Camorra, 625 anni di carcere per gli affiliati al clan D’Amico

Camorra, 625 anni di carcere per gli affiliati al clan D’Amico

Nell’organizzazione le donne hanno spesso lo stesso potere degli uomini.


NAPOLI – Sessantasette imputati condannati e  nove assolti. Questa la sentenza di ieri prt gli esponenti della camorra del rione Conocal di Napoli: 625 anni di carcere complessivi per capi, gregari e spacciatori del clan D’Amico di Ponticelli. È il giudice Alessandra Ferrigno a leggere il dispositivo in un’aula silenziosa. Elenca i nomi degli imputati uno alla volta, indica le singole condanne che tengono conto della diminuente prevista dal rito abbreviato, e per qualcuno della continuazione con precedenti sentenze. La condanna più severa- come riporta ilmattino.it- è per i capi della famiglia: 20 anni di carcere a D’Amico Antonio, Carla, Carmela, Giacomo, Giuseppe. Nel clan le donne avevano lo stesso potere degli uomini. E quando fratelli e mariti erano in carcere erano loro a gestire affiliati, soldi e affari illeciti.

«Ora la camorra la facciamo noi… ora è peggio: ci stanno le donne» si ascolta in una delle intercettazioni al centro delle accuse. «Esternamente sono femmina ma dentro mi sento un uomo. Non sono la guagliona di nessuno, non ho mai fatto la guagliona di nessuno» diceva Nunzia D’Amico, detta la pasilona, uccisa in un agguato a ottobre 2015, alcuni mesi prima che scattassero le manette per gli esponenti della sua famiglia e del suo clan. A sedici anni di reclusione è stata condannata Anna Scarallo, moglie del boss D’Amico, e un’altra ventina di imputate sono state condannate a pene che variano dai 12 ai tre anni di reclusione.

Per il rampollo Christian Marfella il giudice ha stabilito la condanna a dieci anni e otto mesi di carcere. Per tutti gli altri imputati le condanne oscillano tra i 17 e i due anni e mezzo di reclusione. Al collaboratore di giustizia Raffaele Stefanelli sono stati irrogati otto anni di cella, concedendo le attenuanti della collaborazione.