Camorra, il boss pentito: “Moxedano ci doveva 2 milioni, altrimenti era morto”

Camorra, il boss pentito: “Moxedano ci doveva 2 milioni, altrimenti era morto”

Le rivelazioni del pentito di camorra. “Ci doveva dei soldi ma lui non li aveva”


CAMORRA – C’è stato un momento in cui Mario Moxedano, ex vice presidente del Napoli ha rischiato di essere ucciso dal clan Amato-Pagano perchè doveva restituire tre milioni di euro al boss Cesare Pagano e non li aveva. Lo ha raccontato uno voce di primo piano della cosca ovvero Carmine Cerrato detto taekendò il cognato del boss e all’epoca reggente del clan insieme con Mariano Riccio. Il racconto è contenuto in un verbale del 26 maggio 2014 e contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip Mario Morra ha respinto l’arresto di 11 persone tra cui lo stesso Mario Moexedano chiesto dalla Dda di Napoli e firmando solo una ordinanza di divieto di dimora per il consigliere comunale di Mugnano, Gennaro Bove, pure lui accusato di legami con gli “spagnoli” degli Amato-Pagano.

 

Ha raccontato Cerrato:

“Mario Moxedano, il costruttore più forte di Mugnano, la sua fortuna è stato l’arrivo a Mugnano degli Amato-Pagano. Infatti, subito dopo ha fatto il Bingo nuovo, ha fatto le costruzioni di cui le ho detto parlando di Giulio. Nel 2008-2009, prima della latitanza, Cesare mi ha raccontato di aver dato a Mario Moxedano 1 milione di euro, all’1% di interessi al mese, pagava cioè 10 mila euro al mese. Il milione di euro Moxedano lo ha investito nel nuovo Bingo. Nell’ottobre-novembre del 2009, ho accompagnato Mario Moxedano a Quarto perché Mario doveva far vedere a Cesare dei progetti di costruzioni da farsi a Mugnano.  Moxedano, propose a Cesare se voleva entrare in società, perchè aveva bisogno di liquidi. Cesare rispose che essendo latitante non gli conveniva fare questa operazione, ma gli prestò 2 milioni di euro, sempre all’1% al mese. Nell’occasione, io ero presente, ho anche visto il progetto che prevedeva la costruzione di un parco con 7-8 palazzi e garage; opera non iniziata i soldi li ha consegnati Mariano, ritirandoli da Giovanni, cognato di Sasamen, quest’ultimo è il cognato di Elio Amato, persone che saprei riconoscere.

 

All’epoca dei fatti, ossia Novembre/Dicembre del 2009, il compito di Giovanni era quello di chiudere i conti delle estorsioni a Melito e Mugnano, aveva i contatti con i narcotrafficanti, per l’acquisto della cocaina e distribuzione. Deve prendersi atto che il quadro complessivo che ne scaturisce è confuso e lacunoso nel dare contezza della sussistenza dei presupposti essenziali per l’applicazione delle misure personali e reali richiesta”.

“In realtà Moxedano Mario ha usato i soldi prestati da Cesare in altro modo, ha fatto la pista go-kart dietro al Bingo di Mugnano. Ha costruito la sala slot a Fuorigrotta, che mi sembra si chiami Casinò che io ho visto su invito di Moxedano, è molto grande. Quando Cesare ha prestato i 2 milioni a Moxedano, hanno scritto un piccolo contrattino, informale, in cui dicevano che i soldi, il Moxedano doveva averli solo un anno; quindi entro dicembre del 2010 doveva restituire la somma; da dicembre del 2009 pagava altri 20 mila euro di interessi. Ha sempre pagato gli interessi ma a dicembre del 2010 io stesso sono andato da lui per la restituzione dei soldi; Mario chiese una proroga di un altro anno, perché aveva iniziato i lavori del Bingo a Pompei.

 

Poiché Cesare era detenuto la responsabilità della decisione la prendemmo io e Mariano, pensando che comunque mia sorella continuava a percepire 30 mila euro al mese di interessi. Noi infatti volevamo la restituzione dei 2 milioni di Cesare. A dicembre del 2011 è andato da Mario Russo e Ciccio, ossia Russo Francesco Paolo, perché io e Mariano eravamo latitanti. Questa volta i due furono più minacciosi perché volevamo fermamente indietro i soldi.
Mario, disse che aveva difficoltà a ritirare 3 milioni in una sola volta, per cui noi gli demmo 2- 3 mesi di tempo, minacciando un ‘azione estrema nei suoi confronti, sottintendendo che lo avremmo ucciso, cosa che in realtà non avremmo mai fatto perché volevamo i soldi, di certo lo avremmo picchiato.
Passati questi mesi Mario ci propose un pagamento rateale, ma Mariano non voleva, perché i soldi andavano messi tutti insieme in un sistema, che non doveva più essere aperto. Sistema che io non so dove sia, come ho già detto, quel che certo che tutti i soldi di Mariano e di Cesare, venivano dati a Riccio Alfonso, fratello di Mariano. Fino a quando sono stato arrestato Moxedano non ha restituito i soldi a Cesare ma ha continuato a pagare 30 mila euro di interessi. Comunque Mario Moxedano versa 12 mila euro al mese per il Bingo di Mugnano; preciso che i soldi delle estorsioni di Mugnano e Melito erano usati per pagare i detenuti; inoltre Moxedano paga 120 mila euro l’anno, che divide l’intera famiglia di sangue AMATO-PAGANO, ossia Cesare, Raffaele senior, Carmine la vecchierella, Elio, un’ultima quota la dividono a metà Pagano Carmine, detto Angioletto e Pagano Domenico Antonio. Dopo l’accordo tra Mariano ed Amato Raffaele jr. la somma la ritiravamo noi, ossia andava Baiano, direttamente da Moxedano, perché io e Mariano eravamo latitanti. La dividevamo in quote e le consegnavamo, tutta la quota Amato la davamo a Teatro Raffaele, genero di Amato Raffaele; quella di Pagano la davamo noi alle mogli dei detenuti anche mia sorella. Preciso che quella di mia sorella la teneva in mano Mariano, a disposizione di Giovanna, non saprei dire se Giovanna l’ha ritirato o è rimasta nelle mani di Mariano, o meglio del fratello Alfonso”.