Giustizia privata a Giugliano, legittima difesa al centro del dibattito. Qual è il limite?

Giustizia privata a Giugliano, legittima difesa al centro del dibattito. Qual è il limite?

La questione è in parlamento ma la sensazione è che si provi a curare i sintomi e non la malattia: forze dell’ordine sottodimensionate e giustizia al collasso le vere emergenze


GIUGLIANO – L’episodio di questa mattina è arrivato con drammatica puntualità, ponendo l’accento ancora una volta sul delicato dibattito della legittima difesa. A sparare è stato non un cittadino qualunque, ma un poliziotto, uno di quelli che le regole le conosce bene perché è chiamato tutti i giorni a farle rispettare. Non deve essere stato facile mantenere il sangue freddo ed avvisare ad alta voce il ladro più volte, quel ladro che con i suoi complici aveva violato la sua proprietà, prima di prendere la decisione di premere il grilletto e fare fuoco. Lo stesso ladro che pochi istanti prima – da quanto trapela dalle indagini della scientifica – aveva fatto fuoco verso di lui.

Lago Patria, via Signorelle, piena notte. La tranquillità del parco è scossa da urla e spari. In Parlamento si discute di norme sulle legittima difesa, il paese si divide tra chi ritiene giusto poter fare fuoco verso chi arreca minaccia alla proprietà privata ed alla persona, e chi invece è fermamente contro l’uso delle armi. Il poliziotto che questa notte si è trovato di fronte i tre ladri, probabilmente, non ha avuto il tempo di pensare a quale fosse la soluzione più giusta dal punto di vista etico, morale. Ha sparato, ed ora c’è una persona in fin di vita all’ospedale. Eroe o potenziale assassino, etichette in ogni caso pesanti e scomode. La legge farà il suo corso e l’agente rischia ripercussioni, ma possiamo essere sicuri che il suo stato d’animo ora sia tutt’altro che sereno.

Il suo resta però un caso atipico, quello cioè di un membro delle forze dell’ordine che per lavoro è chiamato all’uso delle armi e che – salvo smentite – ha risposto al fuoco sparando per secondo. In politica invece si discute della possibilità per tutti i privati cittadini di potersi difendere con l’uso delle armi a prescindere, innalzando così l’ipotetica asticella della legittima difesa che oggi limita in modo più o meno corretto – a seconda dei punti di vista – le possibilità di reazione. Emblematici i casi di chi, sotto minaccia di pistola, ha sparato ed ora ha i suoi bei problemi con la giustizia.

Salvinismi vari a parte, però, siamo poi così certi che una pistola in ogni casa possa portare maggiore sicurezza? E, nel contempo, ci sentiamo di condannare chi ha scelto di difendere la propria vita e quella dei propri cari decidendo di colpire – forse a morte – chi lo minaccia? La sensazione è che, ancora una volta, si provi a curare i sintomi e non la malattia: nel paese degli sprechi, delle pensioni d’oro a manager e politici, degli aiuti di stato a banche private, del business sui migranti, le forze dell’ordine sono sottodimensionate e sottofinanziate, ed il sistema giudiziario è perennemente al collasso, con la conseguenza che la certezza della pena è poco meno di un miraggio. Forse curare questi settori strategici potrebbe portare, stavolta stabilmente e nel lungo periodo, ad un paese più sicuro. Anche se tutto ciò prende meno alla “pancia” della cittadinanza e, di conseguenza, si fa più fatica a costruirci su campagne ideologiche e/o elettorali.

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