Mai desiderato così tanto una narrazione

Mai desiderato così tanto una narrazione

Il campionato si è chuso con un ultimo sussulto. Il goal di Perotti a tempo scaduto ha negato al Napoli una meritata qualificazione diretta alla prissima Champions League. Nonostante ciò, la squadra ha disputato una stagione pazzesca ed ha stregato letteralmente i suoi tifosi

@Saverio Nappo

NAPOLI – Narrazione. In qualche modo, sembra essere questa la parola ricorrente della mia giornata. A pensarci bene lo è stata per tutta la stagione. Durante tutto il campionato, il Napoli mi e ci ha preso totalmente. Ha catturato l’attenzione dei suoi tifosi obbligandoli ad abbandonarsi alle dinamiche del gioco. Soltanto a quelle. Ammettiamolo, non abbiamo mai desiderato così tanto una narrazione sportiva – una partita di calcio – come sta accadendo in queste ore. Questo desidero – questa sensazione di bisogno – si amplificherà esponenzialmente a partire da domenica, quando la nostra mente si aspetterà il tradizionale fischio d’inizio, il movimento “a scalare” delle linee, i tagli di campo sugli inserimenti “magici” di Callejon o la tuta stropicciata del Mister. Dovremmo prepararci, cominciare ad accettare il fatto che se ne riparlerà probabilmente a ridosso del Ferragosto. Dovremmo prepararci sin da subito, se non altro perché domenica sarà già troppo tardi.

Dries Mertens è la meravigliosa intuizione di mister Sarri: 34 goal in stagione

Questa squadra ci ha resi strettamente dipendenti da essa. In molti ci siamo rivisti in questo o quell’atteggiamento in campo. Molti altri hanno – addirittura – assaporato qualcosa che somiglia molto al senso di “onnipotenza” generato dal minor numero assoluto di sconfitte in campionato (4 su 38 stagionali). Tutti questi sentimenti mi e ci sono risultati nuovi. Quelli che erano già adulti negli anni d’oro del Napoli del “mas grande” hanno spolverato i vecchi vessilli riposti in qualche scatolone durante gl’anni dell’oblio riportando, con essi, alla luce la passione, le emozioni, le aspettative, il senso di appartenenza. Questa squadra ci ha resi strettamente dipendenti della sua narrazione. Una narrazione che è sua, a suo completo arbitrio, sulla quale non abbiamo alcun potere. Come ogni dipendenza, l’assuefazione è legata alle sostanze e alle sensazioni che generano. Il Napoli ci ha drogati tutti, ammettiamolo. Ha stordito anche le nuove generazioni, strappandole alla fidelizzazione indiretta alle squadre del nord.

Lorenzo Insigne ha firmato il rinnovo a vita con il Napoli: 20 goal in stagione per lui

C’avete fatto caso? Ho utilizzato la parola “squadre” al posto di “squadroni”. Perché il Napoli, questo Napoli, è anch’egli uno squadrone, con una sua identità precisa, un suo appeal, una sua forza, un suo potenziale. E una sua narrazione, appunto. La “rivoluzione sarrista”, così come in tantissimi abbiamo cominciato a chiamarla, è proprio qui: è stata creata una narrazione che riuscisse a rapire ondate di tifosi, staccarli dai divani e riportarli negli stadi. Ma non solo. Al Napoli poco importa dove si trovino i tifosi quando scende in campo: il Napoli ha fatto in modo che il tifoso sia presente comunque, come se non potesse farne a meno. Ho osservato i miei amici. Come se stessimo osservando ad un match di tennis, imbambolati ed estasiati ogni volta abbiamo seguiamo il pallone con lo sguardo, aiutandoci con movimenti perfettamente sincronizzati della testa. Tutti a sinistra, poi in alto, poi a destra, poi in basso. Cambio di campo, tap-in, affondo, ripiego, triangolazione, raddoppio, half-spaces, palla a terra sono diventati parte integrante del nostro lessico, invadendo anche la schiera del mondo extra calcistico.

Maurizio Sarri è il vero artefice di questa narrazione nuova e prorompente

Li abbiamo lasciati fare. Perché ci siamo sentiti bene. Ci siamo gongolati, ci siamo lasciati cullare dalle idee di bellezza, di coerenza, di vittoria. Il significato di “tranquillità” ha invaso i nostri vasi sanguigni e quando ce ne siamo resi conto, non c’era più niente da fare. Il Napoli ci ha portati con se, con la sua narrazione sul campo, di campo in campo. Ho sentito dire “che peccato che sia già finito” o “ci siamo quasi“. Ho sentito tristezza e gioia, malinconia e desiderio in queste frasi pronunciate qualche secondo dopo il triplice fischio di Samp-Napoli. Ennesima vittoria incontestabile, ennesima dimostrazione di superiorità tecnica e tattica. Avrei voluto salutare questa squadra dal vivo, a Marassi. Avrei voluto abusare dell’ultima dose di narrazione prima del grande vuoto. Niente da fare, un questore già proiettato alle vacanze ha costretto tutti alla tv. Magra consolazione. Qualche minuto dopo la fine del campionato, è stata la tv a darci l’ultima dose di narrazione, quella di cui tutti avevamo bisogno.

Come un motore perfetamente oleato, ogni componente si muove in modo perfettamente sincronizzato. In questa rete – quella dello 0-3 contro la Samp a firma di Marek Hamsik, si intuisce perfettamente che impatto abbia avuto la “rivoluzione sarrista” sul collettivo: ogni interprete partecipa attivamente alla manovra conscio che il compagno di turno effettuerà al giocata giusta, al momento giusto, nel punto giusto. Mi ricorda una vecchia pubblicità della Nike con il Brasile e la narrazione dello “Joga Bonito”

Record di goal segnati in trasferta (50), record di goal segnati in una stagione, in tutte le competizioni (115), record societario di punti in una stagione (86), record societario di punti in trasferta (43), record societario di vittorie in trasferta (13), record societario di vittorie in campionato (26), minor numero di sconfitte in campionato (4), minor numero di sconfitte in trasferta (2), prima vittoria di un girone di Champions League, unica squadra europea con quattro giocatori in doppia cifra di goal segnati (Mertens, Insigne, Hamisk, Callejon). Sarebbe bello svegliarsi a Ferragosto, con la smania che ti prende quando manca davvero poco al fischio d’inizio. Una nuova stagione, la ripresa della narrazione nella quale non possiamo fare a meno di lasciarci andare. Cantava Bruno Martino: «Odio l’estate/che ha dato il suo profumo ad ogni fiore/l’estate che ha creato il nostro amore/per farmi poi morire di dolor/Odio l’estate».