Stanno arrivando i napoletani…

Stanno arrivando i napoletani…

Troppo Napoli per questa Inter: San Siro non può che guardare la propria squadra arrendersi nella ragnatela del Napoli. Sarri, nel post partita, si schiera al fianco dei napoletani: “Dicono che siamo un popolo di sognatori e dato che io li rappresento, sono anche io uno che sogna”

@Saverio Nappo

NAPOLI – Sapete, ogni tifoso, indipendentemente dalla sua fede e dalla sua provenienza, è grossomodo simile all’altro. Certamente, le differenze tra loro stanno nella competenza calcistica, nell’attenzione ai particolari o nell’enfasi con la quale egli vivono i novanta minuti – più recupero – delle sfide che la loro squadra affronta di volta in volta. Ma potreste chiedere ad ognuno di questi tifosi di descrivervi l’evoluzione del suo stato d’animo associato all’andamento della sua squadra e lui vi fornirà con estrema semplicità le coordinate basilari per ricostruire la crescita della stessa. Si potrebbe, infine, addirittura individuare i momenti in cui la proprietà abbia agito in primis per il bene della squadra o quando le priorità siano stati il profitto o, semplicemente, il bilancio. Questa caratteristica, ovviamente, è particolarmente presente nelle tifoserie più accese proprio come quella che accompagna le sorti del Napoli. Si può addirittura individuare il grado di crescita culturale di una popolazione – di cui la tifoseria è uno spaccato – ricostruendo le personalissime reazioni del tifoso medio ai reiterati insulti ricevuti fuori casa dai tifosi avversari. Qualche tempo fa “stanno arrivando i napoletani” avrebbe semplicemente concluso un coro avverso, oggi è un contro coro, un contro sfottò e, ad esempio, è il titolo di questo pezzo.

Diawara col tacco verso Ghoulam, controllo preciso di Insigne che scala all’indietro verso Hamsik che si trova lì dove previsto, controllo con testa alta e taglio di campo rapido e rasoterra sul lato opposto per l’accorrente Hysaj, completamente libero: 4 passaggi, 5 avversari aggirati, dispositivo difensivo dell’inter totalmente disinnescato. Tutto ciò i 4 secondi e mezzo.

Seduto al mio posto, rigorosamente legato a particolari e rispettatissimi riti scaramantici, ho ammirato la prestazione del Napoli contro l’Inter, a San Siro. Ammirato, esatto. Perché se è vero che sono solito osservare in religioso silenzio, famelico di dettagli, quelli che sono i miei compagni di rituale discutono, commentano, sviscerano con commenti brevi e netti le tematiche legate ad ogni micro sequenza col quale si può sezionare la partita. Qualcuno ha detto che “le parole sono importanti” e quelle che mi accerchiano durante ogni partita mi suggeriscono i punti di collegamento del flusso di coscienza calcistico. Attraverso le loro parole, ripercorro la crescita di questa squadra. Qualcuno dalle retrovie della stanza mai abbastanza grande – lì dove guardiamo le partite – dice che «stanno arrivando i nostri anni», che «stanno per realizzarsi i nostri sogni di gloria» mai realmente avveratisi. Le loro parole sono nuove, compongono frasi che non ho mai ascoltato guardando il Napoli. Per dire, molti hanno sempre detto che «il Napoli nel momento clou della stagione, nelle partite importanti per il raggiungimento di questo o quell’obiettivo, è sempre venuto meno». Come dargli torto? Le ferite della scorsa stagione, ad esempio, si stanno ancora rimarginando. Eppure qualcosa è cambiato. Qualcosa è cambiato davvero. Lo dicono le parole, lo dicono i numeri, lo dicono le immagini che scorrono incontestabili avanti ai nostri occhi.

Zielinski (di sinistro) in verticale per Mertens che colpirà il palo con una conclusione in pallonetto su Handanovic in uscita bassa: uno solo passaggio, sei giocatori dell’Inter saltati, dispositivo difensivo perfettamente disinnescato. Tutto in due secondi netti.

Il Napoli sbanca San Siro, grazie all’undicesimo goal stagionale di Josè Maria Callejon. Sbanca San Siro in generale perché questa vittoria si affianca a quella ottenuta contro il Milan (1-2, Insigne, Callejon, Kucka) il 21 gennaio scorso. Sbanca San Siro perché la vittoria arriva senza alcuna particolare occasione concessa agli avversari, così come accadde contro i rossoneri. Tra andata e ritorno, il Napoli ha conquistato 12 punti su 12 contro le milanesi, abbattendo un record che resisteva da 85 anni (due vittorie su due a San Siro). Statistiche a parte, quello che le parole dicono meglio dei numeri è che storicamente il Napoli una sfida del genere l’avrebbe persa, dissolvendosi tra incompiute tecniche e tattiche. Solo l’anno scorso, il treno che portava allo scudetto (conteso alla Juventus, proprio fino alla sfida cruciale di San Siro contro i nerazzurri) fece la sua ultima fermata proprio alla Scala del Calcio. Dopo circa un anno o poco più (si giocò il 16 aprile 2016, ndr) guardando giocare la squadra di mister Maurizio Sarri – il Comandante o il Professore – si ha la sensazione che l’inerzia della partita non si allontani mai eccessivamente dalle mani del Napoli. Come sottolineato dallo stesso tecnico, il Napoli può mangiarsi le mani solo se ripensa ai propri errori di distrazione perché, al netto della sconfitte nette ed ineccepibili subite contro l’Atalanta – e in parte contro la Roma al San Paolo – è lì che stanno i rimpianti. Pareggi che il campo avrebbe definito come vittorie, goal subiti che hanno del paradossale rapportati alla meticolosità che contraddistingue i movimenti delle linee del 4-3-3/sarriano. Ascolto le parole che si affollano attorno a me, mentre guardo l’ennesimo capolavoro tattico. Forse hanno ragione gli “altri” tifosi d’Italia: stanno arrivando i napoletani.

Lorenzo Insigne è come se fosse circondato da una sorta di bolla fatta di convinzioni e fantasie. Lorenzo non prova la giocata, lui la completa, la realizza, esattamente come se l’è immaginata un attimo prima di metterla in atto. La sensibilità del suo piede, l’elasticità muscolare e l’esplosività gli permettono di viaggiara due tempi di gioco più veloce degli avversari. Insigne li salta, mentre stanno a guardare come paralizzati. Li confonde mentre sa esattamente dove trovare ognuno dei suoi compagni di squadra. In questo momento, è un giocatore pazzesco.