più titolati del nostro campionato significava vivere un prepartita lungo una settimana, rimbalzando tra polemiche annunciate e probabili formazioni. Ansia pura, attesa spasmodica, aspettative gonfiate, enormi speranze. La verità è che, essendo cresciuto nell’epoca del Napoli esiliato nelle serie minori del calcio italiano, competere ad armi pari e battere la Juventus – o generalmente la formazione capolista in serie A – mi è sempre sembrata un’ipotesi francamente poco probabile. Ogni vittoria meritatamente conquistata sul campo, compreso quella in finale di Coppa Italia del 2012, ha assunto le sembianze di una sorta di miracolo sportivo: Davide che batte Golia, il riscatto del debole contro il potente, il popolano che supera il popolare. Messa da parte la gioia indimenticabile per ognuna di queste partite oramai impresse nella memoria oltre che negli almanacchi sportivi, mi è sempre rimasto l’amaro in bocca. Un ottimo caffè, un po’ bruciato, quel tanto che basta per rovinare il retrogusto che persiste sulla lingua, indipendentemente dal sapore iniziale.

Albiol è risultato uno dei migliori in campo. Con luiin difesa tutto va come deve andare

Mi sono sempre detto che quello era il limite principale che il Napoli avrebbe dovuto superare: eliminare i confini provinciali che, in modo inconscio, si era autoimposto. Non si trattava di giocare con coraggio indipendentemente dall’avversario di turno, era piuttosto qualcosa legato alla concezione che il Napoli aveva di se stesso. A pensarci bene, questo discorso era estendibile a tutto il contesto napoletano: squadra, tifosi, opinionisti, appassionati, raggruppati in una singola entità autolimitata. Progressivamente, la realtà è mutata, evoluta, assieme alla mia percezione di quanto stava accadendo sotto i miei occhi. Il Napoli stava superando il suo limite più grande, stava crescendo in modo costante mentre, contestualmente, miglioravano i piazzamenti in classifica, di maggio in maggio. La Juventus ritornava ogni anno, due volte l’anno, coppe a parte: riuscivo a vedere il divario diminuire a vista d’occhio. Questa partita è sempre stato il mio metro di giudizio, l’ordine di grandezza con cui misurare l’effettivo stato sportivo-sociale del Napoli. Lo scorso anno la sfida per lo scudetto è stata tangibile proprio fino allo scontro diretto allo Stadium, quando Zaza ha evidenziato forse il più piccolo divario esistente degli ultimi dieci anni di Napoli-Juventus. Lo ha fatto prima di scomparire nel nulla, spazzato via dall’acquisto di chi, a Napoli, ha scritto il suo nome nel libro dei record del calcio italiano.

Hamsik (111) è vicino al record di goal segnati col Napoli, attualmente di Diego Maradona (115)

Stagione che va, stagione che viene: campionato 2016/2017, il Napoli di Sarri, con la panchina lunga ma orfana di certezze contro la Juve di sempre, con l’uomo dei record della stagione precedente. Aspetto la Juventus, come ogni volta, per capire dove sta andando il Napoli, in che modo sta crescendo. Juventus-Napoli, 2-1, non ho avuto alcuna paura. Juventus-Napoli di Coppa Italia, 3-1, non mi è importato delle sviste arbitrali perché non ho avvertito la distanza. Napoli-Juventus, 1-1, ci siamo, il limite è quasi superato, la distanza è impercettibile. Khedira segna subito ma non c’è paura, ne sconforto. C’è consapevolezza. Mi guardo intorno, cerco sensazioni non mie sui volti della gente. Scruto, scavo nelle loro smorfie, nei loro sguardi fissi sul campo, nella loro concentrazione inscalfibile: si ha la sensazione che qualcosa accadrà, che non è impossibile, che quanto tutti sperano è normale, indipendentemente dalla Juventus. Assaporo questa sensazione di consapevolezza che non dipende dall’eventuale valore dell’avversario: ha il sapore del miele, del caffè zuccherato poco e bene, della panna sulle fragole ad aprile. Allegri dice di aver scelto «un’impostazione attendista, perché i campionati si vincono anche così». Non mente, è così, ma sorrido pensando che un’ “impostazione attendista” non prevede la rinuncia totale all’attacco.

Partenza con l’avversario che pressa alle spalle. Primo avversario inghiottito dal cambio direzionale con tocco delicato del pallone. Sfida ingaggiata 1 vs 3 sul limite alto dell’area di rigore. Secondo avversario saltato con ritorno rapido sul piede forte. Sguarda alla porta e conclusione con pallone a giro diretto verso l’angolo alto, alla sinistra di Buffon, fuori posizione. Manifesto di Lorenzo Insigne.

Ha un sapore ancora più dolce quello che Allegri non dice – e non dirà mai – mentre le domande dei giornalisti in sala stampa cercano di fare breccia nel muro che ha preparato, dentro e fuori dal campo. I numeri che spiegano l’ennesima sfida alla Juventus (potete leggerli qui, di Alfonso Fasano, ilNapolista, ndr) sono emblematici ma, nella loro imponenza, spiegano un concetto semplice. Un concetto che cercavo da anni e che ho rincorso quasi fino all’esasperazione: il Napoli impone il suo gioco, indipendentemente dall’avversario, senza alcun timore reverenziale. La distanza tecnica-tattica-psicologica è quasi completamente colmata: manca ancora un po’, ancora uno spazio impercettibile, per completare l’avvicinamento a quello che ho sempre definito il punto d’arrivo. Allegri lo sa, lo sa Maurizio Sarri. Lo sanno Marek Hamšík e Dries Mertens, Lorenzo Insigne e Raul Albiol. Riesco a vederlo nei loro sguardi l’alone di indifferenza che avvolge la loro naturale predisposizione alla creazione di gioco, di geometrie, occasioni e prospettive. L’imposizione del risultato è il prossimo limite da abbattere, l’ultima distanza infinitesima da colmare. La scala di misura è sempre quella: che il calendario riporti qui la Juventus fra due giorni esatti per il ritorno della semifinale di Coppa Italia non è una fatalità. È un’opportunità. Le opportunità, si sa, vanno sfruttate, indipendentemente da tutto il resto.

Esemplificazione di come disinnescare il blocco difensivo della Juventus in pochi tocchi. La semplicità della giocata sufficiente a superare un impianto difensivo così compatto è impressionante. Alle volte, più è semplice la giocata, più facilmente si superano linee difensive strette. La conclusione di Marek Hamsik (goal numero 111 in maglia azzurra) è imparabile.