Quanto è lontano il 31 maggio 2015?

Quanto è lontano il 31 maggio 2015?

Agl’occhi di molti il risultato di ieri sembra ordinario e lineare con il trend stagionale del Napoli. Ma basta ripensare alla stessa partita giocata più o meno due anni fa, con lo stesso obiettivo in palio, per riconoscere sufficientemente lo spessore del Napoli “sarriano”

@Saverio Nappo

NAPOLI – Era il 31 maggio 2015. Higuaìn raccolse il pallone dimenticato nell’area di rigore mentre tutti accerchiavano il guardalinee. Lo posizionò sul dischetto mentre Marchetti, qualche metro difronte a lui cercava di innervosirlo. In quel momento, Insigne era avanti la panchina, pronto ad entrare in campo. Higuaìn stava per tirare in curva il rigore maledetto che avrebbe mandato la Lazio ai preliminari di Champions League mentre Insigne rinunciava a guardare il campo, cercando riparo nello sguardo di Rafa Benitez. Due anni dopo, Lazio-Napoli (o Napoli-Lazio, non cambia molto) vale ancora l’accesso alla Champions più o meno dalla porta principale. Solo che le statue erette in onore di Higuaìn sono tutte cadute, smontate, spezzate mentre quel ragazzo che non aveva il coraggio di guardare il campo ha preso il Napoli intero per mano, senza fare troppe storie. Higuaìn non c’è più, Insigne sì. Insigne c’è e come!

Insigne è ovunque

Riguardando le immagini di quella maledetta partita di fine maggio nel quale morirono le mie speranze – come quelle di tutti – oltre alle cose ovvie, a distanza di due anni o quasi, avverto uno strano e piacevole senso di lontananza. Qualcosa che somiglia a ciò che ci fa sorridere quando riguardiamo una nostra fotografia di qualche anno fa. Ci riguardiamo con occhio critico, più maturo, certamente più consapevole e non facciamo altro che sorridere. Sorridiamo forse in modo impercettibile, magari quasi a volerci prendere in giro da soli. Ecco, vedete, penso che il sorriso sia la reazione più umana e diretta che si possa avere nel momento in cui riusciamo ad avvertire la distanza percorsa, la progressione, il miglioramento. Riguardo quelle immagini, riguardo me col cuore a pezzi e sorrido. Del presente non sorrido mai perché è tutto ancora da scrivere, con attenzione, con passione.

Insigne non sbaglia mai

Il presente dice che l’Olimpico non fa paura per niente al Napoli-di oggi, così come dice che Lorenzo Insigne è molto più che due anni avanti a quel 31 maggio 2015. Lui, ma non solo. Lo stesso Marek Hamšík è oramai il giocatore impressionante che tutti hanno sempre detto di non riconoscere in mezzo ai campi da calcio. Eretici, blasfemi! Le stesse parole si possono dire su Josè Maria Callejon che in quella dannata sera di fine maggio 2015 servì l’assist per il momentaneo 1-2. Dopo quasi due anni Josè è ancora lì che scava solchi sulla fascia destra, insostituibile per Maurizio Sarri, fondamentale per cementificare gli equilibri che compongono l’anima di questo Napoli. Solo due anni fa la Lazio evidenziava le enormi lacune del Napoli, avanti agl’occhi di settantamila persone, nel suo stadio. Sorrido. Lazio-Napoli, 0-3, 58% di possesso palla, 9 tiri nello specchio a 5, dominio territoriale per il 70% del tempo di gioco totale. Per il Napoli. Aprile 2017, del presente io non sorrido. Oggi applaudo. Applaudo col cuore gonfio di gioia.